Frequenze

Frequenze

Il post ove menzionavo l’inefficienza nel mercato delle frequenze ha suscitato qualche interrogativo, per cui vorrei chiarire bene che cosa si sta facendo male e che cosa ci sta mancando. E perche’ ci sta mancando. Parliamo cioe’ di WiFi MAN (Metropolitan Area Network).

Partiamo da un punto: come stanno le cose ora.

Le frequenze (dei blocchi di frequenze, in realta’) vengono vendute con un’asta pubblica nazionale , che consente di fatto l’acquisto da parte dei soli operatori telefonici nazionali. Per capire quanto sia insana questa cosa, immaginiamo che da domani la cosa sia fatta a livello europeo, e che soltanto un operatore in europa possa comprare una data frequenza, assicurandosene l’uso su tutto il continente.

Ovviamente, direte che questo e’ un disastro perche’ facendo in questo modo solo degli operatori enormi potranno partecipare, mentre gli operatori nazionali non potrebbero. Ecco, bravi.

Adesso torniamo alla situazione nazionale, e andiamo a fare la stessa domanda: perche’ solo un operatore nazionale? Perche’ non e’ possibile comprare , che so io, dalla citta’, uno spicchio di frequenza per servizi da usare per gli ISP cittadini?

Qui viene il punto: la gente mi risponderebbe “ma a cosa servono degli ISP cittadini? Sono troppo piccoli!”. Beh, allora posso girare la cosa a livello europeo: a che servono operatori telefonici nazionali? Non sono troppo piccoli?

La risposta corretta ovviamente sta in mezzo. Un operatore e’ troppo piccolo, ma dipende sempre da cosa sta facendo.

Vi faccio un esempio: ho comprato una presa elettrica WIFI , una IP44 per esterni (ok, ok: IP44 non e’ davvero per esterni, ma di fatto e’ sotto una tettoia, quindi e’ solo una precauzione) che uso per programmare via wifi le mie lucine di Natale. Bene.

Il guaio di questa roba di Meross e’ che una volta entrata nella mia WIFI non fa altro che andare verso un server cinese per fare tutte le cose che deve fare. Ora, il mio problema e’ che sin quando si tratta di accendere e spegnere lucine di natale, chissenefrega se il server e’ cinese. Se anche dovesse andare giu’ perche’ l’azienda cinese scompare, pazienza: 13 euro buttati, e il massimo che mi potrebbe succedere e’ che le lucine di natale rimarrebbero sempre accese o sempre spente.

Ma se proviamo ad immaginare che questa roba controlli apparati DENTRO casa, e dico apparati di consumo rilevante, col cavolo che mi affido ad un server cinese. L’ “internettizzazione”  di apparati che hanno funzioni locali e’ una cosa stupida, pericolosa sul piano della sicurezza, e anche sul piano della gestione dei dati non so proprio cosa facciano i cinesi con la preziosa informazione che le mie lucine di Natale sono accese.

Quindi, torniamo indietro: domani vogliamo che la mia casa “ceda” energia elettrica dai pannelli solari alla casa oltre la collina, che e’ in ombra, e voglio che quando il sole si muove e sono in ombra io, ma loro sono al sole, la mia casa riceva energia in eccesso. Bene. Ci sono tantissimi progetti di questo tipo. Solo che richiedono un cloud negli USA, in Irlanda, oppure in Cina.

Sapete che vi dico? Ma anche no.

Non possiamo basare infrastrutture civili sulla speranza che qualcuno dall’altra parte del mondo sia raggiungibile. Anche tralasciando il fatto che il trasporto dati sino la’ costa un paio di KWh per GBi, e il fatto che al massimo questa cosa andrebbe fatta dalla mia azienda elettrica e non da Amazon, i rischi superano di molto i vantaggi.

Non esiste alcuna ragione specifica per la quale io, dal mio salotto di casa, debba chiedere ad un server in Cina di accendermi le lucine. Tantevvero che da ora in poi comprero’ prese col telecomando: ho dovuto creare una wifi guest per contenere gli apparati IOT, solo perche’ non ho voglia che un cinesazzo entri nella mia wifi di casa. E tutto questo per imitare un telecomando?

Alcuni mi dicono di non preoccuparmi, perche’ i routers del futuro (ah! il futuro! ) arriveranno con una Wifi Apposita supersegregata (ce ne sono anche oggi, ma “supersegregata” fa ridere). Altri mi dicono che “non ci sono alternative”.

Se estendiamo l’esempio oltre le mie lucine di casa, e ci infiliamo dentro tutti gli elettrodomestici di una citta’, o di una nazione, capiamo bene che un evento come il “Facebook Down” ,che l’ultima volta e’ durato 4 ore,   sarebbe catastrofico. Tutti gli elettrodomestici dell’europa occidentale che si bloccano perche’ un’azienda americana e’ in down , non e’ accettabile.

Ed e’ pericolosissimo il momento del “risveglio”, perche’ se questi fanno riaccendere tutti i condizionatori nello stesso momento, la rete elettrica collassa.

Houston, we have a problem.

La realta’ e’ che abbiamo bisogno ANCHE di reti PICCOLE.

Diciamo , oltre alla “Internet” come la conosciamo, di una rete su scala cittadina (traffico, smart grid, luci, raccolta rifiuti, IoT interconnessi, mezzi di trasporto urbani, ISP urbani, etc) e di reti su scala regionale (sempre smart grid, logistica, posta, ISP regionali, IOT interconnessi etc).

Faccio notare la presenza di “iot interconnessi” perche’ il concetto di “IoT che abbiamo oggi e’ una minchiata bella e buona. Certo, mi fa comodo poter accendere e spegnere le luci col cellulare, ma avrei potuto comprarmi un hub domestico per IoT ed evitare di andare in Cina.

Ni. Perche’ voi sapete che io sono uno smanettone. E sapete che ho amici smanettoni. E i vostri Home Hubs per i servizi IoT, oltre a essere “intercompatibili” solo ufficialmente (di fatto se usate la marca X siete limitati ad IoT di marca X) , prima o poi vi dicono che se volete DAVVERO godere dell’ Home Automation dovete per forza attaccarli al vostro WiFi, o alla rete mobile.

Ed ecco che siamo di nuovo al punto: il mio Home Hub, se vuole comunicare col mio telefono mentre sono a tre km di distanza, deve rivolgersi ad un cloud che sta su un altro continente.

La verita’ e’ che l’ uso della home automation eccede rarissimamente i confini cittadini, e quasi mai i confini della regione. Si, ci sono quelli fichi che vogliono controllare le lucine di natale mentre sono in vacanza alle Maldive, ma onestamente se siete in vacanza alle Maldive e volete controllare le lucine di Natale in Germania, avete bisogno di un qualche aiuto psichiatrico. E anche di quelli buoni.

Ma anche ammesso che possiate o vogliate farlo, il punto e’ che non avete certo comprato un sistema di Home Automation per spegnere le lucine dalle Maldive quella volta l’anno che ci andate.

Ma IoT va anche oltre il semplice Home Automation. Ci sono tutti i sistemi di smart city che , ad oggi, possono venire fatti solo chiedendo aiuto a telco che hanno l’agilita’ di un elefante in coma. E poi perche’ non potrebbe essere un’azienda locale a fare servizi specifici per la citta’, visto che non ci sono due citta’ con gli stessi bisogni?

Perche’ bisogna chiedere ad una telco nazionale quel che serve per automatizzare un pochino i semafori?

La verita’ e’ che questa merda e’ inefficiente. Per ascoltare la radio locale su IP  , come faccio a casa sulla box di D-Telekom, il segnale di fatto parte da un cloud che si trova a Berlino. E se strato.de domani ha un problema , perche’ magari domani United Internet AG la rivende a qualcuno, succede che dall’altra parte della Germania si rimane senza radio? Che cosa idiota.

Globalizzare realta’ locali significa portare problemi di scala dentro sistemi che NON HANNO problemi di scala.

La stragrande maggioranza del traffico “smart cities” e’ dentro il perimetro cittadino. La stragrande maggioranza del social networking avviene tra persone che distano pochissimo. Fare pubblicita’ ad una ferramenta di paese in un social network globale non serve a nulla, un social network locale basterebbe e avanzerebbe.

Stiamo globalizzando cose che potrebbero rimanere locali, e lo facciamo a spese di:

  • Rischi. Internet e’ il prossimo terreno di guerra tra nazioni. Una realta’ locale fatica a gestire tutta la sicurezza perimetrale.
  • Costi. Portare 1 GBi dalla Germania agli USA costa oltre 2 KWh.
  • Wealth Extraction: stiamo facendo fare ad un americano un lavoro che sapremmo fare in casa.

A che scopo?

Se volessimo rendere efficiente il mercato, sarebbe meglio procedere in questo modo:

  • TUTTE le frequenze allocate ANCHE su scala cittadina. L’azienda che vuole farne uso partecipa ad una gara locale, o chiede una licenza locale, veloce e poco costosa. Anche le utilities locali possono avere spazio per offrire i loro servizi.
  • TUTTE le frequenze  allocate ANCHE su scala regionale. L’azienda che vuole farne uso partecipa ad un bando, o chiede una licenza locale, in maniera veloce e poco costosa. Anche le utilities regionali possono farne uso per servizi pubblici.
  • Alcune frequenze allocate per uso nazionale. Come succede ora.

Questo e’ quello che manca. Mancano i primi due punti. I primi due punti darebbero, peraltro, la possibilita’ agli ISP locali di colmare le mancanze di copertura delle grandi telco, ma darebbero anche la possibilita’ di offrire altri servizi.

Si, col wimax ci sono state gare regionali, ma ne parlo sotto. Prima vorrei capire che cosa sta mancando.

Vorrei fare un altro esempio (aneddotico) per chiarire cosa NON possiamo fare ora. Forse non sapete che da queste parti avere un figlio/a a scuola e’ un lavoro. Le forme di partecipazione scolastica per genitori sono molto articolate, si possono dare volontariamente delle lezioni nei doposcuola (non in tutte le scuole, ma in quella di mia figlia e’ possibile darsi disponibili per una “AG”) e si possono dare soldi alla scuola (direttamente sul conto corrente apposito per il fund raising) oppure  “aiutare” come volontari. Siccome hanno delle lezioni di “educazione ai social media”, si e’ pensato di installare una wifi della scuola con dentro un Mastodon completamente isolato da internet (al gymnasium qui si comincia a 10 anni), in modo che i ragazzini possano usare dei social network “sotto controllo” ed imparare a farlo. Sin qui tutto bene, i server li avevano (e pure accesi MA inutilizzati!!!) per cui io e altri due ci abbiamo messo poco a fare tutto.

Ma a 50 metri dal gymnasium c’e’ una realschule (un istituto tecnico , o quasi, nel sistema scolastico gentiliano tedesco). Siccome i ragazzi delle due scuole si incontrano durante pause, anche la Realschule ha chiesto di avere il proprio server, e di federarlo. Bene. Qualcuno nella Realschule ha messo su la loro istanza, ma anche loro la vogliono chiusa, perche’ anche la Realschule comincia a 10 anni.  Comprensibile.

Ma allora come le facciamo parlare?

La prima proposta fu quella di spendere 50 euro per un amplificatore wifi e unire le due wifi. Magari corroborata da un’antenna direzionale ad alto guadagno. La distanza e’ sotto i 100 metri, e una coppia di amplificatori a 8W la coprono benissimo, anche nelle condizioni metereologiche tedesche, con umidita’ tremende e assorbimenti mostruosi da parte degli alberi e del terreno quasi sempre umido.

Ma non si puo’. Tonnellate di regolamenti vietano di usare queste “altissime potenze” per il wifi. Persino per collegamenti che al fine pratico sono direzionali: stiamo parlando di due antenne ad alto traffico che si potevano allineare col teodolite, perche’ c’e’ visibilita’ ottica.

Abbiamo dovuto usare la connessione ad internet della scuola e stabilire una VPN con IPSec tra le due scuole. Con la “piccola” differenza che la connessione COSTA,  e i due Mastodon , dati in mano a un totale di 1400 studenti dopo avergli detto “senza limiti e costi” , hanno questa tendenza che “consumicchiano banda”.

Ora, perche’ non si puo’ usare un semplice amplificatore di segnale WIFi? (che peraltro e’ in vendita, pur essendo proibito!!)

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Aggiungete un’antenna ad alto guadagno e andate in WiFi dall’altra parte della citta’. 

Questo e’ il punto. Ci sono tantissime cose utili e belle che non vengono fatte semplicemente perche’  l’IDEA riceve troppi ostacoli normativi. Lasciamo perdere l’idea in se’, che tra poco (?) sara’ superata da un programma di digitalizzazione scolastica della NRW: non era dell’esempio che volevo parlare, ma del concetto.

Potremmo avere tante idee, piu’ o meno pazze, dai cinema che trasmettono i film in tutto il quartiere , alle biblioteche che estendono il raggio d’azione , alle reti di social scolastici senza i rischi legati ad internet, social network civici, qualsiasi cosa vi venga in mente. Ma non si puo’, perche’ dovete passare per i grandi network, che hanno tutti i problemi dei network globali (difficolta’ di geolocalizzazione, esposizione ad attacchi DDOS, ed altro) ma non forniscono ad un servizio civico cittadino alcun vantaggio tangibile. E poi, il famoso IoT.

La scelta di vendere TUTTE le frequenze disponibili come frequenze nazionali a provider globali (o almeno nazionali) e’ una tremenda inefficienza di mercato. Stiamo impedendo a piccole realta’ locali (magari con idee che poi potrebbero crescere) di maturare in loco, dentro delle reti civiche, e poi magari uscire. Le citta’ europee potrebbero essere il piu’ gigantesco incubatore di idee della storia, e invece si mandano tutti gli inventori dentro la Silicon Valley, a fare cose che non vengono finanziate se non sono “cool”, e se sono importanti non frega un cazzo a nessuno.

Si preferisce un paradigma basato su una finanza assurda che esiste solo negli USA, quello delle “startup”, quando le citta’ europee offrono una gamma di problemi da risolvere che un pisquano in Silicon Valley non immaginera’ MAI. Anziche’ permettere alle idee di crescere nelle nostre citta’, dove si misurerebbero con la realta’ , ci aspettiamo che gli inventori vadano tutti ad elemosinare soldi da Venture Capital che alla fine premiano sempre l’idea piu’ cool , e mai quella piu’ importante.

Problemi che si potrebbero risolvere senza avere server in Cina , cloud in USA, semplicemente usando traffico locale su reti cittadine o regionali.

Un’eccezione degna di menzione e’ il WIMAX. Il problema del Wimax, pero’, e’ uno: innanzitutto le aste si sono svolte con la competizione delle grandi telco, che poi le hanno messe nel cassetto perche’ gli fanno concorrenza. E’ il caso di:

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Ma il secondo punto notevole e’ che non e’ presente il segmento cittadino, che invece sembra il piu’ promettente per IoT e imprenditori locali. Tutta la parte di MAN (Metropolitan Area Network) sembra essere ignorata.

Inoltre, sebbene esista uno standard Wimax “mobile”, non esistono moltissimi cellulari capaci di usarlo. Mentre il Wifi e il 4/5G saranno su ogni dispositivo mobile.

In definitiva, cioe’, e’ la struttura stessa delle aste per le frequenze ad essere inadatta al futuro: sarebbe molto meglio avere tre segmenti di frequenze, e questo dovrebbe valere ANCHE per 4G e 5G, da assegnare al segmento Metropolitan e Regional. Al contrario, 4G e 5G sono solo nazionali, Wimax e’ regonale, e il segmento Metropolitan non ha praticamente ricevuto alcun interesse.

Questo e’ cio’ che consente alle telco di mantenere il proprio potere di monopolio, senza il rischio di realta’ emergenti “dal campo”, senza alcuna competizione sulle idee.

Fonte: https://keinpfusch.net/frequenze/