Due centesimi? Ok.

Mi chiedono, con un certo tono di sfida, di proporre UN provvedimento temporaneo per alleggerire  gli effetti del calo di occupazione che aspetta il paese nel 2009. Sebbene io non confidi molto nelle cifre esibite da Epifani, che sono evidentemente sovrastimate, c’e’ un effetti una grossa ottimizzazione a livello di sistema che si potrebbe attuare, se non altro come provvedimento temporaneo per un periodo di emergenza.

Mi riferisco a due entita’ giuridiche che di fatto si sforzano di raggiungere obiettivi complementari. Il primo e’ la cassa integrazione “ordinaria”, che si sforza di permettere ai datori di lavoro di “lasciare a casa” i dipendenti per qualche tempo, in modo da superare momenti di calo degli ordinativi senza la bancarotta economica. Si tratta di un welfare a carico dello stato.

Il secondo e’ il lavoro atipico, che di fatto vuole raggiungere lo stesso obiettivo, cioe’ permettere all’impresa di avere il lavoratore  solo quando gli serve, e quindi realizza lo stesso presupposto della cassa integrazione ordinaria: evitare di pagare un lavoratore quando non c’e’ lavoro per lui. Si tratta di un’entita’ completamente a carico dei lavoratori.

Di fatto le due cose si sforzano di raggiungere obiettivi troppo simili perche’ sia ragionevole lasciarle distinte. La vera differenza tra la cassa integrazione ordinaria e il lavoro atipico sta nel fatto che per il dipendente la cassa integrazione ordinaria sia un bicchiere mezzo pieno, mentre per il precario, il lavoro interinale e’ un bicchiere mezzo vuoto.

Tra i due stati, infatti, cambia semplicemente la condizione iniziale, ovvero in un caso il cassaitegrato aveva un lavoro e si trova senza per qualche tempo, nell’altro il precario NON ha un lavoro e si trova ad averlo per qualche tempo.

La proposta piu’ logica da fare, a mio avviso, e’ di modificare entrambi gli enti giuridici per accorparli. Ovvero: il lavoratore dipendente che viene cassaintegrato puo’ venire allocato, nel periodo di cassaintegrazione, presso un’altra azienda attraverso contratti interinali.

Dovrebbe cessare, quindi, il lavoro interinale destinato a persone che NON hanno lavoro a tempo indeterminato, e bisognerebbe far si’ che il lavoro interinale sia un provvedimento destinato solo ai cassaintegrati. Questo faciliterebbe moltissimo , per le aziende, la flessibilita’ interna:  poiche’ non dovrebbe avere alcuna autorizzazione dallo stato (che sgancia i soldi) , la nostra azienda potrebbe cassaintegrare con piu’ facilita’ e flessibilita’.

Chiaramente occorre pensare ai vantaggi: nel periodo di allocazione interinale, il lavoratore graverebbe al 50% sull’azienda presso la quale e’ assunto e per il 50% presso l’azienda ove fa lavoro temporaneo.

In questo modo i costi della cassaintegrazione finirebbero di gravare sulle spalle dello stato, si soddisferebbero le esigenze di flessibilita’, e specialmente si solleverebbe il precario dalla sua condizione. In ultimo, la manodopera cosi’ fornita sarebbe almeno gia’ preparata.

Ovviamente bisognerebbe metterci i numeri. Nel senso che in un periodo di crisi come quello che sta arrivando, sicuramente ci saranno abbastanza cassaintegrati da inserire nel circolo. Non so (e onestamente ne dubito molto) se sia possibile una cosa simile durante il ciclo economico “normale”, nella misura in cui il numero di cassaintegrati potrebbe non essere sufficiente. Di conseguenza, si tratta di una proposta “temporanea”, nella misura in cui andrebbe limitata al periodo nel quale i cassaintegrati crescono notevolmente di numero. Anche perche’ il mercato del lavoro interinale non sembra restringersi molto , cosa che  renderebbe critico il provvedimento nel caso in cui un trend positivo dell’economia venisse a far mancare cassaintegrati.

Riesco ad immaginare le resistenze che incontrerei: le aziende avranno paura che dando in prestito i loro dipendenti, essi possano ricevere un’offerta di lavoro migliore dalle aziende ove sono andati a prestare lavoro temporaneo.

Dal lato dei lavoratori, vista la diffusione del lavoro nero tra i cassaintegrati, la resistenza consistera’ nel perdere quel periodo di swacco ove si fanno lavori in nero e contemporaneamente si ricevono due soldini da qualcun altro.

Infine, i sindacati che hanno le mani in pasta nel welfare non vorranno perdere una leva cosi’ potente come la trattativa politica sulla cassaintegrazione ordinaria, che muove un bel pochino di soldi e di mazzette ai sindacalisti.

Tuttavia, se dovessi fare il ministro del lavoro in questi anni, farei esattamente cosi’. Contenti?

Uriel

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.