Framing e re-framing.

Framing e re-framing.

Framing e re-framing.

Sto leggendo della storia di Di Maio che fa le scuse alle persone sottoposte a linciaggio mediatico, e onestamente chiedo quale sia la differenza tra la faccia e il culo del giornalista che scrive l’articolo.

Ci sarebbero da ricordare diverse cose, a riguardo.

La prima e’ che la “caccia al cinghialone” in Italia non comincia certo con Di Maio e M5S che attaccano il sindaco di Lodi. E non comincia nemmeno con la sinistra che lincia Berlusconi, reo SOLTANTO di avere fatto le feste con orgia fuori da Roma, senza invitare tutti i partiti.

Questa abitudine al linciaggio sulla pubblica piazza e’ molto piu’ antica, e se volete proprio attribuirla ai populisti, allora dovrete ammettere (e mi riferisco a quelli che oggi ne fanno un caso, mediamente di sinistra) di essere stati populisti, se non di esserlo ancora.

Per esempio, non si capisce per quale motivo i giornali di sinistra si stiano incaponendo su un processo tutto sommato secondario se non irrilevante, che per condizioni di salute avra’ una pena sospesa, quale il processo Ruby Ter di Berlusconi. Ma quello che vedo e’ questo.

La parte #metoo ovviamente ne approfitta per parlare della ministra che si e’ vista schiaffare in prima pagina le telefonate private (come se fosse stata la prima, e come se non si fossero sbattute telefonate inventate in prima pagine, come con la storia della “culona inchiavabile”, che non fu MAI pronunciata in NESSUNA telefonata mai registrata).

La verita’ e’ che se di Maio ha fatto le scuse per uno o due linciaggi mediatici, molti altri partiti dovrebbero passare il tempo a frustarsi sulla schiena per penitenza, ma non lo fanno. Gli costerebbe troppo ammettere di essere come gli “inferiori” dell’ M5S.

Il MITO della sovrumanita’, o della differenza antropologica, delle sinistre impedisce loro di ammettere di essere, in definitiva, molto simili alle “destre”.

Ma c’e’ un problema che non si affronta qui: il ruolo della stampa nei linciaggi. Quando le telefonate private della ministra sono finite sui giornali, ce le ha messe Di Maio?

Chi, dopo aver ascoltato le telefonate, ha deciso di pubblicarle, era un dirigente di M5S, o un dirigente di un giornale?

Persino Grillo, che presto si trovera’ linciato per via di suo figlio, (la Buongiorno accetta solo cause vinte) , sa che la stampa ha gia’ pronunciato il suo verdetto. Hanno gia’ gli articoli scritti, sia nel caso di vittoria che di sconfitta.

E si dira’ pure che e’ colpa di Grillo, ma il linciaggio del cinghialone di turno non e’ certo iniziato con Grillo. E non e’ decisamente sua invenzione.

Ricordo nettamente il periodo di Mani Pulite, quando ogni giorno la lettura dei giornali consisteva in quella che Orwell avrebbe definito “i due minuti di odio”.

E non mi sembra di dover dare a Grillo il brevetto della cosa: e l’unica cosa in comune tra tutti questi linciaggi, e’ una sistematica azione diffamatoria dei giornali.

Tralasciamo pure eventi come la storia della “culona inchiavabile”; che fu inventata di sana pianta dai giornali. Un celebre giornale italiano invento’ di aver ascoltato delle intercettazioni, e quasi creo’ un incidente diplomatico dicendo di aver sentito Berlusconi insultare la Merkel. Quando, anni e anni dopo, le intercettazioni vennero ascoltate in tribunale, non c’era traccia di quelle invettive. Furono una pura invenzione.

E se apriamo un dossier e andiamo a scavare dentro gli articoli che fanno scattare il linciaggio, troviamo sempre delle cose in comune.

  • si insiste su un qualche hobby molto costoso della vittima. “La ministra con l’hobby dei diamanti”, “il ministro con l’hobby dei quadri milionari”, “il sindaco con l’hobby delle auto d’epoca”, eccetera.

Poi si scopre che la persona ha UN anello con un diamante, ma qualcuno ha visto una sua foto con l’anello al dito. Poi si scopre che il tizio ha una vecchia auto, e diventa “d’epoca”. Eccetera.

Si tratta, cioe’ di montare un’antipatia contro la persona, titillando l’invidia delle persone che faticano ad arrivare a fine mese.

  • il “tesoro”. Quando viene arrestato qualcuno, c’e’ sempre “il tesoro”. Tutti hanno “un tesoro”.

Peccato che questi “tesori” non vengano MAI ritrovati, e non ci siano nemmeno delle carte dell’inchiesta. Alla fine tutto quello che viene sequestrato era nella casa dell’arrestato, e poco piu’: ma si crea SEMPRE un mito del “tesoro”.

Mani Pulite ha fatto arrestare/finire sui giornali circa 2600 persone. Seicento di queste non finirono neppure in tribunale. Ne furono condannate circa 1300. In tutti i casi, si parlo’ di”tesori nascosti”. Un economista arrivo’ a stimare in diecimila miliardi di lire il giro di tangenti che Mani Pulite stava toccando.

Quanti di questi tesori furono recuperati? Ricordate il tesoro da 100 miliardi di lire di Craxi?

Beh, allo stato rimase poco piu’ di quanto sequestrato nelle case degli arrestati. La tangente che diede inizio a tutta l’inchiesta , infatti, ammontava al 10% di centoquaranta milioni di lire, cioe’ quattordici milioni di lire. Settemila euro.

I “tesori” non sono mai esistiti.

  • le abitudini sessuali scandalose. e’ sin dai tempi di De Michelis che sui politici arrestati si dice di tutto e di piu’. Poi arrivo’ Berlusconi e i giornali impararono che l’imputato sembra piu’ cattivo se c’e’ tanto sesso. Per gli imputati piu’ piccoli, era tutto un “trovate immagini pedopornografiche sul suo computer”.

La specie umana non e’ una specie monogama. Del resto, una recente ricerca sui cigni mostra che formano coppie ma scopano a destra e sinistra , per cui non c’e’ da stupirsi. Ma una cosa che rende le persone antipatiche ai bigotti e’ quando scopano troppo.

E questo e’ ovvio: con l’80% delle coppie che sono di fatto delle aziende nate per ottimizzare l’economia, tutti hanno paura di perdere il partner e finire al disastro economico. Un tizio che scopa un sacco e’ un pericolo per ogni coppia, idem una tizia.

Quindi, appena un arrestato/a mostra un qualsiasi interesse per il sesso, diventa immediatamente lo sporcaccione.

Quando poi un’inchiesta tira in lungo, per tenere le prime pagine le procure trovano sempre “immagini pedopornografiche” sui loro computer. In realta’ si tratta di immagini e cache di film porno, nei quali le attrici non mostrano la carta di identita’. Le inchieste poi finiscono nel nulla.

Morale: quando un’inchiesta parla di “tesoro nascosto” di “abitudini costose” e di “vita sessuale abietta”, potete partire dalla CERTEZZA che l’imputato sia INNOCENTE.

Quando infatti c’e’ della ciccia, non c’e’ bisogno di usare “il metodo”: se prendete l’inchiesta sul crollo della funivia, o altre inchieste su cose davvero rilevanti, non vedete queste cose.

Non ci stanno sfrucugliando la minchia con il tesoro nascosto del gestore della funivia, o con le sue abitudini costose e borghesi (qualcuno ha menzionato un SUV, ma evidentemente manca il furore, ormai un SUV ce l’ha in leasing anche il vostro muratore) , o con la sua condotta sessuale.

Qui c’e’ la ciccia, quindi non serve “il metodo”.

E allora, la vera domanda e’: va bene, Di Maio ha chiesto scusa, ma voi giornalisti, quand’e’ che abbandonerete “il metodo”?

Anche perche’ le persone prima o poi cominceranno a notare una singolare coincidenza: tra i “cinghialoni” da linciare , magistrati e giornalisti sono una categoria, come dire… “protetta”.

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