Il divorzio.

Prima o poi doveva succedere, e dopo un paio di guerre finanziarie e’ successo. Alla fine, per la prima volta si combatte un conflitto nel quale gli interessi di USA e UE sono opposti, e questo sancisce l’inizio di una (credo) lunga procedura di divorzio tra USA e UE. Il che significa una cosa molto brutta per gli inglesi, btw.

Andiamo alle prime “primavere arabe”, quando c’e’ da intervenire in Libia e gli USA hanno gia’ attivato due incrociatori ed una portaerei, quando improvvisamente gli USA cambiano idea e lasciano francesi, inglesi e – di rimbalzo – italiani a gestire il problema.
Che cosa e’ successo? E’ successo che in Africa c’e’ un’avanzata islamista , molto sofisticata (al punto che nei paesi mediterranei si sono travestiti da movimento democratico per non essere colpiti subito da sanzioni) , comandata dall’ Arabia Saudita. I Sauditi sanno che gli Stati Uniti hanno raggiunto l’indipendenza petrolifera e intendono mantenerla, e stanno investendo gli enormi depositi ottenuti dalla vendita di petrolio finanziando l’espansione degli islamisti in Africa.
Hanno finanziato, a dire il vero, anche i ceceni e altri movimenti nel caucaso, ma si sono trovati di fronte ad un certo professionismo nel reprimere minchioni. Persa la partita caucasica, i sauditi si sono concentrati sull’ Africa.
E ora torniamo al momento delle primavere in Algeria, Egitto e Libia, in particolare Libia. Stavano per intervenire anche gli americani, ma improvvisamente se ne pentono e fanno retromarcia.
Perche’? Perche’ e’ arrivato lo stop da Riad. I sauditi hanno deciso che avrebbero dovuto vincere gli islamisti.
Poiche’ gli USA soffrirebbero troppo se i sauditi ritirassero gli investimenti che hanno nel mercato azionario e immobiliare americano, e poiche’ i sauditi sono l’UNICO paese nella zona che lasci tenere loro delle basi stabili -nemmeno Israele e l’ Egitto lo lasciano fare – il risultato e’ che risultano troppo comodi anche strategicamente.
Ma c’e’ un piccolo problema: a furia di espandersi, gli islamisti stanno toccando interessi francesi. A nord del Mali c’e’ l’ Algeria, ove i francesi hanno interessi in campo energetico, a Est c’e’ il Niger, ove i francesi hanno grossi investimenti minerari, a sud c’e’ la costa d’avorio, ove i francesi hanno grossi investimenti agricoli, cosi’ capite che il Mali per i francesi e’ importante.
Ed e’ per questo che i francesi si stanno impegnando in questo scontro, appoggiati apertamente dai tedeschi, che promettono supporto logistico: di fatto, per la prima volta, c’e’ una guerra che gli europei vogliono fare e gli americani no, e degli europei la fanno.
In un certo senso era nell’aria, perche’ chiaramente dopo la guerra finanziaria che c’e’ stata ed il modo in cui l’hanno combattuta , era chiaro che tanto amici non si sarebbe piu’ stati.
Cosi’, interessi sempre piu’ divergenti portano ad una contrapposizione militare sempre piu’ chiara, e oggi siamo ad una situazione di stallo tattico: gli USA subiscono pressioni dai sauditi per lasciar espandere i loro islamisti in Africa, con la minaccia di veder cacciare le basi dall’ Arabia Saudita.
Sia i francesi che la UE – che sta valutando se appoggiare logisticamente l’operazione – invece si schierano per una guerra cui gli USA SONO CONTRARI.
Non che gli USA siano dalla parte degli islamisti: se vincessero, e’ facile che i terroristi si rafforzerebbero, e non si capisce bene in quale stato culturale piomberebbero gli USA se venissero colpiti di nuovo da un grosso attentato. Un secondo undici settembre e’ semplicemente una situazione dall’esito imprevedibile, perche’ se il primo ha cambiato radicalmente la politica americana, nel caso ne avvenisse un secondo nessuno sarebbe sicuro dell’evoluzione politica degli USA.
D’altro canto, non possono neppure schierarsi apertamente coi francesi, perche’ le basi in Arabia Saudita gli servono troppo come appoggio logistico, anche in una eventuale ottica di scontro con l’ Iran.
Cosi’ Obama sceglie una via che gli e’ congeniale, l’ isolazionismo, e si limita a lasciar fare ai francesi, anche se sa bene che le intenzioni francesi in quella zona, in caso di vittoria, non comprendono la divisione della torta con gli americani.
E’ sempre piu’ chiaro da molti segnali – Obama e’ venuto poco in Europa e molto in Asia e medio oriente, e lo stesso per la Clinton – che UE e USA hanno preso strade diverse, e oggi siamo arrivati al PRIMO scontro davvero militare nel quale gli usa vorrebbero NO e la ue vuole SI. E la UE , sotto forma di francesi (con l’appoggio politico di Bruxelles, che vuole inviare soldati “europei”, non si capisce chi siano) , va a combattere.
Ovviamente questo non significa che si fara’ una guerra atlantica da qui a dieci anni, perche’ il divorzo sarebbe una cosa lunga. Gli USA hanno basi anche in europa, e al discorso delle basi -che aumentano il loro potere di proiezione- sono molto sensibili: cosi’ come non vogliono perdere le basi in Arabia Saudita non vorrebbero perdere nemmeno quelle in europa, per dire.
Si tratta di un punto di non ritorno, nel senso che e’ la prima volta che un intervento danneggia gli interessi USA irritando un loro prezioso alleato e tuttavia l’operazione va avanti ugualmente. Ovviamente si tratta di un conflitto piccolo, di un primo passo, fatto per testare le reazioni. E’ difficile pensare che non sia pensato, dal momento che all’indomani dall’attacco sia Bruxelles che i tedeschi hanno promesso supporto logistico, confermando quindi la matrice “europea” dell’intervento.
Esso fa il paio con lo sviluppo intensivo di droni che sta avvenendo in europa, con lo sviluppo di un bombardiere UAV europeo,  al ritiro dell’ oro di stato tedesco dalle localita’ americane , e via andando: piano piano gli interessi si stanno dividendo.
Adesso e’ capitato che gli interessi si siano scontrati, e per ora i francesi hanno agito senza particolari disturbi.
Che genere di roadmap ci aspetta? Probabilmente funzionera’ cosi’:
  • Gli USA proporranno qualche accordo commerciale con la UE, che garantisca scambi commerciali , in modo da svincolare il piano politico da quello economico. In questo modo non si ha piu’ un “occidente” ma due blocchi distinti che commerciano, ognuno coi propri regolatori interni. Questo mitighera’ la possibilita’ di nuove guerre, di cui il commercio e’ calmiere.
  • Un progressivo sganciamento della macchina militare NATO, un ridimensionamento delle basi e una ricollocazione della produzione militare USA.
  • UN aumento della spesa militare europea, e specialmente un aumento di sistemi d’arma prodotti interamente in  UE. La spesa militare europea si svolge al proprio interno.
  • Un cambiamento di dottrina militare in europa, che differenzia regole di ingaggio e di intervento, rispetto all’ LoAC americano, e in europa privilegia lo scontro tattico insidioso. Si arriva ad una dottrina UE diversa e per molti versi incompatibile con quella NATO.
  • Arrivati a questo punto, arriverebbe l’inizio di una alleanza esplicitamente militare in europa, e il progressivo ritiro delle basi USA dall’europa, sino alla chiusura.
  • Si fa un trattato di cooperazione su terrorismo e intelligence -che significa tutto e niente , e il divorzio e’ sancito.
Questo e’ un processo ventennale, a meno che non intervengano conflitti regionali che rendano evidenti le divergenze di dottrina politica. 
Il problema e’ capire quali “conflitti regionali” possano accelerare il processo. Essenzialmente le zone sono tre:
  • Il sud. Tutto il Maghreb e il nordafrica si prestano benissimo ad una divergenza di dottrina tra paesi UE e USA.
  • Est: Siria, Iran e Pakistan sono delle polveriere, e USA ed UE hanno opinioni divergentissime a proposito.
  • Nordest: la Bielorussia e’ instabile e puo’ saltare in qualsiasi momento. Anche paesi come Ukraina e Moldavia sono in bilico ormai da anni. In caso di collasso della Bielorussia, e’ abbastanza difficile pensare che gli USA e la UE vogliano la stessa cosa. La UE vorra’ usare la nuova bielorussia per avvicinarsi alle risorse russe, senza contare gli interessi sul Baltico, mentre gli USA vorranno usarla per dividere i due blocchi.
Credo che entro una decina di anni in una di queste zone si avra’ un conflitto che mettera’ in forte attrito i paesi europei e gli USA. E dopo questo evento francese, c’e’ da pensare che la UE tentera’ di andare per la propria strada infischiandosene degli americani. (come del resto si fece per la Georgia, per via della quale gli USA volevano ritorsioni economiche UE).
Credo che un calendario del genere, anche se apparentemente ventennale, debba essere considerato poco piu’ decennale, almeno in misura in cui probabili eventi costringeranno i due blocchi a prendere posizione.
Nell’ottica di un divorzio inevitabile, e tutto sommato pacifico e consenziente – vedremo i contenuti di un eventuale patto commerciale UE-USA – bisogna rivedere la lettura del messaggio USA agli inglesi.
Se si intende divorziare, si devono dividere gli spazi di influenza. Per gli inglesi di Cameron, era molto piu’ semplice rimanere piu’ cugini degli USA che europei d’oltremanica, dal momento che difficilmente il governo americano avrebbe ingerito nella politica interna inglese quanto Bruxelles coi suoi regolamenti.
In tal caso, gli inglesi sono interessati a fare da “ponte”, ma l’eventuale comparsa in scena di un accordo commerciale USA-UE li metterebbe di lato, a tutto vantaggio degli USA.
Cosi’, la mossa USA nei confronti degli inglesi sarebbe stata qualcosa come “qui non c’e’ trippa per gatti, bussate ad un’altra porta, vi conviene farvi una ragione della cosa e diventare europei“.
In pratica, USA e UE divorziano, e il cane se lo deve tenere la UE.
Ovviamente si tratta di previsioni di lungo termine, quindi lasciano il tempo che trovano. Tuttavia, se per caso dovesse arrivare un trattato commerciale USA-UE, la cosa diventerebbe MOLTO sospetta.
Uriel