Il giusnaturalismo e le palle dei cattolici.

Dopo lo scorso articolo, quando facevo notare che l’idea moderna di “diritti” non solo non e’ cattolica, ma e’ profondamente anti-cattolica, un sacco di saccenti farlocchi pseudocattolici sono arrivati qui a spiagarmi la barzelletta del “diritto naturale” cattolico. E dico barzelletta, perche’ nella storia della filosofia non si e’ mai visto un simile ammasso di stronzate inconsistenti tenute insieme con ragioni del tutto contraddittorie. Se il “diritto naturale” dei cattolici fosse stato proposto in un tema di liceo in qualsiasi scuola precedente alla riforma Berlinguer, il voto sarebbe stato circa 3– . Ma andiamo per ordine.

L’idea che il diritto dovesse avere delle fondazioni nelle leggi naturali non e’ un’invenzione cattolica. Aristotele , Socrate e Platone parlano della  dikaion physikon, anche se il buon Tommaso d’Acquino ha cura di stravolgerne la traduzione per nascondere il fatto che Aristotele intendeva per legge naturale una legge politica, e in una teocrazia repressiva come quella cattolica  questa idea non andava forte.

Anche i romani avevano la loro idea di ius naturale, nel senso che arrivavano a classificare le leggi in leggi che semplicemente seguono il corso della natura (tutti cercheremo di non morire di fame, ognuno di noi tentera’ di preservare i propri cari dal male, etc) da una legge piu’ politica, legata maggiormente alle esigenze complesse dello stato.

Questa classificazione ebbe una notevole importanza nel diritto romano, che infatti tendeva ad accondiscendere ai bisogni “naturali” dell’uomo, e venne completamente stravolto da Tommaso d’Acquino, che da bravo cattolico era in cattiva fede. Egli stravolse (con una pessima traduzione, tanto avevano loro il monopolio delle traduzioni dal greco) il concetto di diritto naturale di Aristotele, arrivando a fargli dire che il diritto naturale non puo contenere la legge divina, che quindi lo completa. Immagino che Aristotele abbia fatto un paio di goal in rovesciata dalla tomba, ma questo fa capire quale sia l’atteggiamento della chiesa verso il giusnaturalismo: lo si accetta perche’ menti piu’ fini lo hanno teorizzato ed e’ troppo complesso da rimuovere dalle menti, ma lo si stravolge raccontando palle. As usual.

Naturalmente, la chiesa aveva anche un altro problema: la legge naturale cosi’ come teorizzata inizialmente era focalizzata con i desiderata, cioe’ con gli obiettivi dell’uomo, quelli piu’ naturali. Poiche’ essi non coincidevano strettamente con la morale cattolica, essi imbastardirono ancora di piu’ la teoria focalizzandosi sull’etica anziche’ sui risultati. Morale: gli animali si accoppiano perche’ vogliono farsi una famiglia, in quanto la legge divina che lo vuole diviene legge naturale. In pratica, sostengono un sofismo scrivendo un ragionamento circolare: non avendo alcuna professoressa di liceo che li bastonava come dovuto, non hanno mai dovuto portare la materia a settembre, come avrebbero meritato per una simile catastrofica ignoranza.

Passano gli anni, Irnerio fonda la sua scuola basata sugli scarabocchi scritti a lato delle pagine dei libri di legge(1) , e scopriamo che (con la benedizione della chiesa) anche la servitu’ e’ una legge naturale. E’ naturale, secondo il diritto naturale cattolico, che gli uomini abbiano un capo, che al capo debbano obbedire, e che desiderino essere torturati o mutilati per suo capriccio perche’ questo e’ il posto che la legge naturale assegna loro.(2)

Ad un certo punto arriva la riforma , e con essa la controriforma, e a Trento si celebrano i funerali del pensiero cattolico, che da quel momento e’ solo una serie di penose variazioni sul tema, senza piu’ proporre nulla di nuovo. Poiche’ il mondo procede e la storia non si ferma perche’ lo decide il papa, allora altri pensatori portano avanti il tema della legge naturale.

E qui siamo al giusnaturalismo moderno, che NASCE CON L’ ILLUMINISMO.

Da’ inizio alle danze Hobbes, in buona compagnia di altri filosofi protestanti, quali Jeremy Bentham. Poiche’ le idee di questi signori sono, come dire, un “pelino orientate a quello che oggi chiameremmo pensiero forte” nasce anche un giusnaturalismo liberale, con filosofi (non cattolici) come Hugo Grotius, John Locke, e da qui si arriva alla costruzione ILLUMINISTA francese, che considera la legge naturale fondata su tre principi:” liberta’, uguaglianza, fraternita’”.

Niente di tutto questo viene dal mondo cattolico, che era ancora fermo al diritto di Irnerio, scondo il quale il diritto “naturale” comprendeva ancora i servi, i vassalli, i nobili, il primo ed il secondo stato.

Segue a tutto questo il periodo della cosiddetta “legge naturale positivista”, che oltre ai precetti dell’ illuminismo inserisce un nuovo principio: in quanto tale, l’essere umano e’ depositario di diritti la cui conoscenza ed il cui sviluppo non possono che aumentare col progresso. Se gia’ l’illuminismo definisce la legge naturale come “auto-evidente”, cioe’ del tutto staccata dal diritto divino, il positivismo giuridico afferma che il progresso consista nell’investigare tutte le “auto-evidenze” relative ai diritti della persona, e nel riconoscerle mediante la legge.
faccio notare che QUESTO e’ il concetto di diritto che ha l’uomo moderno: tu hai diritti IN QUANTO ESSERE UMANO, e non perche’ qualcuno (dio o la politica) te li hanno concessi.
Lo dico perche’ i diritti individuali sono il babau sia per i cattolici che per la sinistra, e solo nel mondo liberale hanno trovato la loro sede naturale. La sinistra manca completamente di un’idea di diritti individuali perche’ non considera i diritti come una auto’evidenza relativa all’esitenza dell’essere umano, ma come un’affermazione politica. La sinistra non distingue il godimento dei diritti dalla loro esistenza, in quanto il pensiero materialista considerebbe “ideologia” l’ “esistenza” di un diritto auto-evidente e teorico. Di conseguenza, poiche’ il modo con cui le classi private dei diritti arrivavano a goderne mediante la lotta politica, la sinistra NON concepisce che esistano dei diritti che la persona possiede perche’ e’ una persona: i diritti sono atti politici, il loro godimento e’ di per se’ un atto rvoluzionario, ed essendo diritti politici l’entita’ politica che rappresenta le persone gestisce anche i diritti. E potrebbe anche toglierli.
Allo stesso modo funziona l’idea cattolica di diritto naturale. Il diritto naturale viene scritto dai cattolici assumendo che sia naturale la teologia, e da quel momento l’uomo non e’ piu’ titolare di quei diritti, che vengonogestiti da Dio. Insomma, t hai diritto alla vita perche’ lo dice Dio e finche’ lo dice lui, se lui anche per capriccio dovesse decidere il contrario, non esiste alcuna auto-evidenza cui appellarsi per sostenere di aver diritto alla vita. Sulla base di questo, il diritto del vaticano ammette ancora la pena di morte, anche se non puo’ (piu’) applicarla. Gli ultimi papi dello stato della chiesa facevano fucilare i patrioti italiani basandosi su questo “diritto naturale”: poiche’ era diritto “naturale” che il Papa facesse i suoi porci comodi, chi gli si metteva contro era contro Dio e la Natura (cioe’ Dio) e quindi in nome di Dio gli si poteva togliere il diritto di vivere, contravvenendo al comandamento “non uccidere”.
In maniera molto schematica, posso riassumere tre tipi di “diritto naturale”, sulla base dell’origine dei diritti, sulla loro forza, sugli enti prevalenti che possono agire in deroga a quel diritto, cioe’ che possono violare i diritti.

Tipo Titolare del diritto Ratio del diritto Deroghe del diritto
Cattolico Dio Dio concede a suo capriccio il tale diritto. Sia Dio che i suoi rappresentanti  in terra possono violare i diritti delle persone se lo credono “morale”.
Socialista Lo stato e/o il partito. I diritti sono atti politici il cui godimento e’ militanza e rivoluzione permanente. Sia il partito che lo stato, a seconda delle esigenze politiche, possono negare o violare i diritti della persona.
Liberale Il singolo essere umano. I diritti sono un’autoevidenza che discende dal fatto materiale che l’essere umano esiste in vita. Nessuna. Il diritto e’ inaliebabile ed irrinunciabile, insensibile allo stato , alla politica e alla religione.

va da se’ che tutti noi moderni ci riconosciamo nella terza categoria di diritti, con la sola esclusione di chi milita nella sinistra moderna, e ritiene che la ratio politica possa portare alla negazione dei diritti: per esempio, e’ quello che fanno quando vanno al potere e non fanno una legge che favorisca i gay. Essi credono nei diritti dei gay, ma essendo diritti politici il partito puo’, per sua scelta ed a seconda della convenienza politica, decidere di soprassedervi. La sinistra NON ha alcuna idea di diritti individuali, che nel mondo della cultura di sinistra discendono esclusivamente dalla politica, e quindi la politica puo’ ridefinirli , obliterarli o violarli a seconda della convenienza del partito.(o , se il partito e’  al governo, dello stato).
Il senso di fastidio che il moderno prova di fronte a questa concezione e’ dovuto essenzialmente al fatto che tutti siamo, consciamente o meno, allineati con il terzo tipo di concezione, che e’ quella liberale. Anche coloro che si dicono cattolici, dal momento che i farfuglianti rimasugli del diritto medioevale di Irnerio (che prevedeva, lo ripeto, i nobili, i vassalli ed i servi, e giustificava la tortura e la vessazione verso le classi inferiori) possono essere spacciati per “diritto naturale” al posto di quello illuminista solo grazie alla profonda ignoranza dei cattolici stessi.
In generale, possiamo fare una simulazione e vedere come sarebbe stata la sentenza della “corte europea” a seconda delle tre concezioni di diritto:

    • Cattolico. La corte avrebbe sentenziato che poiche’ l’esistenza della Chiesa, del Papa, dei sottomessi e dei potenti e’ una legge generale, ad essa deve piegarsi il diritto di ognuno , per cui e’ naturale che i bambini non cattolici SUBISCANO la gerachia “naturale” del mondo, che vuole il Dio cattolico in cima, una classe di potenti a fare da intermediario, ed i sudditi/servi che obbediscano e se non sono d’accordo SUBISCANO. E avrebbe quindi imposto il crocifisso.
    • Socialista. La corte avrebbe sentenziato come ha sentenziato, ovvero dicendo che in sede politica sia possibile discutere dei diritti dei singoli, ergo occuparsene, ed essendo per ragioni POLITICHE la corte competente a decidere, impone che i crocifissi siano tolti, anche se di per se’ stesso togliere qualcosa a tutti non equivale alla migliore uguaglianza, ma alla peggiore.
    • Liberale. Una corte liberale avrebbe semplicemente considerato se’ medesima non competente a decidere se o quale simbolo appendere al muro, e per raggiungere un livello di uguaglianza piu’ positivo possibile avrebbe disposto un muro scolastico ove sia possibile PER TUTTI appendere il proprio simbolo religioso preferito.

Tutte e tre le interpretazioni sono definite dai loro sostenitori come “diritto naturale”. Il piu’ moderno e’ il diritto che ho chiamato “liberale”, che essendo anche positivista si sforza di raggiungere lo stato di uguaglianza meno vessatorio possibile e piu’ “positivo” possibile, permettendo a tutti di esprimere il piu’ possibile la loro fede religiosa, e limitando al limite i conflitti.
Il secondo, che appare come equo solo perche’ infligge il medesimo divieto a tutti e’ quello socialista, che pero’ raggiunge l’uguaglianza semplicemente ponendo un identivo divieto su tutti, ovvero raggiunge uno stato di uguaglianza con il minimo godimento del diritto di espressione. Esso e’ un diritto equo ma, come  quello cattolico, e’ ancora  vessatorio. Esso piace a seconda della militanza, in quanto persegue un’idea politica dei diritti, ovvero definisce i diritti come risultato della politica di una certa fazione.
Infine c’e’ il diritto “naturale” dei cattolici, ovvero un nome affibbiato al vecchio diritto naturale stoico . Esso e’ iniquo perche’ stabilisce un gruppo che puo’ esprimere i propri valori piu’ di altri, ed e’ vessatorio perche’ toglie il diritto che assegna ad un gruppo a chi non vi appartiene.
E’ indubbio che l’uomo moderno oggi sia diviso, in gran parte, tra l’idea “socialista” di diritti (anche se la componente vessatoria sta facendo perdere consensi a questa ideologia) e quella liberale, che invece acquista consensi perche’ priva della componente vessatoria.
Ripeto: l’uomo moderno, se non in percentuali piccolissime, ha abbandonato il concetto di “diritto naturale” medioevale, ovvero quello della chiesa, per abbracciare una delle due concezioni moderne.
Oggi, sul piano filosofico ed ideologico, quando si parla di “diritti” la chiesa non ha piu’ nulla da dire, se non sforzarsi di applicare uno strato cosmetico di falsita’ su un diritto, il diritto naturale cattolico, che di per se’ permette ancora la tortura (la legge naturale pone il corpo in antitesi con lo spirito) , la violenza carnale (e’ naturale che la donna sia sottoposta all’uomo) , il possesso del corpo femminile da parte del marito (la donna viene da una costola dell’uomo, ergo gli appartiene) , la vessazione (e’ naturale obbedire al capo anche obtorto collo) , la servitu’ (e’ naturale che esistano padroni e servi) e la nobilta’ (il Papa e’ sovrano, ergo e’ naturale che ci sia il re coi suoi principi, come i cardinali) .

Ovviamente i cattolici si sforzano di non metterla cosi’ brutale perche’ apparirebbe chiaro quanto antimoderni siano i loro ideali di “diritto naturale”, ma basta scavare con qualche strumento acuminato come la logica per trovare il medioevo sotto le loro idee in tema di diritti; idee  che non si sono piu’ mosse di una virgola dopo il concilio di Trento.
La sconfitta filosofica della chiesa e’ testimoniata proprio dal fatto che tutti i suoi sforzi sono dedicati a rendere accettabile un ammasso di arcaiche stronzate al palato dell’uomo moderno, che invece desidera una concezione liberale dei diritti.(3) Ovviamente il risultato e’ un ammasso di librame buono per accendere la stufa, con il quale si sforzano di passare una patina liberale su fondamenta profondamente medioevali. Sgamarli tuttavia e’ facilissimo, semplicemente perche’ tutta la loro concezione di diritti non puo’ accettare la prevalenza dei diritti della persona su quelli della loro organizzazione, ed un qualsiasi esempio che metta in contrasto un singolo diritto individuale con la piu’ piccola esigenza economica della loro chiesa rompe la patina di belle parole e mostra l’orrore in tutta la sua nauseante foga sadica. (4)
Una cosa ai commentatori: vedo che diversi di voi si sforzano di postare minchiate neoguelfe nei commenti. Ovviamente, venite censurati. Perche’ io ho una particolare concezione di diritti naturali, che sono , diciamo la corrente “darwinista” della concezione liberale:
Nessun diritto ti puo’ essere tolto, a patto che tu non sia un fesso.

Sfortunatamente, su questo blog decido io chi e’ il fesso.

E’ il diritto naturale 2.0, darling.

Uriel

(1) Le chiamavano “note”. Immagino che abbiano dovuto lavorare un pochino per togliere tutti i “Cunni quippe boni” , “Marilena peripatetica est”, lasciati dagli studenti,  ed altro, prima di farci dei veri libri di diritto.

(2) La ratio di ragionamenti del genere partiva dall’idea che se nel disegno divino la pecora e’ fatta per essere mangiata, allora e’ legge naturale che lo sia, e pertanto e’ cio’ che ogni buona pecora deve desiderare. Ergo, lo stesso deve accadere ai vassalli ed ai servi. Trovate una spiegazione esemplare di cosa succederebbe se questo fosse vero in “Ristorante alla fine dell’universo” di Douglas Adams, quando la mucca si presenta al tavolo consigliando come sarebbe meglio cucinarla e quali parti di se’ presume siano prelibate.

(3) In un certo senso e’ quello che fa il “new labour” che si sforza di rendere accettabile ad un uomo moderno,  che legge i diritti in maniera liberale, un’idea politica dei diritti.

(4) La definizione di “potere” del cattolico e’ semplicemente la capacita’ di vessare qualcun altro. O meglio: la “libidine” di vessare qualcun altro. Unito alla loro concezione di diritti, il cattolico moderno e’ semplicemente un individuo che gode nell’esercitare una qualche vessazione su qualcuno di piu’ debole. Faccio notare che non e’ sufficiente la potenza di esercitare vessazione per descrivere il cattolico, ma occorre anche la relativa libidine. In questo sono abbastanza simili ai militanti di sinistra, e non e’ un caso se entrambe le idee di diritto contengano una componente vessatoria: esercitare l potere inteso come capacita’ di vessare gli altri produce loro godimento; quella di sinistra e’ piu’ equa, ma recupera in libidine perche’ l’equita’ si realizza vessando al massimo tutti, allo stesso modo.