Gabbie salariali II

L’abbondare di leghisti fiduciosi nel fatto che io debba dare a tutti i costi ragione alla Lega sta producendo un bombardamento di discorsi stupidi e di commenti altrettanto idioti. Tutti i commenti riguardanti le gabbie salariali continuano a basarsi su due errori: o una visione parziale dell’economia, o una visione dell’economia senza quantita’, fatta solo di discorsi euristici.

L’esempio classico e’ la dichiarazione secondo la quale abbassando gli stipendi nel sud, allora si attireranno gli investimenti. Essa parte da due convinzioni altrettanto errate.

La prima e’ che esistano i soldi per gli investimenti : casomai non ve ne siate accorti, siamo in una crisi di credito e gli investimenti languono. Di QUALI investimenti state parlando? Mi sapete indicare questa fila di investitori che ha soldi ma non li investe al sud “perche’ la manodopera al sud costa troppo?”.

Questo e’ un classico errore : parlare della cosa senza verificare che ci sia la cosa. Mi spiace, tali “investimenti” nel nostro paese semplicemente non esistono, perche’ le aziende non stanno ingrandendosi ne’ investendo, come testimonia il crescente tasso di disoccupazione. Inoltre, non c’e’ la liquidita’, cosi’ come testimonia la crisi in atto, e cosi’ come testimoniano le lotte tra governo e banche per sbloccare la liquidita’ alle aziende.

Quindi, punto primo: abbassando i redditi agli statali del sud (1)non succedera’ che le aziende si muovano al sud. E non succederebbe neanche se lo si abbassasse a tutti, perche’ tali investimenti in questo periodo (e presumibilmente per i prossimi anni dell’economia globale) non ci saranno.

Secondo: le quantita’. Quanto pesa la manodopera nei bilanci delle aziende? Vogliamo fare un 35% del fatturato, come nei paesi sovietici? Va bene, siamo sovietici e spendiamo ben il 35% del fatturato a pagare operai.

Allora, dobbiamo superare un certo gap, che e’ quello che rende poco attraenti gli investimenti al sud. Sia la mafia, la distanza, la carenza di infrastrutture o la carenza di mercato locale.(2) Quanto pesano queste carenze sul fatturato? Diciamo il 10%, per fare un esempio. Bene.

Allora, la quantita’ di stipendio che dobbiamo togliere agli operai (se siamo un paese sovietico e impieghiamo il 35% del fatturato a pagare la gente) e’ del 28%. Cioe’, abbiamo depresso il reddito procapite del 28% per recuperare un 10% di costi per le aziende.

Morale: far pagare TUTTI i fattori di inadeguatezza ad una sola categoria (i lavoratori) porta il lavoratore a sobbarcarsi TUTTO il peso dell’inadeguatezza. Il risultato sara’ di lavoratori MOLTO poveri.

E adesso andiamo al secondo problema: qualcuno sostiene che se aumenta la percentuale di occupazione anche a scapito del reddito, si stia bene lo stesso e l’economia si riprenda ugualmente.

Palle.

Prendiamo un paese della dimensione del lussemburgo, con 500.000 abitanti. Prendiamo un paese come la Cina, con un miliardo. Adesso paghiamo 100 dollari all’anno ogni cinese. Fanno 100 miliardi di dollari di PIL. Con lo stesso PIL, paghiamo 200.000 dollari l’anno tutti e 500.000 gli abitanti del Lussemburgo.

Secondo voi, dove venderemo piu’ automobili? Dove la gente fa la fame a 100 dollari l’anno, o dove tutti ne guadagnano 200.000? E dove troveremo piu’ aziende che fabbricano orologi? Dove un orologio da 40 dollari e’ il 40% del reddito annuo, o dove la gente ne puo’ comprare una ventina a seconda del vestito che indossa? Dove avremo piu’ laureati? Dove i figli devono andare a lavorare a 8 anni (con 100 dollari/anno non ci vivi) o dove puoi mantenerli all’universita’ sino a 25?

Quindi no, mi dispiace, se una diminuzione della disoccupazione  viene pagata con una diminuzione dei redditi, il risultato e’ che

  1. I consumi crollano e si appiattiscono sui generi di prima necessita’.
  2. Le aziende locali non riescono a vendere i prodotti piu’ sofisticati e piu’ costosi.
  3. Crolla la scolarita’ per difficolta’ delle famiglie.

Spiace, ma funziona proprio cosi’: le nazioni che hanno fatto il boom , contrariamente a quanto si pensa, non si sono basate solo sulla manodopera a basso costo.

La Cina ha tenuto un regime fiscale di tassazione dell’ 11% sulle aziende straniere che investivano in cina fino a quest’anno, e ha (sempre quest’anno) provveduto ad alzare sia gli stipendi che i requisiti di sicurezza sul lavoro, sia le leggi sulla sanita’ delle aziende , inoltre ha snellito enormemente la burocrazia per gli investitori: se un investitore straniero voleva la fabrica li’, il governo espropriava eventuali case, la terra, faceva la strada sull’antico cimitero buddhista, spaccava una decina di statue millenarie di Buddha per metterci i cartelli stradali e ti faceva la fabbrica usando cuccioli di foca come isolante .(3) Zero problemi di burocrazia, di conflitti di proprieta’, di ecologisti che spaccano la minchia, di beni paesaggistici/artistici, eccetera. Inoltre, il governo cinese  ha proceduto ad un 7% del PIL di investimenti in infrastrutture ogni anno: non era certo solo la manodopera a basso costo ad attirare gli investitori in Cina.

Se fosse stato soltanto per la manodopera a basso costo, la Cina tutti quegli investimenti se li scordava: inoltre la cina era piuttosto vicina ad un posto che si chiama Hong Kong, che ha una discreta borsa, il che rendeva “abbastanza agevole” gestire gli investimenti stessi sul piano finanziario.

Tutte condizioni che nel sud del nostro paese mancano.

Ma come se non bastasse, stiamo dimenticando una cosa molto semplice: nell’assunzione che abbassando i redditi tanta gente verra’ finalmente assunta dai fantomatici investitori, abbiamo dimenticato di verificare una cosa. Cioe’ che esista tutta questa gente she sbava dalla voglia di farsi assumere a quelle condizioni.

Qui partiamo dall’ipotesi che un’azienda parta dal nord del paese, potendo finalmente pagare un operaio che al nord guadagna 1000 euro al mese la bellezza di 710 euro (nell’esempio cui sopra). Supponiamo che l’azienda lo faccia.

Ma c’e’ tutta questa gente disposta a lavorare in una catena di montaggio a quella cifra? Lo abbiamo verificato? Se il precario del nord si porta a casa i suoi 600 euro/mese, siamo certi che il precario del sud accettera’, in proporzione (nell’esempio di prima) di lavorare per  suoi 400 e rotti euro?

E se la persona in part-time che porta a casa i suoi 550 euro/mese , al sud accettera’ di lavorare per 300? Secondo me per 300 non conviene neanche muoversi da casa: rimani a casa a fare da asilo a tuo figlio e 300 euro li hai ripresi. Dunque?

In definitiva, il progetto di gabbie salariali mi sembra un classico progetto fatto senza leggere i requisiti e senza verificarli; mi sembra una di quelle cose che sembrano sensate se  evitiamo accuratamente di metterci le quantita’,  appena ci mettiamo dei numeri vanno a farsi fottere.

Mi spiace: non e’ dimostrato che nel meridione del paese ci sia gente disposta a lavorare per meno, e se c’e’ si tratta di disperati mediamente descolarizzati e scarsamente specializzati. Il risparmio non vale la candela. Non e’ dimostrato che le quantita’ in gioco siano capaci di superare, da sole, il GAP di attrattivita’ che blocca gli investimenti nel meridione. Inoltre, di questi fantomatici investimenti che dovrebbero spostarsi a sud per via della manodopera conveniente , in questo periodo di credit crunch, non c’e’ traccia.

Manca tutto, perche’ il discorso stia in piedi. E come se non bastasse, quandanche funzionasse, avremmo solo spalmato la miseria su piu’ occupati a minor reddito, deprimendo il mercato dei servizi piu’ avanzati e dei prodotti piu’ sofisticati.

Mi spiace, ma una stronzata rimane tale anche se la dice la Lega.  E questa e’ una stronzata.

Uriel

(1) In pratica, gli unici beneficiari del provvedimento.

(2) A nessuno salta in mente che un’azienda specializzata in tecnologie del vuoto possa sorgere solo nei dintorni di poche altre aziende, come STM, Galileo, Alenia, etc. No, uno ha tutti i clienti da un lato del paese ed apre nel lato opposto.

(3) Si, se ne fottevano assai delle resistenze che noi troviamo in italia quando vogliamo tagliare una margherita per fare spazio ad un orfanotrofio.

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