Euro? Sara’ meglio scapparne.

Sinora ci e’ stato raccontato (senza uno straccio di qualsiasi sostegno scientifico) che l’euro ci avrebbe salvato dal default, e ci abbiamo creduto. Ci abbiamo creduto nonostante non esista alcuna documentazione scientifica sui benefici finanziari di abbracciare una moneta piu’ forte, e ci abbiamo creduto nonostante il caso argentino (l’ Argentina era legata al dollaro, forte all’epoca) dimostri il contrario. Oggi pero’ bisognera’ incrinare anche le superstizioni. Mi spiego meglio.

La Germania ha annunciato la sua stima di perdita netta per colpa della crisi. Nonostante una mole ingente di aiuti statali alle banche, i tedeschi si sono presi  un -7%. Che paragonato al -4% italiano(1) e’ un bel disastro. E’ un bel disastro perche’ non si tratta di misure unitarie, ma di misure relative al PIL, e il PIL tedesco e’ “un po’ grandino”. Questa e’ una botta gigantesca che l’area dell’ Euro fara’ fatica a superare. Come se non bastasse, c’e’ poca correlazione tra questa cifra e le perdite annunciate dalle banche. Il che significa che i bilanci (come ormai risaputo per Deutsche Bank) sono perlomeno “cosmetici”. Quando sapremo la verita’ ci sara’ un altro tonfo di borsa, con tutto quello che ne segue.

Gli inglesi, abituati alla falsita’ imbellettata e poco onesti quando si tratta di riconoscere le magagne nazionali,  pubblicano dati sul PIL come al solito: in BZU, British ZoomQueen Unit, che equivale alla quantita’ di pesce mangiata dalla regina nei primi 30 anni di vita moltiplicata per la distanza in decimi di pollice tra Londra ed Edimburgo , diviso per la circonfernza del commonwealth espressa in Parsec per BigBen, fratto Pudding della Zia Margareth. Forti di questa tradizionale trasparenza con guida a sinistra, riescono a nascondere abbastanza, ma la risposta l’ha data S&P declassando il loro debito pubblico: preoccupati che Brown decida di attingere al debito per tenere alto il morale, gli hanno (saggiamente) legato le mani. E’ lecito aspettarsi perdite che si aggirano attorno ai dieci punti percentuali del PIL, e anche quel PIL non scherza.

Lasciamo perdere la Spagna che grida “viva la Muerte!”, Francia e Benelux sembrano uno spettacolo desolante di ipocrisie, dati falsi ed incoerenti tra loro (2), boutade politiche.

Qual’e’ la differenza tra loro e noi? La differenza e’ che noi vediamo la possibilita’ di risalire nei dati che abbiamo, mentre in quelli dei nostri vicini europei vediamo solo altro buio. Non dico sia certo, ma e’ possibile che da fin giugno in Italia si vedano alcuni spiragli di crescita allo stato attuale darei l’ Italia al 50% , come paese che ricomincera’ a “cresciucchiare” nel 2010. Non scommetterei , visti i futures, ne’ su Inghilterra, ne’ su Germania, o altri.

Ne’ si vedono altre locomotive del mondo. Negli USA sta emergendo il problema del calo di gettito fiscale (le liti tra Governator e Obama sono le prime avvisaglie) anche se l’approccio della White House e’ quello di finanziare indirettamente i debiti mediante aiuti e versamenti dal deficit centrale. Il problema e’ che l’ammontare delle perdite delle amministrazioni locali e’ enorme, e puo’ portare il deficit USA alle stelle. Peraltro, non ci sono miglioramenti sul fronte dell’occupazione, e la famosa “rivoluzione green” di Obama consiste nel pretendere che le auto facciano almeno 10 km con un litro di benzina. Impressionante: vendergli la FIAT Uno oggi sarebbe sufficiente a fare la “rivoluzione verde”. Non una parola sui particolati, sulle quantita’ effettive di inquinamento delle auto: solo i consumi. E lo scopo non e’ “verde”, ma solo di “per uscire dalla dipendenza dal petrolio straniero”. Complimenti.

I russi sono piegati, e se Putin non si inventa qualcosa in fretta, il potere delle fonti energetiche sara’ facilmente aggirabile per via del basso costo di gas e petrolio. Non si prevedono nuove speculazioni sul petrolio nei prossimi mesi, perche’ i futures non sono piu’ cosi’ attraenti nell’era del quantitative easing.

I cinesi devono recuperare lo spaventoso bilanciamento tra campagne e citta’, e anche al ritmo odierno risentiranno el tonfo giapponese (e relativi consumi) , di quello americano e degli investimenti irrisolti, ovvero di tutti quei futures comprati scommettendo sulla crescita, e che non daranno resa. Con relativo abbandono dell’intero capitale.

L’euforia sudamericana si e’ spenta per via della caduta del prezzo del petrolio e della minor voglia dei cinesi di occupare la zona.

Cosi’, nessuna nuova locomotiva si appresta a spingere il mondo. E non si vedono ulteriori locomotive in vista nell’area UE. Cosi’, se l’ Italia resistesse (e se confrontate il -4% con il -6% USA e il -7% tedesco,  ed i relativi PIL, capite facilmente che abbiamo subito un piccolissimo impatto) ci sarebbe un nuovo problema: ci conviene rimanere con una moneta garantita da 27 paesi  tutti piu’ colpiti di noi dalla crisi,e fatta materialmente da un gruppo di paesi tutti colpiti piu’ di noi dalla crisi?

Entro la fine di quest’anno, se le cose continuano cosi’ e l’ Italia sara’ reattiva come sembra, e’ possibile che quei paesi che sino a ieri “erano in dubbio se buttarci fuori dall’euro” potrebbero venire da noi a pregarci di rimanere. A costo di pagarci un pochino di deficit come “misura non convenzionale” della BCE.

I prossimi mesi saranno divertenti. Se non siete tra gli inutili del mondo occidentale. Ma di questo parlero’ ancora nel prossimo post , se no Repubblica e il Corriere non sanno di cosa parlare.

Uriel

(1) Si’, ometto i decimali. Nessuna proiezione tendenziale su dati statistici a campione puo’ essere precisa sino al decimo di percentuale. Non facciamo ridere Gauss nella tomba, per favore.

(2) Ragazzi, non e’ il modo di mentire. Ve lo dico da italiano. Non potete annunciare indici dell’industria a minchia, disoccupazione in crescita e PIL quasi stabile. Non e’ possibile, capite?

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