I numeri cucinati presentano il conto.

I numeri cucinati presentano il conto

No, non mi riferisco a qualche ristorante che ha fatto pagare ai clienti il costo dei numeri. Mi riferisco al fatto che oggi vediamo “eminenti” tizi tedeschi su un giornale italiano,  spiegare che le regole della macroeconomia “non funzionano piu’ “. E a quel punto, avendo lavorato con sistemi di data analytics, mi viene da ridere.

Che le teorie economiche classiche fossero una forma raffinata di astrologia era gia’ dimostrato, con esperimenti che mostravano scimpanze’ e cartomanti, ma anche astrologi di borsa, azzeccarci piu’ degli esperti.

Non e’ un caso se tutte le grandi crisi degli ultimi tempi, almeno in occidente, abbiano origine sempre dal mondo della finanza. Sinora le supply chain hanno tenuto anche di fronte a choc molto estesi, come la fine della globalizzazione classica, il sistema energetico ha resistito alla chiusura di gasdotti essenziali, insomma, tutto va bene laddove c’e’ una vera tecnica, mentre il mondo della finanza sembra un accrocchio non riparabile.

Non e’ quindi un problema di “teorie che non funzionano piu’ “: non hanno MAI funzionato. Non c’e’ differenza tra Otelma e un Puglisi, per quanto Puglisi dica di avere usato il “rigore matematico”: se piovono assiomi, hai voglia di fare matematica.

Insomma, sappiamo bene che sta per arrivare l’ennesima botta, la Lagarde ci ha avvisati che siamo in “permacrisi”, e ancora non riusciamo bene a capire come sia possibile costruire e gestire sistemi con la complessita’ della rete di telecomunicazioni globali, portando un segnale a chiunque, ovunque sia, ma ancora non si sia trovato il modo di portare 1000 euro ad una famiglia che affoga.


Il problema sta nei numeri, e nella possibilita’ di “cucinarli”. Vi faccio un esempio: il PIL. O GDP, se siete anglosassoni. Sappiamo che il PIL e’ in teoria la somma dei movimenti finanziari considerati tutti positivi, in un dato paese.

Lasciamo stare l’assurdita’ del considerare positivo un incendio che distrugge un magazzino, ma il problema e’ che il calcolo di tale numero richiederebbe di conoscere OGNI movimento finanziario del paese.

Voi direte che con molta , molta, molta informatica e un sistema basato interamente su pagamenti digitali sarebbe possibile, ma in realta’ rimane il problema di riconoscere la componente distruttiva delle operazioni finanziarie, nel senso che se comprando l’auto da 50.000$ io ho fatto +50.000, dando dentro la mia vecchia auto non ho necessariamente aumentato il PIL. Ma sui numeri, l’ho fatto.

Per esempio, quando compro una scatoletta di tonno, apparentemenre il PIL cresce, diciamo 1.99 Euro, ma cosa succede quando getto via la scatola di latta?Dipende da quanto PIL produce lo smaltimento, e la rivendita dell’alluminio (se avviene). Solo che non e’ semplice sapere se avvenga.

In definitiva, quindi, il PIL e’ un numero calcolato in termini statistici, mediante complesse stime a campione. Si fanno statistiche e si tenta di attribuire un numero, dimenticando che spesso  ha un margine di errore superiore a quelli che stiamo misurando.

Cosa significa? Significa che sappiamo che il PIL sia aumentato dello 0.8%, ma la stima a campione che usiamo ha un errore dell 1% e una confidenza del 95%.

In definitiva, l’aumento dell’ 1% non e’ davvero un numero, non e’ davvero un aumento, e’ un qualcosa che viene “cucinato”  in sede di data analytics. Qualcosa che potrebbe essere vero o falso, perche’ produce false valutazioni che i decisori poi trasformeranno in cattive decisioni.

Nessuno, pero’, si chiede che disastro potrebbe causare muoversi in un mondo di dati falsi.


Un esempio e’ il crollo di popolarita’ di Joe Biden.

Sui numeri, accuratamente cucinati, si direbbe che gli USA abbiano avuto un grande incremento del PIL, superiore anche a quello cinese, che piovano posti di lavoro e che i problemi economici delle persone siano stati quasi risolti.

E in un paese come gli USA, ottenere un numero del genere non e’ difficile. Ma dare una statistica senza deviazione standard e distribuzione, ci ricorda Trilussa, e’ inutile e truffaldino.

Il problema degli USA e’ questo: solo l’ultimo decile della popolazione sta meglio del quinto decile della popolazione europea.

Per chi non fosse pratico in decili e percentili, significa che solo il 10% degli americani sta meglio del 50% piu’ basso degli europei.

Questi sono numeri catastrofici, uniti al fatto che e’ vero che si sono creati tanti posti di lavoro, ma si dimentica di dire che i posti di lavoro di nuova creazione sono, nella media, il 30% meno pagati di quelli che sono morti con la pandemia.

In piu’ esiste una crisi immobiliare per via di un’enorme speculazione edilizia che ha portato i prezzi alle stelle, per cui il numero di americani con un lavoro che vivono letteralmente in tenda sta aumentando.

Ma voi , come tutti noi, abbiamo sentito parlare sempre e soltanto di buone notizie dagli USA, e il buon rampini dal corriere ci spiega che si, in alcune citta’ la situazione e’ terribile, ma e’ solo perche’ il sindaco e’ un comunista che lascia impuniti in negri. Stranamente, nelle citta’ controllate dai repubblicani le cose non vanno meglio.

Non sono le teorie economiche a non funzionare piu’. A non funzionare piu’ sono i calcoli degli indici economici, e la trasparenza sulle metodologie di calcolo.

Perche’ parlo di trasparenza? Per farvi un esempio, ISTAT e’ stato lottizzato gia’ nel periodo di Berlusconi, e via via cosi’, ha sempre avuto un presidente vicino o vicinissimo al governo.

Qual’e’ il senso di lottizzare una ISTAT (ma all’estero le cose non vanno tanto diversamente?). Il senso e’ una pressione per cucinare i numeri, in modo che dipingano situazioni piu’ o meno felici.

Per esempio, l’Italia si e’ cullata per sei o sette mesi di previsioni che la davano crescere piu’ di ogni paese europeo. Lo scopo di queste previsioni era spingere gli investimenti ad aiutare l’italia: se un paese cresce, allora va bene investirci, quindi dire che crescera’ richiama investimenti.

Stessa cosa per gli USA, che improvvisamente crescono piu’ della Cina, per la semplice ragione che si deve dire cosi’.


C’e’ solo un problema. E il problema e’ che cucinare i numeri per dire che tutto va bene funziona in politica solo finquando le persone stanno bene. Cioe’, se quasi tutti hanno un lavoro di cui sono soddisfatti, e gli racconti che hai creato un gozzilione di posti di lavoro, molto probabilmente ti crederanno e ti voteranno.

Se invece ci sono davvero troppi disoccupati, e gli racconti la stessa panzana, penseranno che tu abbia dimenticato proprio e solo loro, e ti odieranno.

Cucinare i numeri in meglio, per vantare grandi vittorie,  funziona solo quando una societa’ e’ davvero benestante. In una societa’ che si impoverisce, ottiene l’effetto opposto.

Ed e’ questo che ha prodotto, e produce, la crescente sfiducia sia nelle classi politiche , che negli esperti.

Ci fu un momento in cui i numeri, e le scienze matematiche, erano credibili perche’, appunto, si vedeva nei numeri un rigore che sarebbe inoppugnabile, e quindi quando un esperto arrivava in TV e ti dava dei numeri, il valligiano stava zitto.

Ma da quando gli esperti di comunicazione hanno capito che i numeri si possono cucinare prima di darli in pasto alle masse, ci e’ e’ piovuta addosso una sfilza di indicatori fasulli (come il rapporto tra PIL e debito, che e’ falsificabile perche’ nemmeno il debito e’ facile da calcolare: il debito delle citta’ e delle regioni non e’ conteggiato, per esempio: solo Roma ne ha 9 miliardi) , si sono prese decisioni assurde tipo usare il rapporto tra disavanzo e PIL nel trattato di Maastricht, anziche’ usare per esempio il rapporto tra crescita del PIL e crescita del debito (ovviamente pesato, per evitare divisioni per zero), o altri numeri. Il rapporto tra PIL e disavanzo, e’ un’idea catastrofica, perche’ un paese molto federale potrebbe spalmare il disavanzo sulle regioni o sulle citta’, per dire.

In generale, questi fattori economici farlocchi non sono stati inseriti solo perche’ erano farlocche le teorie macroeconomiche (e lo sono ancora), ma perche’ si pensava di dominare i numeri, usando numeri facili da “cucinare”.

Ovviamente, tutto questo portera’ ad un momento di rottura, e ad una successiva crisi, con il necessario adattamento alla nuova realta’.

Lo stesso parametro della produttivita’, se si presentasse il metodo di misura in una facolta’ di fisica, otterrebbe sonore risate. Ma udite udite, SuperMario e’ stato mandato a spiegare alla UE come si aumenta la produttivita’ in Europa.

Uno che di industria e di produzione non ha mai capito niente, per la semplice ragione che ha sempre lavorato in un campo completamente diverso.

Credo che siamo molto vicini ad un’altra crisi. Una crisi MOLTO forte, con cambiamenti che non saranno facili da sopire e troncare.


E come al solito, vale la seguente:

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