EROI di qui, EROI di là.

Quando si fa un uso spropositato di un acronimo, di solito la prima cosa che faccio e’ andare a vedere a che cosa corrisponda. Lo feci tempo fa con il PIL, scoprendo che per come viene calcolato non e’ affatto cio’ che noi pensiamo, ma la semplice somma di tutti i movimenti contabili considerati positivi, cosa che consente di moltiplicarlo a dismisura variando la legislazione. Adesso mi e’ venuta voglia, per via della questione dell’etanolo, di ficcare il naso nell’ EROI.

Comincio dalla fine: e’ un numero che nelle intenzioni dovrebbe essere importantissimo per valutare una fonte energetica. Nei fatti, cioe’ in come viene calcolato, tantovarrebbe dare i risultati della tombola di Casalecchio.
Facciamo un esempio concreto: la Francia ed il nucleare.
Si dicono diverse cose del fatto che i francesi usino il nucleare, per esempio che “non convenga economicamente”. Questa e’ una bufala davvero facile da contestare, per la semplice ragione che EDF produce utili. E siccome il 70% dell’energia che produce e’ nucleare, diventa difficile pensare che sia economicamente sconveniente.

I critici dicono che i francesi vorrebbero abbandonarlo perche’ costa poco: stranamente, l’ultimo CDA di EDF ha appena ri-comprato il 50% delle attivita’ nucleari di Constellation . Quindi, stanno pianificando di abbandonarlo nella misura in cui comprano opzioni per gestire nuove centrali nucleari.
L’altra bufala e’ che EDR vivrebbe di soldi pubblici perche’ collabora al programma nucleare del governo francese: stranamente, nei rapporti annuali del gruppo non se ne vede traccia. E’ sicuramente possibile che i detrattori del nucleare sappiano qualcosa che gli azionisti di EDF ignorano: non sarebbe la prima volta che ricevono documenti ed informazioni segretissime dei quali nessun altro dispone, neppure loro stessi.
Quando si fa notare il fatto che il nucleare sembra conveniente e che EDF intende produrre ancora piu’ energia nucleare, di solito si tira fuori l’ EROI. L’ EROI vorrebbe essere una stima del rapporto tra il valore dell’energia prodotta e la quantita’ di energia necessaria a produrla.
Se il dato, pronunciato cosi’, sembra sensato, (come sembra sensato dire che il PIL sia la “ricchezza prodotta”) , diventa meno logico quando si vanno a leggere i conti che vengono fatti. Prendiamo per esempio il mitico calcolo secondo il quale il nucleare richiederebbe la stessa energia che produce.
Adesso prendiamo la francia, e diciamo che il 70% dell’energia che produce necessiti di altrettanta energia: a quel punto, poiche’ il rimanente 30% non basterebbe, ci aspettiamo che la francia importi il 40% dell’energia che consuma, in modo da procurarsi il 70% dell’energia che spreca col nucleare. Cosi’, se un il nucleare richiede per funzionare la medesima energia che produce, il risultato e’ che nessun paese potra’ andare oltre il 50% dell’energia: consumando il resto per produrre energia nucleare.
Quando la quantita’ di energia prodotta per via nucleare superasse il 50%, e’ ovvio che sarebbe richiesta l’importazione, altrimenti il bilancio energetico andrebbe in negativo.
Cosi’, e’ chiaro che l’ EROI del nucleare viene calcolata in qualche maniera che la rende un dato insensato, e la cosa salta agli occhi non appena si nota che la Francia esporti energia, mentre un EROI pari ad 1 (come millantato dai verdi) la costringerebbe ad importarne il 40% e consumare il rimanente 30% proveniente da altre fonti.
Il trucco che viene messo in atto mediante un calcolo a dir poco truffaldino e’ quello di tornare indietro di due o tre passaggi quando si calcola l’ EROI del nucleare. Per farlo diventare uguale ad uno viene aggiunto al conto di tutto, dall’energia necessaria a portare al lavoro i dipendenti sino a quella necessaria per costruire le auto che li portano al lavoro, sino all’energia necessaria per estrarre le materie prime necessarie a costruire le automobili necessarie a portare al lavoro i dipendenti: alla fine, in pratica si considera costo energetico persino l’energia necessaria a far andare avanti la casa dei dipendenti.
La cosa non mi ha stupito tanto: poiche’ l’uranio arricchito non viene modificato ma viene semplicemente isolato un isotopo particolare, tutti i trattamenti in gioco sulla materia prima sono di tipo chimico e meccanico. Per una semplice questione di scala e’ ovvio che le reazioni nucleari produrranno quantita’ di energia diversi ordini di grandezza superiori. Poiche’ era impossibile calcolare l’ EROI in modo da far tornare i conti soltanto calcolando la resa del carburante e la sua lavorazione, si e’ deciso di inserire nel calcolo dell’ EROI anche il costo necessario a smaltire le scorie.
Poiche’ ogni tecnica di smaltimento di scorie e’ sempre (tranne la loro degradazione per via nucleare) un processo chimico o meccanico, anche aggiungendo l’energia necessaria ad inglobare le scorie in un blocco di vetro i conti non tornavano. Cosi’ si e’ deciso di aggiungere l’energia necessaria alla manutenzione ed al mantenimento delle centrali.
Ma ancora una volta, i calcoli devono essere sbagliati, perche’ ci scontriamo ancora con il dato del 70% dell’energia francese: dire che occorra piu’ del 70% dell’energia di francia, o anche solo il 95% del 70%, cioe’ il 66.5%, significherebbe che in francia piu’ di meta’ delle persone passa il proprio tempo a fare manutenzione diretta o indiretta a queste centrali. Avete informato di questo la popolazione francese?
Per gli amanti delle fonti, sto calcolanto il 70% dell’energia per difetto: alcune fonti, come EDF, sostengono che l’energia francese di origine nucleare sarebbe addirittura l’ 85% dell’energia usata dalla francia. Se cosi’ fosse, e l’ EROI globalefosse vicino ad 1, per far andare queste centrali il rimanente 15% non basterebbe, ne’ basterebbe per mandare avanti il paese: stranamente, pero’, la Francia non importa energia.
Se la Francia non esportasse energia e fosse in pareggio, una quantita’ dell’ 85% di energia nucleare implicherebbe un EROI globale minimo di 5.6. Poiche’ ne esportano anche, e’ evidente che l’ EROI debba essere ancora maggiore.
Un altro uso scorretto dell’ EROI e’ stato quello che due parastudiosi, un ingegnere minerario ed un veterinario in pensione, hanno fatto nel calcolare il presunto EROI dell’etanolo. Nel calcolo da loro fatto, produrre etanolo partendo dal mais non sarebbe conveniente perche’ avrebbe un EROI negativo. Comprendendo infatti tutti i costi di produzione, essi erano arrivati alla conclusione che per fare dell’etanolo si stava consumando piu’ energia di quella prodotta.
E’ interessante notare innanzitutto una cosa: che il dato non si riferiva all’etanolo di per se’, ma soltanto alla produzione mediante mais. E alla produzione americana.
Si tratta di un numero che quindi e’ abbastanza “ibrido”. Innanzitutto, le fattorie americane non sono famose per l’ottimizzazione delle risorse energetiche. Si tratta generalmente di costruzioni in legno e poca pietra con una coibentazione ridicola, un consumo solo di riscaldamento che fa paura, e l’uso dei mezzi agricoli e dei fertilizzanti e’ a dir poco smodato, mancando un’autorita’ consortile che la disciplini.
Ma non e’ necessario scendere nel dettaglio cosi’ tanto: se anche fosse vero che produrre etanolo negli USA non conviene, perche’ mai questo dato viene esportato, pretendendo che se non conviene negli USA allora non conviene neanche altrove?
In realta’, quel dato e’ viziato da alcuni problemi di base:

    1. Le persone chiamate a fare quel rapporto non avevano alcuna competenza scolastica o professionale a riguardo.
    1. Il rapporto si riferisce solo ad una situazione americana, scegliendo come riferimento fattorie americane.
    1. Il rapporto si riferisce alla produzione di etanolo mediante mais, non considerando barbabietole, canna da zucchero.
    1. Il rapporto si riferisce solo ad etanolo primario, ottenuto con il mais, e non a quello secondario, ottenuto mediante scarti di produzione di altre colture.
    1. Il rapporto si riferisce ai costi di distillazione dell’industria attuale, senza considerare i vantaggi di scala.

E’ abbastanza chiaro che si tratti di un rapporto “abbastanza favorevole ai petrolieri”, e se non ci fosse stato in gioco il buon Castro, con ogni probabilita’ gli stessi sostenitori di questo dato come verita’ assoluta avrebbero gridato alla solita commissione pagata dalla lobby petrolifera.
In realta’, nella produzione su vasta scala di etanolo i dati energetici cambiano notevolmente, a seconda dei fattori in gioco. Rispettivamente:

    • 2) Le fattorie americane non sono proprio un modello di ottimizzazione energetica. Oltre ad una quantita’ di attrezzature spropositata, dovuta alla mancanza di enti consortili (una fattoria possiede mediamente le mietitrebbie che usa, un camion, estrae l’acqua dai pozzi mediante autoclave diesel, e’ una costruzione in legno coi coibentazioni ridicole, (1) non c’e’ un trasporto dei prodotti per via ferroviaria, la concimazione e’ lasciata agli agricoltori, eccetera). Dire che una fattoria americana abbia costi energetici enormi non implica assolutamente che la prestazione sia comune nel resto del mondo. Anzi.
    • 3) Esiste anche la barbabietola. Lo dico perche’ nel rapporto i due furboni hanno infilato anche i costi di produzione dei concimi, e questo si riferisce per forza solo al mais. La lavorazione delle barbabietole, infatti, produce quantita’ enormi di “borlande”, che sono dei micidiali fertilizzanto (l’unico difetto e’ di essere molto fosforosi,ma dipende dalle dosi), che impatterebbe pesantissimamente sui costi cosi’ come li hanno calcolati i due furboni. Inoltre, la barbabietola richiede meno aratura del mais, e una lavorazione piu’ tenue del campo. Inoltre, una percentuale maggiore della pianta e’ utilizzabile.  La canna da zucchero e’ addirittura un infestante micidiale, e una volta piantata il vero problema e’ rimuoverla dai campi se si vogliono convertire ad altre culture: questo abbatte notevolmente il costo di aratura e di coltivazione.
    • 4) Ogni cultura produce inevitabilmente degli scarti. Quelli del mais e della canna, per dire, possono venire convertiti in pellet o , mediante trasformazioni, in etanolo cosiddetto “secondario”. Anche ammesso di convertirli semplicemente in pellet, rimangono una forma di energia rinnovabile, che va ad aggiungersi al bilancio di prima. Stranamente, il rapporto in questione tiene conto solo del mais netto ricavato.
    • 5) L’industria dell’etanolo negli USA e’ notevolmente arretrata, come ogni settore “tradizionale” dell’industria americana. Essa e’ drogata da disponibilita’ enormi di soldi e di risorse, e da uno sfruttamento del territorio quasi ottocentesco. Non si capisce perche’  persino la coltivazione di legno per farci il pellet, come fanno in Austria, abbia un EROI di 4 (e l’ Austria non ha il sole e i campi della California), mentre l’americano si trova una materia prima che cresce in abbondanza e non riesce a lavorarla a pressi decenti.  Inoltre, non c’e’ alcuna stima nel rapporto dei vantaggi di scala.

Con questo non voglio dire che io conosca esattamente l’ EROI della produzione di alcool. Di certo, pero’, non posso fidarmi di un rapporto evidentemente viziato, fatto da due persone che NON hanno le competenze necessarie nel CV, e come se non bastasse riferito agli stati uniti d’america, situazione agricola ed industriale piu’ unica che rara.
Per favore, quindi, smettete di citare quei dati qui: li considero bufale belle e buone.
Uriel
(1) Sono stati loro ad infilare anche i costi di riscaldamento delle fattorie nel conto dell’EROI, non io. Io mi comporto di conseguenza.