CPU, CPU bidibodibu.

Devo avere dei fans da qualche parte (e non intendo dire “ventilatori”) che mi chiedono di parlare di tecnologie. Il che di per se’ e’ bello, anche se onestamente quando uno ci lavora non e’ che abbia tutto questo piacere a doversene occupare anche dopo. A volte mi piacerebbe mettere sul blog una scritta “no, I’ll not fix your PC”. Ma tant’e’, la gente mi chiede lumi  riguardo all’alleanza Nokia/Microsoft.

Saro’ molto onesto, “I don’t give a fuck”. Sicuramente sia Nokia che Microsoft hanno un certo potenziale di “trascinamento”, ma si tratta di due societa’ che hanno dato troppe cose per scontato, hanno dato per scontate due cose sbagliate e specialmente hanno peccato di presunzione.(1)

 

Per capire la cosa bisogna fare un salto indietro. Forse voi non ricordate “i gloriosi bei tempi” nei quali all’acquisto di un computer avevate ampia scelta di CPU, sistema operativo, piattaforma hardware. Quando iniziai a smanettare, che ci crediate o meno, erano ancora in auge sistemi come Atari, Amiga, Acorn, e cosi’ via, cosi che dovevate davvero scegliere la piattaforma.

 

Questo valeva anche per i sistemi operativi, che andavano dal RiscOS , a quello di Atari (non ricordo come si chiamasse) , all’ AmigaDos con il Workbench, e cosi’ via. La piccola diatriba tra Apple con il Motorola e il mondo Microsoft con l’ Intel era solo l’ombra della grande varieta’ di scelte che avevate “prima”.

 

In realta’ il mercato e’ andato verso il consolidamento essenzialmente per il costo enorme che comporta il costruire la CPU. Quando c’era varieta’, le CPU costavano piu’ o meno la stessa cifra, e i produttori erano molti. In seguito, il driver del problema e’ diventato il fatto che CPU sempre piu’ veloci costavano sempre di piu’, fino ad arrivare al punto in cui solo Intel e AMD sono riuscite a portare avanti dei veri progetti di CPU per calcolatori.

 

Gli altri produttori, essenzialmente, erano frenati dal costo crescente degli impianti per la produzione delle CPU. Ma anche volendo produrre qualcosa di nuovo, come fece Sony , il problema era l’alleanza “Wintel”, che di fatto limitava il nuovo processore a far girare qualche port (incompleto) di Linux. Non c’erano porting di Windows.

 

Cosi’ l’alleanza Wintel ha soffocato sul nascere la produzione di sistemi operativi, ma anche la produzione di CPU, dal momento che le CPU diventavano sempre piu’ potenti e per stare dietro alla loro produzione occorrevano i volumi che solo una piattaforma mainstream poteva dare. In questo modo gli investimenti sui chip continuavano, ma non si trattava piu’ di CPU vere e proprie. Molti dei chip che abbiamo visto scomparire (dai 680XX ai 486 Mips agli Arm) hanno continuato a vivere, ma per applicazioni diverse. Ad essi si sono uniti i “nuovi” chip, che di solito erano usati per le applicazioni grafiche (le cosiddette GPU).

 

Improvvisamente, pero’, sono arrivati i cellulari , i tablet e i netPC (o qualsiasi nome vogliate dare loro). Siccome le esigenze di CPU sono piu’ basse (2), questo ha riaperto i giochi. E ha di fatto trasformato un vantaggio competitivo (l’alleanza Wintel) in uno SVANTAGGIO competitivo.

 

Microsoft ha dovuto lavorare enormemente solo per produrre un sistema alleggerito per i NetPC. E con tutto questo, quando si parla di tablet e di cellulari ha prodotto davvero poco, se paragonato alla sterminata distesa di applicazioni per Android o per Apple.

 

Cosi’, siccome Apple (per un errore di presunzione che paghera’ presto) si concentra su una singola piattaforma hardware/software chiusa, tutto il resto del mondo aveva bisogno di un sistema operativo che fosse facilmente portabile. Come, per esempio, il Kernel di Linux.

 

Ma d’altro canto, usare un sistema operativo portabile ha causato il ritorno sul mercato dei “vecchi” processori, piu’ l’ingresso sul mercato di aziende che non avevano MAi prodotto CPU nel senso che ricordiamo , ma adesso possono farsi il proprio tablet. Inoltre, ha permesso a gente come nVidia di costruire devices per un mercato in espansione.

 

Cosi’ sono tornati colossi come ARM, Texas Instruments , ma anche Qualcomm e Samsung, e persino MIPS , stanno tornando nel mercato, e se guadagneranno soldi potranno portare avanti i loro progetti di sviluppo. Qual’e’ il requisito per il quale tutto questo e’ possibile? Il requisito oggi si chiama Linux, per la ragione che e’ enormemente semplice ricompilare il kernel (rispetto alla ricompilazione di uno OSX o di un Windows) per una CPU diversa.

 

Cosi’, l’arrivo di Android ha riportato il mercato degli smartphones , dei tablet e dei netPC al punto in cui si era all’inizio degli anni 90. Con una sola piccola differenza: che la presenza di un sistema operativo estremamente portabile consente il ritorno in auge di tutta una serie di chipset che prima erano considerati defunti.

 

Linux , che non ha mai vinto sul piano del desktop, ha prima preso piede nel mondo dei server. Poi, lentamente, si e’ fatto conoscere per portabilita’, al punto che i DSLAM su cui ho lavorato usavano Linux, poi si e’ passati ai prodotti Cisco attraverso Netlink, e adesso anche lo IOS comincia ad essere rivalutato (3), e piano piano e’ passato agli ebook reader,  e’ finito sulle stampanti di fascia alta , ed e’ finito prima sui cellulari e infine sui tablet attraverso Android.

 

Cosi’ si e’ letteralmente capovolto il “dominio” Wintel.

 

Sul piano dell’utente, ha pesato molto la rete. Il tablet, di per se’, cosi’ come lo smartphone, sono dei dispositivi di per se’ inutili. Quando dico “di per se’” intendo dire che sono inutili perche’ mancano di quella caratteristica, lo storage permanente ed organizzato, che e’ tipica dei PC portatili. Se il primo sistema operativo mainstream si chiamava DOS, cioe’ Disk Operating Systeme’ proprio perche’ la ritenzione di dati in locale era la funzione principale di ogni computer.

 

Il problema dello smartphone, cosi’ come del netPC e del Tablet e’ che possono usare dati contenuti in localita’ remota, a patto che si provveda connettivita’. Una volta provveduta connettivita’ e uno storage remoto (per esempio via WebDav o un servizio come dropbox) , diventa evidente che la stragrande maggioranza di coloro che “usano” un PC non hanno davvero bisogno di un PC.

 

In fondo, chi usa un PC “per lavoro” non fa altro che inviarci email, fare videoscrittura e visualizzare documenti. Sono pochi quelli che fanno davvero CAD/CAM, calcolo scientifico, grafica avanzata, o altre cose che richiedano davvero un computer. Cosi’, spesso e volentieri un pc portatile non e’ altro che un hard disk dotato di un display e di una tastiera, e di qualche connettivita’.

 

E’ chiaro che a queste persone non serve davvero un intero PC. Una volta avuta la connettivita’ richiesta, e avuto uno storage da qualche parte, la semplice funzione di browsing , messaggistica, visualizzazione e videoscrittura sono coperte da un discreto tablet.

 

Cosi’, il punto e’ ad un certo punto e’ avvenuto un downsizing della richiesta hardware, che da un lato ha lasciato Intel nel vuoto con i suoi processori strapotenti di cui pochi hanno bisogno, e dall’altro hanno lasciato campo libero a tutti gli altri.

 

Intel stessa , che pure dispone di quantita’ forti di processori da offrire in questa fascia di mercato, si e’ trovata con la palla al piede di Microsoft, il cui sistema operativo non si porta facilmente, e per questo ha visto il ritorno dei suoi concorrenti, quelli che si illudeva di aver seminato da anni.

 

Cosi’, il duetto Wintel si e’ trasformato in una palla al piede, dal quale Intel sta cercando di uscire acquisendo competenze in Android , e Microsoft… eh, bel problema.

 

Microsoft e’ (e rimane) probabilmente il gigante assoluto nel mondo della Office Automation. E sino a quando al PC e’ chiesto di fare Office automation, probabilmente e’ forte. Ma la Office Automation da sola non copre piu’ la maggioranza del mercato.  La crescita del mondo dei server , del mobile e dei piccoli device ha lasciato Microsoft tagliata fuori.

 

Cosi’ Microsoft cerca di approcciare ancora una volta il mondo delle reti, questa volta le reti mobili, e lo fa con la sua solita mentalita’, quella che si e’ gia’ rivelata fallimentare su Internet. “Ci alleiamo con qualcuno di forte per prendere il controllo dello standard”.

 

Qui devo fare una parentesi “gossip”. Nokia non e’ mai stata amata nel mondo delle telco. E’ vero, si vendevano a milioni i cellulari, ma in cambio poi bisognava comprare i loro apparati di rete, per via di una forma di pressione che e’ difficile definire senza rischiare diatribe legali.

 

Se e’ vero che Apple nel suo ingresso ha un pochino usato il marketing per forzare la mano alle telco, e’ anche vero che Apple non vende dispositivi di rete mobile, ovvero non fa parte di un cartello di aziende (Nortel, Lucent, Ericsson, Sony, etc) che detengono il 100% della produzione dei dispositivi che le telco usano per le reti.

 

Cosi’ se da un lato Apple puo’ dire “il mio cellulare da domani viola uno standard”, le telco hanno la forza di imporre gli standard 3GPP , e dire “beh, peccato, perche’ funzionera’ male”.

 

Anche Microsoft e Cisco tempo fa si sono scornate con questa realta’: sia Microsoft che Cisco hanno cercato di “imporre” i loro standard per il voIP (H323 e Cisco/SIP)  ma entrambe si sono viste chiudere le porte in faccia e come standard si e’ preferito il SIP “aperto”, cioe’ quello definito da RFC.

 

Il mondo telco, cioe’, tende a rifiutare l’arroganza del tipo “io possiedo la tua infrastruttura”, per la semplice ragione che l’infrastruttura e’ il core business, e le telco stanno gia’ faticando ad uscire dal cartello dei produttori di apparati, per trovarsi a rifare lo stesso errore con il software.

 

Cosi’, nel declino di Ericsson nessuna telco ha pianto. E neanche in quello di Nokia e di Siemens. Perche’? Perche’ si trattava di aziende che avevano il brutto vizio di vendere apparati oltre che cellulari, e di “approfittare” del loro cartello per strangolare le telco.(4)

 

Al contrario le telco vedono di buon occhio la crescita di produttori che di per se’ non possano agire sul core business , ovvero di produttori di cellulari che NON producano anche i dispositivi di rete. Disaccoppiando il produttore dei dispositivi dal produttore dei cellulari, cioe’, non capita piu’ quello che e’ capitato solo tre anni fa, quando per immettere un singolo telefono “must-have” si dovettero spendere (in qualche paese europeo) piu’ di 16 milioni di euro in patch per gli APN. Immaginate che si siano venduti , che so io, un milione di cellulari in quel paese, e capirete che serviranno 16 euro da gravare sul traffico nel tempo di vita medio del cellulare solo per rientrare.

 

Cosi’, Microsoft (che gia’ e’ vista con diffidenza perche’ tende ad imporre diktat sugli standard) ha la geniale idea di allearsi con Nokia, che gia’ e’ vista con diffidenza perche’ impone i suoi standard sulla rete. Ci manca solo che si unisca SonyEricsson alla cordata, e il fallimento e’ assicurato.

 

Se dovessi essere maligno, penserei una cosa: che sia Apple che i signori di Google che di HTC che di LG che di Samsung siano andati dalle principali telco (At&T, T-Mobile, China Mobile, Vodafone, etc) a chiedere: “se dovessimo scendere in campo, cosa NON dovremmo fare e cosa dovremmo fare?”. E le telco abbiano detto loro “evitate di imporre i vostri standard (il che rende piu’ economico collegare i vostri cellulari alle nostre reti) ed evitate di scendere nel settore dei dispositivi di rete”.

 

Una lettura “dietro le quinte” del mercato mobile, cioe’, mi fa pensare che le telco si stiano liberando, gradualmente, di quelle aziende che producono SIA cellulari che i dispositivi di rete che le telco usano. E che lo stiano facendo “spingendo” e promuovendo, attraverso le loro catene di vendita, cellulari di aziende che NON producono anche i dispositivi di rete di cui hanno bisogno.

Lo stanno facendo apposta? Mah, non saprei. Diciamo che se qualcuno lo insinuasse, io farei molta fatica a dimostrare il contrario: la mappa dei vincenti e dei perdenti mostra chiaramente che “guarda caso”, stanno scomparendo le case che producono SIA cellulari che apparati di rete. D’altro canto, la stragrande maggioranza degli smart-phone e’ venduta mediante accordi del tipo “lo so che costa troppo, se vuoi il cellulare dei tuoi sogni te lo paghi nel tempo“, il che significa che la telco gioca un ruolo fondamentale nello “spingere” un dispositivo sul mercato.  Si direbbe quindi che i vincitori nel mondo smartphone siano “spinti” dalle telco, che decidono se vendervi un cellulare da 800 euro a 16 euro/mese.  In pratica, sono in buona parte le telco a decidere se uno smartphone ha successo o meno. Dice niente? Un caso? Decidete voi.

 

Cosi’, l’alleanza Microsoft/Nokia e’ l’alleanza dei piu’ odiati ed osteggiati dalle telco. Le quali, con le loro catene di vendita, possono decidere se e quando prendere il vostro ambitissimo cellulare da 900 euro e venderlo a 16 euro/mese. Se le telco vogliono, possono spingere i loro concorrenti in maniera consistente.
E se esaminate il mercato, vi accorgete che la stragrande maggioranza dei dispositivi di prezzo alto e medio/alto che sono offerti con dei contratti di questo tipo sono dispositivi Apple, Android, Samsung, HTC.
E’ chiaro che se le telco mostrano di gradire e spingere (i cellulari offerti cosi’ sono in pratica acquistati in prevendita) qualcuno e di non gradire o spingere altri, la stessa HTC dovra’ a sua volta scegliere con chi stare, prima o poi. E lo stesso dicasi per LG.
Idem per il mondo del tablet. Wifi o meno, il tablet vale solo se connesso, cosi’ come il netPC. Che la connessione si sviluppi via wifi o via 3G, il succo del discorso e’ che le telco avranno la loro parte. A questo punto, essere invisi alle telco non e’ saggio.
Cosi’, in definitiva, credo che il binomio Microsoft-Nokia non sia destinato a fare scintille: anche se visto il marketing ancora possente potrebbero tirare qualche calcio, non hanno l’aria di essere i dominatori che credono di essere in altri campi.
Nel mondo telco, la principessa bacia chi vuole, lo fa prima del torneo, e chi viene baciato ha qualche chance in piu’ di vincere. E la principessa sono le telco.
Uriel

 

(1) Penso che anche Apple lo stia facendo, ultimamente, e che il prezzo della cosa sia gia’ arrivando sotto forma di un robottino verde.
(2)Oddio, se avessi avuto nel 1994 un Tegra non avrei certo comprato dei 486 DX.
(3) Ah, la gioia di fare uno “squeeze” per cancellare DAVVERO i file e recuperare lo spazio….
(4) All’utente medio sembra strano che le telco siano “strangolate” da qualcuno, ma se sapeste che prezzi ci sono per dei dispositivi tutto sommato banali, tutti prezzi a sei zeri, capireste perche’ la rete mobile costi cosi’ tanto. L’utente pero’ vede il frontend, che so io TIM o Vodafone o O2 o SFR, e non sa che dietro c’e’ gente che fa pagare 500.000 euro a licenza PER macchina una patch per un software di segnalazione.