Fuga dei cervelli o il radicamento dei cretini?

Due sere fa, durante una chat, mi sono sentito definire “cervello in fuga”. Questa cosa e’ interessante, perche’ non ho mai pensato a me stesso in questi termini. E non perche’ io abbia una misera considerazione del mio cervello, anzi: il mio ego ha un seggio all’ ONU, ormai. Il problema e’ che non mi sono considerato in fuga. Mi spiego meglio facendo un esempio di quanto sta accadendo in Italia nel campo delle biotecnologie.

Dovete sapere che da qualche parte in Italia (per piu’ dettagli:  http://lavalledelsiele.com/2012/06/07/dontdestroyresearch-anche-in-italia/ )  qualcuno faceva ricerca sugli OGM. Ora, ovviamente per i dettagli potete andare li’, io personalmente col DNA ho lavorato solo nei calcolatori(1) cosi’ se volete la parte scientifica dovete andare in quei posti li’.

Ma rimane il fatto che se quell’esperimento cessa, oltre a gettare via quasi 30 anni di ricerca nell’agroalimentare, ci si trovera’ a buttare via un pochino di quelli che chiamate “cervelli”. Sicuramente, quando se ne andranno, qualcuno dira’ che la colpa e’ dei “tagli”, ma le cose non stanno esattamente cosi’: DISTRUGGERE quelle colture avra’ un COSTO.

E’ assolutamente chiaro il fatto che non ci sia rischio di contaminazione, visto che tutte le piante sono sterili, e che non vi sia alcun rischio che quella roba finisca sul mercato, dal momento che si tratta di un pezzo di coltura fatto apposta per la ricerca.

Di per se’, si tratta del solito comitato “etico”, che con la scusa dell’ “etica”(2) distrugge la ricerca. Ma oggi succede che nell’agroalimentare italiano manca un pezzo di eccellenza.

Oh, qualcuno dira’ che l’eccellenza sia il Parmigiano Reggiano fatto con l’antichissima ricetta. No, non e’ eccellenza. Per una semplice ragione: l’eccellenza e’ una roba che fai TU. Ma non c’e’ alcuna eccellenza o alcun merito nel fare qualcosa che ha inventato qualcun altro seicento anni fa.

Non c’e’ nessuna differenza tra un cinese che copia da 6000 km di distanza e un italiano che copia a 600 ANNI di distanza: entrambi stanno copiando una ricetta di altri. Nessuno dei due ha INVENTATO la ricetta. Affermare che la ricetta della nonna sia eccellenza e’ una boiata: era eccellenza per la nonna che l’ha inventata, non per te che la stai COPIANDO.

L’eccellenza e’ quello che fai TU. Non quello che ha fatto un tizio nella notte dei tempi. Il tuo e’ solo copiare la ricetta di un morto.

Cosi’ che cosa faranno adesso tutti quei ricercatori? La risposta e’ ovvia: o si danno all’ippica, o emigrano all’estero. Ove potenzieranno il settore agroalimentare di qualcun altro, fino a quando non succedera’ che le aziende agroalimentari italiane verranno comprate (Parmalat e’ francese, Nutella la fanno gli  svizzeri, etc) , oppure semplicemente battute da aziende piu’ performanti.

Non e’ una scena nuova, ma specialmente non e’ una scena che parla di “fuga dei cervelli”(3): parla dell’ ESILIO dei cervelli. Quei ricercatori che se ne stanno andando (e se ne andranno, non vi preoccupate) non sono in fuga. Sono in esilio.

Ovviamente, molti di voi diranno che l’ OGM non fa parte della tradizione, che l’ OGM non sconfiggera’ MAI la purissima tradizione italica di fare il cibo, e cosi’ via. Questo si e’ sempre detto: ogni volta che si dice “se fai una scelta stupida qualcuno che fa quella giusta ti buttera’ fuori dal mercato” la risposta e’ che i prodotti italiani avrebbero la MAGICA qualita’ di essere italiani, e solo per questo continueranno a dominare il mercato.

Poi avete scoperto che spagnoli e greci producevano olio d’oliva. Poi avete scoperto che mezza europa produce latte e formaggi. Poi avete scoperto che il vino si fa in molti altri paesi. Avete scoperto che la salsa di pomodoro la fanno anche in Cina.  Che si pesca anche in altri mari.

E tutte queste cose le mangiate. Le mangiate gia’. E voi stessi NON vi accorgete della differenza. Se chiedete che sull’ etichetta ci sia scritta la provenienza delle carni, e’ perche’ ALTRIMENTI NON LA CAPIRESTE VOI.

Nessuno di voi , o quasi , sarebbe capace di distinguere un prodotto spagnolo da uno italiano. Del resto, il 100% dei tedeschi e’ convinto di comprare aceto balsamico di Modena al supermarket, a un euro e novantanove ogni mezzo litro.

Il punto e’ che un settore che oggi manda avanti un pezzo di Italia, l’agroalimentare, non durera’ a lungo. Come tutti i settori industriali, la modernizzazione produce una concorrenza sempre piu’ spietata.

Certo, l’agroalimentare nel 2011 ha registrato un boom di esportazioni, ma: ( http://www.universofood.net/index.php?option=com_content&view=article&id=529%3Acrisi-nel-2011-hanno-chiuso-50000-imprese-agricole&Itemid=50 ) il numero di operatori cala drasticamente.

Che cosa significa questo? Significa essenzialmente che si sta operando una selezione,   che sta premiando le grandi realta’, realta’ che non sono piu’ italiane ormai da anni.

Ma non e’ il punto l’ “oggi”, il punto e’ il domani. Stabilito che vi sia concorrenza, con tutta la selezione che ne deriva, e che le rese italiane non aumenteranno MAI perche’ nessuna nuova tecnica di coltura viene introdotta (anzi, si vogliono reintrodurre tecniche “antiche”, cioe’ obsolete, a resa ancora piu’ bassa), non ci vuole molto a immaginare il futuro del settore.

Attorno a meta’ degli anni 90 nessuno avrebbe previsto il disastro avvenuto nel tessile italiano. Nessuno avrebbe mai pensato che le firme piu’ prestigiose della moda “Made in Italy” avrebbero cambiato proprieta’ finendo a stranieri. Nessuno avrebbe immaginato l’ecatombe di PMI del tessile che ha colpito l’ Italia. Eppure e’ avvenuta.

Quando provavate a dire “cosi’ non si puo’ andare avanti” vi rispondevano che nel tessile italiano c’era qualcosa di magggggico (le famose 14 suore italiane che cuciscono il vestito di Armani (cit.) ) che proibiva qualsiasi competizione nel settore.  E comunque, mi rispondevano quando le grandi marche venivano comprate da stranieri, ci sono i piccoli artigiani e le PMI che cuciscono ancora a mano frustando le suore che daranno un chedi “magico” alla moda italiana. Risultato: il made in Italy e’ un marchio. Ma in Italia da’ sempre MENO lavoro.

Oggi si dice lo stesso: se ammazzate la ricerca agricola , prima o poi succedera’ (e sta gia’ succedendo) che le grandi realta’ agroalimentari passeranno sotto controllo straniero. Voi direte che pero’ ci sono le piccole PMI che frustano le suore per mandare avanti la fattoria bio che produce usando una ricetta copiata dalla nonna. Aha.

Scena gia’ vista. Nel 2011, hanno chiuso in 50.000. Potete dare la colpa alle tasse, al governo o a quel che volete, ma adesso hanno chiuso in 50.000. Se aveste avuto la possibilita’ di far produrre qualcosa di nuovo, o di migliorare l’esistente, forse non sarebbero chiuse. Non dimentichiamo che oggi l’ Italia e’ il maggior produttore di Kiwi del mondo. E il Kiwi non e’ una pianta “tradizionale”: se qualcuno ha iniziato a piantarlo in Italia e’ perche’ un cazzo di ricercatore ha selezionato sementi che crescono in Italia, garantendo al contadino che quella roba resiste.

Cosi’, adesso niente specie migliori.

I sostenitori del pauperismo mi diranno che mettere i denti ad una gallina per farla mangiare cose diverse e’ uno stravolgimento delle leggi naturali. La realta’ e’ che la gallina ha gia’ i geni del dente, perche’ discende da specie che avevano denti.(4) Semplicemente quei geni non si attivano piu’. Oggi, qualcuno ha riattivato quei geni ottenendo una gallina coi denti anziche’ il becco. Se quella gallina mangia di piu’ , cresce meglio o digerisce meglio per merito dei denti, qualcuno produrra’ 1500 polli arrosto ove voi ne producete 1000. Del resto,  i geni dei denti nella gallina  ci sono anche adesso. (5) Cosi’ come c’e’ una sindrome che colpisce l’essere umano, detta sindrome di Uner Tan, ( http://en.wikipedia.org/wiki/Uner_Tan_syndrome )nella quale si risvegliano i tratti genetici che fanno camminare l’essere umano come facevano i nostri antenati , cioe’ a quattro zampe.

Non c’e’ bisogno di trapiantare geni di scimmia: ci sono gia’.

Se considerate l’evoluzione delle piante o degli insetti, e’ possibile che si possa tirar fuori di tutto senza nemmeno aggiungere o togliere qualcosa al DNA: basta capire come si attivino quei geni sepolti. Non c’e’ bisogno di mettere i geni di un pesce dentro una pecora: qualche gene di pesce ci sara’ ancora, solo che non si attiva piu’.

Se vedete come siano andate le cose, capite bene che potremmo avere dei geni davvero sorprendenti, nella massa di geni che non si attiva piu’:

treeolifCerto questo non significa che ci siano ancora tutti i geni in comune, ma la vostra idea che per avere i geni di un pesce dentro una pecora occorra AGGIUNGERLI e’ del tutto fuorviante. Dipende dal gene. Non passera’ molto tempo e poi si scoprira’ come attivare quelli che ci sono gia’. Quanto tempo pensate che ci voglia ancora? I geni sono li’.

Ma voi state proibendo queste ricerche. I cervelli stanno venendo ESILIATI -e per questo non torneranno mai indietro- , e sta andando avanti, lentamente, il processo che portera’ le nazioni piu’ avanzate ad avere cibo a bizzeffe, e le altre a non riuscire piu’ a mangiare. Le risorse si creano, e solo chi riesce a crearle sopravvivera’. La genetica le produce.

La vostra logica e’ “intanto oggi mangiamo, domani si vedra’”. E la situazione attuale del paese e’ che domani si vedra’ LA FAME.Perche’ oggi e’ il domani di ieri, e la crisi che state vedendo oggi e’ semplicemente il “domani si vedra’” di chi, IERI, non ha costruito nulla per il futuro.

Cosi’, smettetela di parlare di cervelli “in fuga”. Quei cervelli non stanno fuggendo. Li state cacciando via voi. E non per ragioni di budget, ma per PURA IGNORANZA.

Un certo Paul Slovitch ha scritto una cosa molto  intelligente, tempo fa:

Il pericolo è reale, ma il rischio è socialmente costruito. Così, chi controlla la definizione del rischio controlla la soluzione razionale del problema. La definizione del rischio è dunque un esercizio di potere

Chi sta chiudendo questi laboratori, chi sta cacciando via ricercatori, lo sta facendo per esercitare un potere. Quando avrete tutto il potere e avrete perso tutto lo know-how, non parlate di cervelli in fuga.

Parlate invece dei coglioni che vi siete tenuti in casa.

Perche’ quello e’ il problema. Perche’ di cervelli ne nasceranno altri, magari.  Il radicamento dei cretini, invece, non si riaggiusta da solo. Se fossi in voi inizierei ad aver paura dei cretini che restano, piu’ che dei cervelli che se ne vanno.

Oppure, imparate a mangiare il potere.

Uriel Fanelli, 11 giugno 2012

(1) Anni fa mi occupai di vettorializzare algoritmi BLAST (http://en.wikipedia.org/wiki/BLAST ) usando Needleman Wunsch. Oggi esistono librerie gia’ pronte all’uopo.

(2) I problemi etici non esistono. Semplicemente, si tratta di problemi senza alcuna soluzione logica, che vengono usati dagli umanisti per frenare la ricerca scientifica. Se lo avessero saputo, avrebbero usato il problema etico per fermare Galileo, anziche’ processarlo usando un problema teologico. Di fatto non c’e’ alcuna differenza tra il problema teologico che fermo’ Galileo e il problema etico che oggi si usa per fermare la ricerca genomica, se non il fatto che cambiandogli nome nessuno riconosce lo stesso, identico pugnale dei preti.

(3) Il programma per il rientro dei cervelli in italia era solo un modo per aggirare il blocco dei concorsi. Il professore mandava suo figlio all’estero per qualche tempo sfruttando qualche conoscenza, e poi arrivava il programma di “rientro dei cervelli italiani”, col quale i figli dei professori venivano invitati a rientrare, e avevano la loro cattedra.

(4) E i dinosauri avevano le piume, solo che gli archeologi non le trovavano, cosi’ li immaginavano lisci come lucertole. Ma questo e’un altro punto e riguarda hollywood, semmai.velociraptor-mongoliensis1(5) Anche se raramente, nascono gia’ galline coi denti senza bisogno di attivare il gene artificialmente.