Edonismo.

Edonismo.

Edonismo.

Quando parlate di anni ’80 in Italia, che si parli dell’orrenda provincia o delle citta’ (abbastanza orrende, ma almeno eri coperto da un certo anonimato) , in Italia cala il silenzio.

Tutti dicono che gli ottanta furono brutti, che gli anni 80 sono da dimenticare, ma alla fine dei conti quando andate dagli “intellettuali” nessuno vi sa spiegare il perche’. O meglio: nessuno vuole spiegare il perche’.

Gli anni 80 sono gli anni della mia adolescenza, quindi c’ero e ricordo. All’epoca non capivo tante cose, non riuscivo a metterle in ordine, poi col tempo , e con piu’ metri di paragone, tutto mi e’ piu’ chiaro. Ma il mondo degli intellettuali non ha voluto accettare quello che e’ successo.

Per gli intellettuali “politici”, sistemati sulle poltrone dalla pressione sociale e politica dei partiti di sinistra, (di meno quelli democristiani) parlare di quel periodo e’ imbarazzante.

Perche’ in tutti gli anni 70, il primato era delle ideologie politiche. Quando, con l’arrivo dei primi anni ’80, i giovani smettono di interessarsene (per poi dividersi i sottogruppi identitari) gli intellettuali cercano di vederci meglio, e dopo aver guardato dicono che e’ “il nulla” o “il vuoto di valori”, o “la fine degli ideali”.

Questo succede perche’ essendo intellettuali messi al loro posto dai partiti, non POSSONO dire la verita’: che un’altra ideologia aveva preso il posto delle loro nella mente dei giovani.

Non la si nominava nemmeno, e se qualche intellettuale anche la nominava di striscio, si accertava di non spiegare che diavolo significasse quella parola. Perche se’ qualcuno avesse spiegato che l’edonismo e’ una filosofia nella quale il concetto di “bene” coincide con quello di “piacere e di divertimento”,  tutti avrebbero riconosciuto che l’edonismo aveva soppiantato tutti gli altri -ismi.

Preferivano invece (e preferiscono ancora) presentare un mondo nel quale i giovani erano “sprofondati nel nulla”, “smarriti”, “confusi”, “privi di ideali”. Ma gli ideali esistevano eccome: l’ideale era il divertimento, cioe’ una forma di piacere che deriva nel fare cose insieme.

Sia chiaro, esistevano ancora i fossili del passato. C’erano ancora i punk con la loro determinazione a spaccarsi di nichilismo e di politica (ormai orbitavano tutti attorno ai centri sociali), o come dicevamo noi “gente che oggi non scopa perche’ in Nicaragua ci sono i Contras”.

Quindi si, spesso i figli dei fanatici di qualche partito continuavano a fare politica, oppure si infilavano dentro formazioni fantasiose tipo gli skin rossi, che poi divennero tutti neri, ma in generale, era gente che si divertiva poco.

Ed era questo lo spartiacque di quel periodo: chi era “al passo coi tempi” si divertiva. Chi era serio e non si divertiva era rimasto indietro.

“Divertimento” veniva declinato in maniera diversa: per i panozzi (o paninari) si trattava di sfoggiare vestiti costosi, moto enduro e belle ragazze, e fare festa piu’possibile,  mentre per i metallari era sfoggiare vestiti da metallari, musica estrema e belle ragazze, e bere piu’ birra possibile.

In definitiva, lo spartiacque fu il divertimento, in qualsiasi modo lo declinasse. Di qualsiasi gruppo “nuovo” si facesse parte (esclusi quindi i vecchi punk, e i rimasugli degli anni ’70), lo scopo era il divertimento.

Ovviamente noi adolescenti non avevamo capito fosse un’ideologia, e a 14 anni non me ne farei una colpa; al massimo mi chiedo come mai degli intellettuali che hanno la spocchia di chi ha studiato i filosofi greci non abbiano riconosciuto l’edonismo in quanto ideologia imperante.

E la frattura era molto piu’ che culturale, era anche politica: perche’ diciamolo, alla festa dell’unita’ ti divertivi solo se eri vecchio. Nel mondo della politica ti divertivi … niente. Era tutto troppo, maledettamente serio.  Nei centri sociali occupati il divertimento non e’ mai entrato, e se e’ entrato si e’ disintegrato nell’atmosfera.

Il punto era semplice: sin dai primi anni 80, gli adolescenti avevano deciso di divertirsi. Per gli adulti tutto era dannatamente serio, e divertirsi sapeva di sfottimento verso i loro ideali.

Andare a divertirsi ad un concerto dei Duran Duran (se proprio vogliamo uscire dal metal) mentre loro si annoiavano con gli Inti Illimani  era percepito (da loro), come un sonoro “ehi, sfigati!!!”.

E lo era.

Chi aveva preso la strada del metallo (ed altre strade pericolose per la provincia italiana) sapeva bene di far parte di una categoria che era ostracizzata il doppio: se per noi quelli dei centri sociali erano una pila di sfigati che non si divertivano dal triassico, noi non potevamo nemmeno entrarci, in chiesa o nelle associazioni cattoliche, mentre i panozzi potevano nel tempo libero (per esempio, nei boy scout dell’ AGESCI).

Ma il punto e’ che non ce ne fregava niente, perche’ il nostro problema era “come ci divertiamo stasera?”. Ricordo un’amica molto metallara che una volta, trascinata da una compagna di classe, fini’ in un pomeriggio insieme a quelli della FGCI. Quando le abbiamo chiesto “com’era?”, la risposta era “noioso come a scuola, ma almeno a scuola certe volte ridi. Li’ c’e’ solo uno che spiega.”.

Anche quelli dei centri sociali provarono ad attirarci: eravamo un gruppo di ragazzini che si riunivano di fronte ad un negozio di elettronica/videogiochi/elettrodomestici , ci hanno offerto “asilo” diverse volte, in maniera piu’o meno velata.

Qual’era il problema? Per noi quattordicenni-sedicenni esistevano tre tipi di feste:

  • musica, bere, mangiare, limonare/sesso orale: festa fantastica.
  • musica, bere, mangiare, conoscere nuovi possibili partner (per limonare/sesso orale). festa interessante.
  • musica, bere, mangiare e basta: festa “normale”.
  • musica di merda, poco bere, poco mangiare, e basta: festa di merda.

(dopo i sedici potete sostituire il sesso orale con rapporti completi).

Immaginate quindi cosa pensavamo del centro sociale occupato “Resistenza” di Ferrara. Una pila di sfigati con dei seri problemi igienici, in buona parte eroinomani, che ascoltavano musica che noi definivamo “da pera” (ed era uscito Hell Awaits!!) , e che stavano tutto il tempo a parlare di cose come “il capitalismo”, “la classe operaia”, e altri animali immaginari. Le femmine… beh, lasciamo perdere. E se vi dico che non c’era nulla da baccagliare nemmeno ad essere bisessuali e adolescenti in crisi ormonale, vuol dire che il panorama era decisamente fetido. Letteralmente, fetido. Perche’ l’ igiene per loro era un prodotto della “razionalizzazione del corpo”.

E poi non potevi certo suonare quel che ti pareva, se facevi una festa li’. Per intenderci noi ascoltavamo cose di questo tipo:

Van Halen, Hot for the teacher, 1984.

E dentro quei posti c’erano delle femministe. Di quelle acide, tossiche, bigotte, postcattoliche,  anni ’70. Capite che non si poteva fare NULLA di divertente in un centro sociale, se non sfondarsi di eroina. O ascoltare il Compagno Balboni che ti spiegava la rava et la fava dei crimini americani in Sarkazzistan citeriore. E via di colletta per aiutare i compagni Sarkazzi.

Detto questo, gli 80 sarebbero stati bellissimi se l’uomo di provincia italiano non si svegliasse ogni mattina chiedendosi “e ora come rovino la giornata a qualcuno che invece potrebbe divertirsi?”.

Scrivo questo per quelli che a tutt’oggi continuano ad infangare lo spirito degli anni ’80:

lo spirito era l’unica cosa positiva di quegli anni. Il problema erano i bigotti , sia di centro, che di destra, che di sinistra. Voi.

Qualcuno dira’ : ma anche i ’90 erano cosi’. No, vi sbagliate.

Dopo qualche anno a vivere in questo modo, quando ormai eravamo maggiorenni e la societa’ non poteva piu’ trattenerci facilmente, successe una cosa: che il divertimento divenne uno status symbol.

E da quel momento tutto cambio’, ovvero fini’ l’edonismo:

  1. la societa’ fece di tutto per fare in modo che solo i ricchi potessero divertirsi: era uno status symbol. Quindi era solo per i ricchi. Che si divertissero i poveri era visto come eresia. Qualsiasi cosa non fosse “esclusiva” era criminalizzata. Si parlava di privee, di lounge, di posti esclusivi.
  2. il divertimento divenne obbligatorio. I locali erano pieni di persone che dovevano divertirsi per mostrare di essere ricche, era uno status symbol, ma non si divertivano affatto, e a dire il vero non avrebbero neppure voluto essere li’.
  3. Per divertirsi a forza, perche’ alla fine se non ti diverti la festa fallisce, arrivano fiumi di cocaina. Il divertimento diventa compulsivo, ma con la cocaina diventa anche paranoico, violento, competitivo e degradante.

E’ il periodo nel quale vai in una disco trasgressiva in riviera, ti trovi di fronte una specie di drag queen dell’epoca , ma quando ci parli scopri che e’un muratore pugliese , ignorante come una capra, che parla l’italiano come lingua straniera, e come se non bastasse…. odia i froci!! Per lui, indossare calze a rete e’ solo un mimetismo comodo per entrare in un luogo che e’ uno status symbol. E si incazza se dopo aver addocchiato una, scopre che e’ uno.

Gli anni ’90 l’edonismo lo smontano, trasformandolo in una specie di carcere ove tutto cio’ che non e’ proibito diventa obbligatorio.

Le persone come noi, cresciute negli anni ’80, capiscono subito che non c’e’ alcuna trasgressione se sei obbligato a farlo: trasgredire significa rompere gli obblighi e i divieti. L’ambiente e’ diventato tossico.

Di tutti quelli che conobbero l’edonismo degli anni ’80, tutti trovarono strade alternative per divertirsi senza finire in una fogna cocainomane fatta da bigotti che sono li’ per mettersi in mostra.

Gli altri tornarono tra le braccia degli sfigati di prima, come i punk, i centri sociali, i ravers, e altri nuovi sfigati, tutti pieni di “problemi e di problematiche serie”. E non dimenticate l’offerta per i compagni Sarkazzi.

La musica divenne tutta finta ed obbligatoria, esattamente come era ormai il divertimento: mi fece molto ridere il caso dei Nirvana.

Sia chiaro, Kurt Cobain era solo uno sfigato, che si e’ ammazzato perche’ non riusciva a divertirsi e a spassarsela neanche avendo i soldi, il successo e una come Courtney Love a fianco.

Per noi “ottantisti”, era l’equivalente di questo:

Ma chi cazzo se ne fregava di uno che si ammazza perche’ “cia’i brobblemi”, quando era ovvio che NON aveva proprio nessun problema? Aveva tutto. Dal punto di vista dell’edonismo, aveva tutto. E si e’ inventato di avere problemi. E poi ci ha creduto e si e’ ucciso per tutti i problemi (o e’ morto di vaffanculite alla vita)  e le paranoie che aveva.

Avete presente quel tizio che invitate quella volta che volete ubriacarvi tra amici e va in paranoia appena beve? Ecco a voi Kurt Cobain. Quello che non inviterete mai piu’ ad una sbronza tra amici.

Ma siamo nel 1994. L’anno in cui devi fare finta di divertirti. L’anno in cui esci di casa per andare in un locale che detesti, con gente che ti fa schifo, a fare cose che non ti divertono, e a drogarti per poter fingere meglio di divertirti, tutta quella paranoia ha senso.  Perche’ siamo nel mondo della cocaina per “divertirsi”, e la cocaina porta paranoia.

E allora tutto e’ paranoia. MTV, una televisione che sembra una TV musicale in tutto il mondo, in Italia prende un piglio serioso , si politicizza che in confronto gli Inti Illimani sembrano Cicciolina, e trasmettono musica che definire “una selezione delle peggiori unghie incarnite del periodo” e’ ottimista.

Noia. Vuoto emotivo. Mancanza di appetito. Finto divertimento. Ocarazza morta. Fighe di legno. Negri bianchi. Bianchi negri. Alito cattivo e barba sfatta allo specchio. Tutta la musica che rientra in questa categoria finisce su MTV. Al punto che in una delle citta’ ancora piu’ divertenti del paese, nasce un fenomeno malinconico di nome Luca Carboni, AKA: “Ciao , sono le emorroidi tristi di Dio”.

Ma per MTV e’ l’ideale. Paranoia, tristezza , problemi inventati, tutto fa brodo per un pubblico che cerca una scusa per liberarsi del divertimento obbligatorio e compulsivo degli anni ’90. Insomma, pur di non essere obbligati a divertirsi, andavano ad essere obbligati a sentirsi tristi.

Una menzione particolare va ai centri sociali occupati, che  abbracciarono l’ Hip-Hop, l’unica musica peggiore degli Inti Illimani. A loro discolpa c’e’ da dire che sino a poco prima all’ Isola nel Cantiere (Bologna) facevano  le cover degli EINSTÜRZENDE NEUBAUTEN per martello pneumatico e spazzolone del cesso. Ma insomma, dai:  l’ Hip Hop. E poi si diedero al rap. (questo mi fece rivalutare molto le overdosi di eroina nei cessi dei centri sociali, degli anni ’80. Sempre meglio dell’ Hip Hop).

Insomma, no: gli anni ’90 furono un periodo di quelli che fingevano di diversirsi e di trasgredire. E pur di sfuggire le inventavano tutte.

  • intellettualizzazione. I nuovi metallari, anziche’ occuparsi di sesso e birra o motori, si occupavano di cose come “il true metal”,”se nella musica metal c’e’ abbastanza classica”, e altri problemi da sfigati.
  • intellettualizzazione , II: i problemi. Il mantra degli anni ’70, il giovane coi probblemi, torna in voga e MTV spara Carboni, Cobain, e chiunque altro ricordi l’unghia incarnita.
  • intellettualizzazione, III: i non metallari passavano il tempo ad essere tristi per ragioni che nemmeno Kafka avrebbe potuto immaginare. Se Kafka immagino’ di svegliarsi come scarafaggio, loro immaginavano di svegliarsi come forfora di Marilyn Manson.
  • la musica d’essai: gente che confondeva il pentagramma col pentacolo e non aveva mai suonato nemmeno il proprio glande  si da’ alla musica “indie”, parlando per ore di accordi senza avere idea di cosa sia un accordo, e discettando di “stile musicale” senza capire un assoluto cazzo di nulla di quello che diceva.
  • i lounge. Pur di fuggire al divertimento finto obbligatorio, inventarono dei posti dove potevi annoiarti con musica soffusa, drink omeopatici maschi inappetenti  e figa di mogano intarsiato. Morivano di noia, ma almeno non morivano di overdose di cocaina.

e il tutto per non capire che l’unico modo per fuggire al finto divertimento e’ divertirsi sul serio. Chi paragona gli anni ’80 ai ’90 non ha capito il punto: l’edonismo.

Gli anni ’80 invece avevano “lo spirito giusto”: furono un momento di estrema creativita’ musicale (arrivo’ l’elettronica ed era a buon mercato) e lo spirito era quello giusto. Chi ne parla male dal punto di vista ideale o musicale e’ stupido, ignorante o entrambe le cose.

Era il paese ad essere sbagliato: il paese ove cio’ che non e’ vietato e’ obbligatorio non poteva tollerare che qualcuno si divertisse, rompendo le regole.  Un paese nel quale “io sono felice” e’ la frase piu’ sovversiva, un paese dove “mi sono divertito” richiede di pagare un prezzo in fatica o sofferenza, non poteva tollerare l’edonismo.Era un paese in guerra contro la felicita’, immaginate come vedevano il divertimento.

E questo paese trasformo’ il divertimento in un obbligo, al punto che divenne dannazione.

Oggi di tutto questo non rimane nulla ; anche se vi potra’ sembrare un periodo di edonismo, in realta’ questo e’ solo un periodo di narcisismo estremo. Non solo non si cerca il divertimento, ma non si cerca nemmeno di fingere di divertirsi: tutto quello che si cerca e’ di specchiarsi , vedersi belli, e far vedere lo specchio ad altri usando i social. (non e’ un caso se i selfie si fanno allo specchio: anche Narciso avrebbe fotografato il suo riflesso).

Ma , ecco, il punto e’ semplice: degli anni ottanta potete condannare tutto, e mi trovate d’accordo. Il paese faceva schifo perche’ la gente faceva schifo.

Ma se c’e’ una cosa che invece negli anni ’80 erano quelli giusti, beh, erano i valori e gli ideali. Troppo belli rispetto agli -ismi lugubri, seriosi e mostruosi,  dei politici e dei bigotti.

Avevamo visto giusto: nella vita bisogna divertirsi.

Ma gli altri avevano visto noi: “se loro si divertono, chiaramente noi siamo dei coglioni”.

Ed e’ vero. Eravate dei coglioni. E lo siete ancora. E non mi dite che non avevate idea di cosa fosse l’edonismo, perche’ persino le cantanti pop meno impegnate ve lo gridavano in faccia:

Ma adesso ditemi, voi che siete stati adolescenti negli anni ’90: sfinirvi la minchia di discussioni sui problemi inesistenti di Kurt Cobain, scartavetrarvi lo scroto con la tristezza da zanarino(*) di Luca Carboni, e tutta la merda che MTV vi ha scaricato addosso, alla fine, che merda di adolescenza vi ha regalato?

Che merda di adolescenza avete passato ad inventarvi problemi che NON avevate, a rinunciare al divertimento (per quanto finto) in cambio di una (altrettanto finta) profondita’ ove avete trovato solo un tubo delle fognature?

E soprattutto, di tutti questi problemi assurdi che vi siete fatti per sembrare persone intelligenti o complesse, QUANTI NE AVETE RISOLTI?

Senza suicidarvi, intendo.

(*) gli zanarini sono l’equivalente bolognese dei pariolini.

Commenti

  1. Riccardo

    Negli anni ’70 adolescente, mi sono divertito con rock, birra e figa. Suonavo e studiavo. Negli anni ’80 ho esteso la mia adolescenza e mi sono divertito con rock, new wave, birra e figa. Lavoravo e suonavo.

    “loro immaginavano di svegliarsi come forfora di Marilyn Manson” standing ovattino 😀

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