E se Obama fallisse? Parte II

Il messianesimo generato attorno alla figura di Obama e’ stato dovuto alla necessita’ di scardinare la partecipazione deformante  dei religiosi alle elezioni : niente ,come un profeta vivo, fa piazza pulita dei profeti morti. Tuttavia, oggi bisogna fare i conti con il fatto che Obama, che sara’ anche intelligentissimo, e’ solo un essere umano.

Un esempio e’ quello che e’ successo alla vicenda di GM, Ford e Crysler. Nonostante le migliori intenzioni di Obama &co, il senato non ha approvato la legge che dava i primi 15 miliardi di dollari a queste aziende.

Cosi’, se esse verranno aiutate, si dovra’ fare usando il budget assegnato all’inizio della crisi finanziaria, ma nemmeno questo e’ cosi’ semplice: con un’attivita’ lobbystica cosi’ intensa, probabilmente quei soldi (inizialmente destinati ad enti finanziari) sono gia’ “spartiti” in miriadi di accordi tra lobby diverse.

Non e’ affatto scontato, quindi, che Obama possa fare cio’ che ha promesso. E cosi’ succede che GM e Crysler non hanno liquidita’ per arrivare sino a fine anno, e (almeno) due di loro chiederanno il Chapter 11.

C’e’ pero’ un piccolo problema. Che non e’ cosi’ piccolo. Queste due aziende avevano dei fondi pensionistici. Questi fondi pensionistici erano riservati ai dipendenti, e spesso (mediante convenzioni) ai dipendenti delle attivita’ industriali fortemente collegate.

Il risultato di tutto questo e’ che (come aziende convenzionate o come capitale proprio)GM, Crysler e Ford mantengono un numero di pensionati che e’ pari ad un numero che va dalle due alle due volte e mezzo il proprio intero indotto.

Cosa succede in caso di Chapter 11? Succede che i liquidi vengono immediatamente destinati a pagare i fornitori, e tecnicamente il risparmio gestito garantisce al massimo un ritorno di investimento puro.

Puo’ succedere, quindi, che le aree previdenziali di queste gigantesche aziende falliscano insieme a loro, e il risultato sarebbe che un numero di persone che puo’ rasentare i 17 milioni (se contiamo anche l’indotto, che fa 7 milioni di lavoratori connessi) rimarrebbe senza pensione.

Questo non e’ un dato apocalittico in se’: nel senso che su 300 milioni di abitanti, considerando che difficilmente si raggiungera’ la cifra di 12 milioni di persone senza pensione, (se ne stimano dalle 7 alle 10) , e’ un brutto colpo ma non ti ammazza.

Il problema pero’ e’ che agli investitori improvvisamente balzera’ agli occhi una cosa: nei paesi anglosassoni, il fallimento di un’industria comporta serie difficolta’ per i fondi pensionistici di riferimento, quando non il fallimento.

“Quando non il fallimento” e’ un problema abbastanza grave, perche’ anche sul mercato degli assicurativi e dei pensionistici esistono i futures. E se i futures iniziano a scommettere al ribasso, succedera’ quello che e’ successo col petrolio: siccome conviene che il prezzo si abbassi, si abbassera’ ben oltre le necessita’ del mercato.

Ora, il mercato dei pensionistici negli USA ammonta a circa 2500 miliardi di dollari. Il che significa che nemmeno l’intera cifra astronomica di 1000 miliardi (che il governo ha stanziato per contrastare la crisi ) ce la farebbe a risolvere il problema.

Ma c’e’ di peggio. C’e’ di peggio perche’ sinora si e’ parlato di lavorare sull’industria pesante “riconvertendola” al “green”, e ovviamente si parla dell’industria dell’auto per prima.

Il guaio e’ che in questo modo Obama rischia di non avere alcuna industria dell’auto su cui agire, cioe’ rischia di aver capito quale sia la cosa da fare per risollevare gli attori dell’economia…. solo che gli attori dell’economia sono morti.

Adesso si apre un altro grosso fronte economico. Una volta condannati questi colossi al fallimento, bisogna chiedersi cosa verra’ dopo. Cioe’, in soldoni, chi entrera’ come socio in queste nuove societa’ che usciranno dal Chapter 11.

Sicuramente serviranno loro dei fondi, perche’ il Chapter 11 non e’ di per se’ nulla di magico: e i fondi li possono ottenere in due modi. O spezzettando le societa’ per venderne gli asset, oppure vendendo le societa’ in blocco.

Poiche’ non si vedono negli USA degli attori disposti a comprarle, mentre il piano di aiuti all’industria della UE andra’ in porto (1) , occorre chiedersi se le fabbriche verranno lasciate ad arrugginire oppure qualcuno le comprera’.

E’ fuori di dubbio che con questi prezzi del petrolio i fondi sovrani arabi cerchino disperatamente un posto sicuro ove gettare i soldi: questo pero’ sancirebbe una loro dipendenza dal governo USA ,dipendenza che un domani (finita la crisi) potrebbe venir sfruttata contro di loro.  Un altro possibile acquirente e’ il solito cinese, ma difficilmente i cinesi butteranno ancora soldi nell’economia USA; hanno capito che tenerli in piedi non rendera’.

Con ogni probabilita’ il primo giretto all’estero il buon Obama se lo fara’ qui in Europa, e verra’ a raccontarci che si, sono parecchio in merda e non gli dispiacerebbe affatto se qualcuno di noi andasse li’ a comprare le tre grandi dell’auto.(2)

E probabilmente dovra’ fare lo stesso andando per governi, quando inizieranno a scricchiolare i fondi pensione, per via dei numerosi fallimenti delle imprese, che chiudendo lasciano un buco nella vita futura dei lavoratori.

E questo e’ il primo punto: Obama potrebbe fallire. E se fallisse, gli USA diverrebbero terra di conquista. Hanno costruito un sacco di belle cose, e presto saranno tutte in svendita.

Il secondo punto e’ questo, ma vorrei farne un articolo a parte. E cioe’:

all’inizio della crisi , Bush disse che “i fondamentali dell’economia reale sono sani”. Stranamente, le tre piu’ grandi industrie automobilistiche del paese tanto sane non sembrano.

Vogliamo parlarne, di chi ha DAVVERO “i fondamentali” sani, o perlomeno di chi li abbia “meno malati?”. No, perche’ in questi “giganti dell’industria” coi “fondamentali sani” qualcuno potrebbe iniziare a dubitare…..

Uriel

(1) Buffissima situazione.Le prime tranches dei 200 miliardi di dollari di aiuti UE sono in dirittura di arrivo (Il governo ne ha sbloccati 16 proprio ieri), e l’efficientissima e snella amministrazione USA appare paralizzata ed incapace di reagire. Ehi, voi, al Financial Times: niente da dire su questo? Ah, giusto, quelli sono gli ariani del mondo.

(2)In questo periodo Marchionne sta dicendo che in futuro le grandi dell’auto rimarranno sei, su scala globale. Il che e’ vero. Ma siamo gia’ a meno tre.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.