E ci risiamo.

Prima di scrivere, rassicuro chi mi scrive per QT-asterisk. Siccome sono stato qui in Germania per due settimane saltando un weekend la famiglia ha chiesto il mio tempo nel WE, e non ho potuto mettere online la pagina. Lo faro’ stasera o al piu’ tardi domani, e chi ha ancora voglia di partecipare mi scriva per ricevere le credenziali cvs. Ecco, ci tenevo. Dopodiche’, passamo al “sodo” con qualche nuovo trend economico. Perche’ ci risiamo.

Si direbbe che la via preferita dagli americani per uscire dai problemi finanziari sia la speculazione. In effetti, rimanendo un presidente al potere per 4 anni, non e’ detto che vi sia tempo per strategie di lungo periodo: esiste il rischio che il prossimo presidente, di idee diverse, annulli tutto. Lo fece Clinton, lanciando la speculazione sulla “New Economy”, e si sta mettendo insieme il casino con Obama, nella nuova “green economy”.

Che cosa sta succedendo, infatti, negli USA? Sta succedendo che il mercato immobiliare ad uso residenziale e’ stagnante, e si fatica a vendere le case. Non solo: molte RE hanno comprato immobili che oggi valgono meno di prima, e si trovano a non poter giustificare le spese di manutenzione. Questo, in un mercato modaiolo che e’ quello delle RE, e’ grave.

Cosi’, hanno trovato la soluzione: la “gold medal” ecologica. Mentre scrivo, migliaia di case stanno venendo ristrutturate in maniera da prendere questo certificato, che in nome della nuova politica “green” di Obama e’ diventato un must, specialmente tra i farlocchi radicalchic.

Quello che fanno e’ prendere la casa, togliere l’intonaco e metterne uno “ecologico”, riverniciare gli interni e sostituire vetri e riscaldamenti con materiali piu’ “ecologici”. A quel punto chiamano l’azienda certificatrice e si prendono il certificato “gold medal” per la costruzione ecologica. E puf,  la costruzione vale dal 30% al 50% in piu’.

L’intento speculatorio e’ evidente, e si inserisce dentro una moda che sta pervadendo gli USA. Gli ecologisti grideranno “finalmente”, ma sono fesserie, e scommetto quello che volete che le emissioni USA rimarranno ai livelli attuali, con un calo corrispondente al calo del PIL, e non a quello delle politiche “verdi”.(1)

Spiegava un architetto, molto critico verso questa tendenza, che e’ inutile pensare che una casa sia, in se’, “ecologica” senza considerare le abitudini di chi ci abita, ovvero prima di venderla. Se la casa e’  piu’ lontana dal posto di lavoro, diceva giustamente, (visto che una casa “vive” per molti anni) recupera in maggiori costi di spostamento (ecologici e non) qualsiasi miglioria del materiali.

Cosi’ come il fatto che la cosruzione sia ben coibentata e’ del tutto irrilevante, se non si considera il rapporto tra numero di abitanti e metri cubi: un appartamento da 200 mq abitato da una sola persona e’ di gran lunga meno ecologico dello stesso appartamento abitato da una famiglia di 3 persone. Potete coibentarlo quanto volete, per una singola persona 200 metri quadri, o se preferite 600 MQ da scaldare (piu’ tonnellate di mobili),  sono uno spreco immane che non recupererete mai isolando casa.

Occorre considerare anche la collocazione della casa rispetto al contesto: se per essere andato a vivere a New York ogni singola pera che mangio deve fare 200 km in piu’, nessuna miglioria alla casa compensera’ mai il fatto di dover trasportare ogni cosa di cui la famiglia necessiti. La stessa idea di metropoli, in questo senso, andrebbe ridiscussa.

In definitiva, spiegava giustamente l’architetto, sono le abitudini ad essere ecologiche o meno, e non l’abitazione. Gli stessi materiali “ecologici” perdono molti dei loro vantaggi se costringono al ricambio forzato di materiali precedenti ancora buoni.

Quello che si sta facendo , infatti e’ di indurre un fenomeno consumista con la scusa del green. Le pattuglie di green angels che ti mettono il volantino sotto l’auto per informarti che l’auto non e’ ibrida, i pisquani che ti fermano nella metro o sull’autobus per informarti che hai un vestito fatto di tessuto non sintetico sono semplicemente il tentativo di indurre una obsolescenza pianificata nei prodotti, cioe’ una nuova ondata di consumismo: la tendenza a sostituire beni che potrebbero ancora andare bene.

Una maglietta e’ ecologica se la uso fino a quando dura: se la cambio oggi per una di “cotone riciclabile” quello che faccio  non e’ dare una mano al pianeta  , anzi. Cosi’ come un’auto, una volta costruita , e’ ecologica nella misura in cui la uso il piu’ possibile. Bloomberg ha costretto i tassisti a passare ad auto ibride, gettando via quelle che avevano, ma le auto dei tassisti sono ancora personali, e stanno ferme 16 ore al giorno, quando il tassista non e’ di turno. Sarebbe stato molto piu’ conveniente far si’ che i tassisti usassero un terzo delle auto totali facendo loro scambiare le auto a fine turno.

Ma non e’ questo lo scopo: Obama dice esplicitamente che la rivoluzione verde portera’ posti di lavoro, il che lascia intuire in che senso la vedano gli americani, ovvero come una nuova fiammata consumistica nella quale oggetti ancora nuovi vengono scartati perche’ non hanno il bollino blu, e in cambio vengono comprati oggetti all’ultima moda, ovvero oggetti “verdi”. Essi pensano che l’economia USA tornera’ come prima grazie ad una nuova ondata di consumi ecologici, senza capire che “consumi” e “ecologici” sono concetti in contraddizione.

Ma questa non e’ una rivoluzione verde, e’ semplicemente una nuova ondata di consumismo sfrenato, spinta da un nuovo modello di obsolescenza pianificata, da un nuovo brand se preferite, ovvero dal marchio “green”.

Chi paghera’?

Sull’immobiliare non durera’ molto: adesso si cerca di sostenere l’industria delle case (che e’ ancora ferma per assenza di domanda) spingendo tutti (o meglio: i ricchi) a comprare case “green”. Ovviamente il costo delle case “green” e’ in aumento, e questo spingera’ i proprietari di immobili a far “convertire” le loro case allo scopo di aumentare il valore dell’immobile.

Cosa succedera’? Succedera’ che non appena si sara’ esaurita la spinta di mercato, ovvero non appena tutte le case saranno green (e allora saranno case come tutte le altre) o sara’ finita la quantita’ di persone disposte a spendere per una casa green, il prezzo tornera’ ad abbassarsi nuovamente.

Con tutte le conseguenze nel mondo dei mutui e delle ipoteche bancarie, ovvero del rischio.

Sul piano industriale, andra’ anche peggio. Agli americani verra’ chiesto, con lo spirito dell’autodafe’ maccartista, di gettare via qualsiasi cosa possiedano di “non green” (quasi tutto) e di convertirla nel corrispondente “green”. Vestiti, telefonini, computers, tutto cio’ che e’ uno status symbol socialmente riconosciuto verra’ sostituito, a prescindere dal fatto che sia necessario o meno. Cio’ che prima veniva riparato verra’ cambiato con qualcosa di green, perche’ ci si aspetta da questa economia che dia gli stessi posti di lavoro dell’economia della speculazione.

Centrali energetiche che ancora non hanno raggiunto il ROI verranno sostituite, col consueto zelo maccartista, con centrali “green”, aumentando le perdite di sistema.

Tutto questo spendere, ovviamente, all’inizio gonfiera’ le borse e fara’ girare un sacco di soldi. Come tutte le speculazioni, pero’, e’ destinata a presentare il conto.

La maniera migliore di fare le rivoluzioni “green” e’ quella di agire sul lungo periodo. Cioe’ quella di sostituire le cose (con oggetti piu’ ecologici, va benissimo) quando sono alla fine del loro ciclo vitale,e costruire in maniera ecologica solo le cose nuove : non quella di produrre una vampata di consumismo con la scusa che i vecchi beni “non sono ecologici”.

Ristrutturare o ricostruire abitazioni che non necessitano di essere ricostruite o ristrutturate, come sta avvenendo a Manhattan, non rispetta l’ambiente, perche’ e’ ancora uno spreco di lavoro e materiali. Ed e’ uno spreco fare in modo che una persona cambi casa solo per vivere in un posto piu’ “green”. Ci sono ricconi di Manhattan che stanno vendendo le vecchie case , per comprarne altre, a costo di  affittare un’auto privata (con autista) per mandare i figli a scuola: non puo’ esistere una singola casa “green”, puo’ esistere il quartiere green (se contiene ad un tiro di schioppo tutto quello che serve) o una citta’ “green”, ma la singola casa non puo’. Non ha senso vivere in un edificio green se poi il mio cinema preferito viene a trovarsi a 3 km di distanza in piu’, la mia pizzeria preferita e’ a mezz’ora di automobile, il mio lavoro dista di piu’ e la scuola dei miei figli e’ dall’altra parte della citta’. Cosi’ come non ha senso viverci se per andare a far la spesa devo prendere l’auto: il costo dell’ultimo miglio del cibo che mangio e’ eccessivo.

In un mondo perfettamente “green” la proprieta’ delle case dovrebbe essere piuttosto rara, perche’ ove le persone cambiano lavoro   , se le case fossero prevalentemente in affitto molti si avvicinerebbero al luogo ove lavorano: che senso ha vivere in una casa “green” se , per 10 anni, per andare al lavoro devo fare 45 minuti di treno al giorno? Sarebbe molto piu’ “green” cambiare casa e trasferirsi qualora il nuovo lavoro prometta di durare piu’ di 3 anni.

In definitiva, credo che gli americani non riescano a staccarsi dai loro modelli culturali: per loro il “green” e’ semplicemente un metodo col quale cambiare il parco macchine, e non un metodo per avere meno macchine, e’ un metodo per dover ristrutturare le case, e non un momento per pianificare quartiere e citta’, e’ un metodo per cambiare i vestiti con vestiti di fibre vegetali secondo una nuova moda, e non un momento per fare vestiti che durino di piu’.

L’idea che l’ecologismo sia l’opposto del consumismo li sfiora pochissimo , per loro e’ solo un nuovo ciclo di consumismo: il vestito piu’ ecologico e’ quello che dura 10 anni, non quello riciclabile. E’ ovvio che se il vestito fosse ANCHE riciclabile sarebbe meglio, ma se ci ostiniamo ad avere una “collezione autunno-inverno 2009″ e una “collezione primavera-estate 2009″, con l’obbligo implicito che se non ti aggiorni “sai tanto di anno passato”, il fatto di usare materiali ecologici e’ solo un brodino per  coscienze malate: un vestito che dura un anno e’ durato troppo poco perche’, anche se venisse riciclato, vi sia vantaggio ambientale.

Gli americani, invece, si aspettano che la conversione al green riporti l’economia ai livelli di prima ; si aspettano che il numero di automobili vendute torni ai livelli pre-crisi, si aspettano che il numero di case torni ai livelli precedenti, si aspettano che i consumi tornino ai livelli precedenti. Si aspettano che tutti i “phooppha manager” di prima diventino dei “green managers” con il compito specifico di controllare che i vestiti dei dipendenti siano di cotone e non di malvagio acrilico.

In pratica, un nuovo consumismo verde. Destinato a crollare quando finira’ la grande moda. Producendo una nuova grande crisi.

Uriel

(1) Insomma, inquineranno meno solo perche’ hanno pochi soldi da spendere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.