Il crepuscolo della felicita’.

C’e’ una persona che ha scritto un post, (lo leggete qui) sulla gioia, cui vorrei rispondere per esteso. Lo dico perche’ in realta’ analizzando le cose si nota che l’ Italia in generale ha perso non tanto la gioia -l’ Italiano gioisce- ma la capacita’ di essere leggero, e di essere felice. Duole dare ragione alla tesi di Eco nel Nome della rosa, ma e’ come se ogni autorita’ italiana fosse terrorizzata di essere sepolta da una massa di risate.

Facciamo quindi prima a partire dalle cause. In Italia esiste un concetto, che e’ quello di autorita’, che e’ mutuato da quello della religione. Questo significa che la persona autorevole, o l’autorita’ in genere, cercano di sostenere di avere un compito tremendamente serio, che’ un compito carismatico: carismatico nel senso di trasfigurante. Il poliziotto dice di essere lo stato, il prete dice di essere la chiesa, quando non dio, ognuno non fa altro che parlare col volto di qualcun altro, in particolar modo qualcosa di particolarmente SERIO.
Questo tipo di autorita’ soffre di un problema piccolo piccolo: la risata.
Quando scrive Il nome della rosa, Eco fa dire al colpevole degli omicidi che la commedia non va diffusa perche’ se le persone iniziano a ridere di ogni cosa, prima o poi inizieranno a ridere di Dio. Ma Eco in questo si sbaglia: il frate non ha paura che qualcuno rida di Dio. Ha paura di qualcuno che rida di LUI. Perche’ di lui? Beh, un tizio che per scelta passa la vita a seghe, frustigandosi quando potrebbe non farlo, dormendo sulla pietra quando potrebbe avere un materasso, senza ridere quando potrebbe ridere, vestito in maniera ridicola e con un taglio di capelli assurdi e’ un tizio di cui e’ facile ridere.

Cosa voglio dire? Voglio dire che quando l’autorita’ inizia a crederci troppo, normalmente sconfina nel ridicolo.

 

Voglio dire, che diavolo di ragione c’e’ di vestirsi cosi’ per una laurea? Si tratta di una funzione qualsiasi dello stato. Sara’ importante, ma e’ importante quanto, che so io, pulire le strade o tener funzionanti gli acquedotti. Se proviamo ad immaginare processioni solenni di netturbini o di idraulici, pero’, scoppiamo immediatamente a ridere.
Cosi’ come e’ assai semplice scoppiare a ridere riguardo a gran parte delle processioni religiose, a moltissime cerimonie sontuose, al passo dell’oca dei soldati , che sembra gli abbiano ingessato le palle, al cambio della guardia, e di ogni cosa.
Ma c’e’ di piu’. Si potrebbe scoppiare a ridere di Berlusconi che parla, della Bindi, di Bersani. Sono , con le loro convinzioni e i loro atteggiamenti, cosi’ rasenti al ridicolo che alla fine e’ necessario che instillino nella popolazione che “e’ una cosa seria” .
Questa  foto sotto e’ del carnevale di Duesseldorf:

 

 

A prescindere dalla genialata del cane a rotelle -io amo questa donna. Non so chi sia (Lady Uriel mi perdoni) ma una tizia che inventa il cane a rotelle merita godimenti iillegali in almeno sette stati degli USA– ma se lo confrontiamo con una processione religiosa:

 

 

Ora, tra delle tizie vestite in modo buffo e i carabinieri vestiti in modo buffo , un cane a rotelle e un catafalco portato a spalla, la distanza verso il confine del ridicolo e’ brevissima.  E’ assai facile ridere di entrambi.
Cosi’ l’autorita’ , che non vuole essere derisa per le sue pose ridicole, mette tra se’ e la gente un terribile ostacolo:

“La nostra e’ una cosa SERIA e ha significati PROFONDI”

Questa coppia di “serieta’” e “profondita’” e’ una coppia cosi’ abusata che non si puo’ nemmeno piu’ scherzare di un consigliere regionale. Ora, ragazzi, rendiamoci conto di una cosa: un consigliere regionale. L’abuso di serieta’ e profondita’ e’ tale che ora ci si arrabbia perche’ si osa ridere di un consigliere regionale.
E il partito che si arrabbia dicendo “questa e’ una scusa per ridere del PDL”. Aha. E quindi? Si puo’ anche ridere del PDL, a questo mondo. E invece no: perche’ il PDL e’ una cosa SERIA ed ha significati PROFONDI.
Ora, il problema dell’italia e’ che stanno, come dire, “un tantino proliferando” le autorita’. E nel momento in cui proliferano le autorita’, automaticamente le risate sono un atto sovversivo. Qualsiasi risata.
Qui non e’ un problema di satira o meno. Non me ne frega un cazzo di Luttazzi -posso ridere anche di Luttazzi, se voglio- e delle sue acrimonie. Anzi, no. Prendiamo per esempio Luttazzi.
Luttazzi a mio avviso e’ colpevole, di una precisa colpa: di aver fatto della satira una cosa SERIA e PROFONDA. Con Luttazzi avviene, in Italia, un fenomeno nefasto e pericolosissimo: improvvisamente la satira esce dal mondo dell’intrattenimento ed entra in quello della politica.
Ora, non e’ vero un cazzo che chiunque parli di politica FA politica: posso parlare di politica dal barbiere senza per questo aver fatto politica. Posso parlare di politica col tassista senza per questo aver fatto politica. Una barzelletta puo’ essere politica SENZA per questo FARE politica.
Ma dopo Luttazzi, questo non e’ piu’ possibile. Barzellette, satira, qualsiasi cosa PARLI DI politica, si trasforma in qualcosa che e’ ATTA A fare politica.  Diventa di conseguenza una cosa seria, e diventa per questo una cosa profonda. Si puo’ ancora ridere, sia chiaro, ma si DEVE ridere per un MOTIVO PRECISO, e sia chiaro, che comunque si tratta di un motivo PROFONDO. Dunque non e’ richiesta la serieta’, ma e’ richiesta la profondita’.
Anzi, si e’ arrivati a stabilire una curiosa equazione:
SERIETA’ * PROFONDITA’ = K
con K costante positiva a piacere.
Che cosa significa? Significa che chi legge la satira di Luttazzi ha anche il permesso di ridere, a patto che il presunto significato della satira stessa sia “profondo”. Vogliamo dimezzare la serieta’ per consentire , bonta’ nostra, qualche risata al pubblico? Bene. Raddoppiamo la profondita’.
Ora, che cosa succede alla cultura italiana? Succede che in OGNI MALEDETTO campo c’e’ qualcuno che vuole essere un’autorita’ indiscussa. Red Ronnie e’ l’autorita’ degli anni ’60, Pino Scotto vuole essere l’autorita’ del Metal Italiano, Di Pietro vuole essere l’autorita’ della legalita’, Bossi vuole essere l’autorita’ della Tradizione, c’e’ Muti che vuole essere l’ autorita’ della Vera Autentica Musica, Grillo e’ l’autorita’ della vera Gente, Casaleggio e’ il Capo di Internet, il Calcio e’ una cosa seria, il Calciomercato e’ una cosa seria, Lo Spogliatoio e’ una cosa seria, ogni cazzo di direttore , capetto, caporale, vuole essere la cazzo di autorita’ di qualcosa.
Ora, se capite che persino quando andate dal macellaio qualcuno si ergera’ ad Autorita’ della Vera Autentica Carne Locale, che solo lui la sa tagliare, esiste una INCREDIBILE quantita’ di persone le quali hanno capito una cosa: sono ad un centimetro dall’essere prese per il culo.
Adesso riallacciamoci al discorso del blog che ho citato all’inizio.
Se nel vostro ufficio c’e’ un tizio che va all’ Opera, in quasi tutto il mondo e’ uno appassionato di Opera. Per il suo compleanno magari gli regalerete un CD, o roba del genere. Magari vi farete raccontare qualche volta.
In Italia no: egli diventa il Commissario Operistico dell’ Ufficio. Ogni qual volta si parli di musica classica, anche non Opera, egli entrera’ in gioco. E sia chiaro: non provate a prendere per il culo il suo SACRO interesse, perche’ se lo fate sono scomuniche: l’ OPERA e’ una cosa seria.
Questo accade in ogni campo. Se in un ufficio ci sono dieci persone, ed ognuno ha un interesse, Esso E’ Una Cosa Seria. Dal Punk al Rafting, dal calcetto alla moda, si tratta sempre di una cosa seria. E se e’ una cosa seria, allora NON SI PUO’ SCHERZARE.
Cosi’, una volta stabilito che tutte queste cose sono sempre MOLTO SERIE, ed esiste una MOLTO SERIA classe sacerdotale adibita (e spesso retribuita) ad averne cura, e’ assolutamente ovvio che la risata e’ temuta. Molto temuta.
Cioe’, non e’ che si possa ridere. Ma OGNUNA di queste cose serie definisce un BENE (di cui NON si puo’ ridere) ed un MALE (di cui si puo’ e si deve ridere). Da quel momento, solo un tipo di risate sara’ consentito:
ridere e’ diventato come pisciare: bisogna farlo nella direzione giusta, oppure e’ un problema.

 

Cosi’, se io dico “Luttazzi minaccia Letterman: entra in quella cazzo di fotocopiatrice!” non sto piu’ facendo satira, ma “sfotto’ fascista”. Se io ho un collega appassionato di opera e sfotto i metallari dicendo che i Manowar sono evidentemente Gay Metal, va benone. Se ho un collega appassionato di Opera e dico che il sesso anale aiuta i soprani a cantare meglio, apriti cielo. Eppure, non ci sono piu’ differenze tra l’espressione del viso di una Anal Queen del porno ed un soprano al massimo sforzo, di quante ce ne siano tra una copertina dei Manowar e una locandina di qualche disco gay.

 

Ahia fai pianoooooooooooooooooooooooo!

 

Ma tutto questo non e’ possibile se c’e’ un appassionato presente.
A questo si aggiunge un secondo effetto ,cioe’ che l’ Italiano non crede nella felicita’.
Cioe’, essere felici in Italia e’ diventato un crimine di psicoreato. Innanzitutto non dovreste essere felici perche’ c’e’ una crisi. Essere felici durante una crisi, si dice, e’ quasi un’offesa verso quelli che con la crisi hanno magari perso tutto. Cosi’ potete essere felici, ecco, ma in privato. Non e’ che potete essere felici in pubblico se c’e’ crisi. Giusto?
CAZZATE
Questo deriva in parte dall’idea cattolica che la felicita’ non sia di questo mondo, ma viene immediatamente bilanciata in questo modo: la felicita’ dei ricchi e’ un’offesa contro i poveri. La felicita’ degli uomini e’ un’offesa contro le donne. La felicita’ degli operai e’ un’offesa ai padroni. Non e’ piu’ possibile, in Italia, essere felici senza fare un dispiacere a qualcuno.
E questo chiude il cerchio col discorso della satira di Luttazzi: puoi ridere, ma puoi solo ridere CONTRO qualcuno. Perche’ se ridi sei felice, se sei felice allora dispiace a qualcuno e stai facendo qualcosa CONTRO qualcuno, dunque puoi essere felice SOLO SE lo fai CONTRO QUALCUNO.
La felicita’ fine a se’ stessa e’ morta. E lo stesso dicasi dell’infelicita’.
Una cosa che ricordo dell’ Italia e’ la continua gara a renderti meno felice di quanto tu fossi. Ho eseguito -a titolo personale, per curiosita’ intellettuale- alcuni test. Entrare in ufficio sprizzando allegria, e dicendo di essere particolarmente felici. Provate anche voi e vedrete.
Appena manifesterete qualsiasi tipo di felicita’, avrete una giornata stracolma di cagacazzo. E’ come se nell’inconscio dell’italiano sia stata stampata a fuoco l’istruzione di rendervi meno felici di quanto potreste essere, a tutti i costi.
Sulle prime vi sembrera’ una coincidenza, ma se lo ripetete sistematicamente scoprirete che la quantita’ di scassacazzi aumenta enormemente quei giorni in cui dite di essere felici.
Ma non solo. Immaginate di essere in Italia e di rifiutare di fare qualcosa che non siete obbligati a fare dicendo semplicemente questo: “non lo faccio perche’ mi rende meno felice di quanto potrei essere. E io voglio essere felice“.
Si tratta di una espressione destabilizzante, perche’ propone un concetto assolutamente IGNOTO all’italiano: l’idea che la felicita’ sia un fine da perseguire qui ed ora, e che l’infelicita’ sia qualcosa da combattere e respingere, qui ed ora.
Di per se’, cioe’, l’Italiano si e’ convinto -o e’ stato convinto- che l’idea di voler essere felici, di rifiutare di subire un pezzetto di infelicita’ -o di minore felicita’- , sia una pretesa sciocca. Vi diranno “ma davvero credi di poter essere felice?” oppure “e’ normale non essere felici. Ma che cazzo credevi, di essere al mondo per essere felice?”.
La felicita’ e’ considerata un desiderio infantile, sciocco, un’aspirazione che dovrebbe sparire con l’era adulta, quando si capisce, con sano realismo,  che essa non e’ di questo mondo. Eccovi gli splendidi doni della cultura cattolica.(1)
La sola idea che voi perseguiate la felicita’ , dunque, vi relega tra quegli sciocchi che non sono mai cresciuti, che non hanno mai voluto guardare in faccia la verita’ amara della vita: penitenziagite!
E se non vivete per la felicita’, allora per cosa vivete? Ovviamente, vivrete per qualcosa di serio® e profondo®. Si arriva a pretendere che Miss Universo, l’archetipo del concetto di leggerezza e felicita’ , cioe’ l’acme dell’idea di donna NON impegnata,  dica che da grande vuole lottare con la fame nel mondo. No, cazzo, non ci siamo. Se dicesse “da grande voglio essere felice?” cosa direste? “Stupida troia egoista, bellona senza cervello, come puoi vivere senza sentire tua una cosa seria® e profonda® come la fame in Burundi? (2)
E quindi, ecco il riassunto: l’Italia non ride piu’ , non si diverte piu’ davvero, non prova piu’ gioia , non crede piu’ nella felicita’, non la cerca piu’, non per la crisi o per altre cose. Non ride piu’, non e’ piu’ felice, non crede nella felicita’ , perche’ una incredibilmente numerosa (e sempre crescente) classe di “autorita’”
ha convinto gli italiani che:

 

  1. La cosa -qualsiasi cosa- e’ molto seria.
  2. Se non e’ seria, come la satira, allora e’ profonda.
  3. Ridere e’ come pisciare, puoi farlo solo nella direzione giusta.
  4. La felicita’ non e’ di questo mondo, perseguirla e’ da sciocchi.
  5. Se sei felice, offendi qualcuno: nasconditi.
  6. Devi comunque sopportare qualsiasi infelicita’ gli altri ti gettino addosso perche’ fa parte della vita.
Molta di questa roba viene da un ridicolo merdaio che si trova oltretevere. Molta altra e’ arrivata qui da un altro merdaio che si trova in Arabia Saudita, e ha infiltrato pezzi della sua cultura nel meridione d’Italia.
Ma tutto quel merdaio ha un solo preciso imperativo categorico: farvi vivere in una condizione nella quale la felicita’ e’ una vergogna, la ricerca della felicita’ e’ un atto blasfemo, la risata e’ offensiva e comunque un atto da giustificare, ogni cosa e’ seria® oppure profonda®.
Perche’ se per caso voi cominciaste a ridere, ridere davvero, senza alcuna ragione seria® e profonda® , ad essere felici, rifiutare l’infelicita’ e cercare la felicita’, arrivereste a ridere delle autorita’, e sarebbe il  Priesteruntergang : il tramonto dei Preti.
Ma non quello degli Dei: a loro, che ridiate va benissimo. Per questo hanno creato(3) roba cosi’:

Uriel
(1) No, non me ne frega un cazzo del fatto che ci sia qualche cattolico che per qualche motivo dice il contrario. I cattolici dicono un sacco di cose, ma applicano solo quel che serve a cagare il cazzo al prossimo loro.
(2) E’ semplice: basta sbattersene il cazzo. C’e’ un cazzo di governo, in Burundi, e deve pensare lui alla fame nel Burundi. Non Miss Universo: il-cazzo-di-governo-del-Burundi-is-in-charge-of-it.

(3)Lo so, e’ una affermazione assolutamente creazionista, e la teoria dell’evoluzione e’ una cosa seria.E profonda. E me lo puppate con fare australopiteco, per questa ragione.