Conversione materia –> merda 1:1

Girare per blog in questi giorni mi fa venire un pochino il voltastomaco, non tanto per le cazzate che ci leggo, o per il fatto che il militante impazzito stia letteralmente correndo come un criceto nella gabbia della propria ideologia, ma perche’ nel farlo stanno convertendo in merda delle cose che, almeno in origine, merda non erano.
Come avrete letto in giro, un gruppo di persone dette “Anonymous” sta cercando di effettuare dei DDOS(1) sui malvagi siti della VISA, AMEX ed altre carte che sarebbero colpevoli di non voler lavorare per Assange, il quale ci sta facendo sapere cose che sapevamo gia’ per farci sentire piu’ liberi (2).
Fin qui, tutto bene: il mondo e’ pieno di pessimi amministratori di rete, e se questi ce ne tolgono dai coglioni qualcuno, tanto di guadagnato.Per quanto riguarda gli anonymous, quando effettuano i loro bravi DDOS non fanno altro che farsi schedare in massa, se soltanto qualcuno logga gli IP di provenienza.(3) Anonymous sto par di palle.(4)
Il vero problema e’ che questi hanno preso un libro che sono incapaci di comprendere, che e’ il bellissimo Fight Club di Pahlaniuk, e stanno tutto il giorno a cianciare di tailerdarden e di distruggi la visa e distruggi le banche e di qui e di la’.
Quello che sta verificando e’ semplicemente un fenomeno che definirei “trasformazione integrale di materia in merda”, specialita’ nella quale questi idioti sono maestri. Ne sono maestri per diversi motivi, il primo dei quali e’ che Pahlaniuk NON  ha mai scritto un libro rivoluzionario.
Innanzitutto, occorre distinguere il film dal libro. Nel film Edward Norton rimane abbracciato alla fidanzata a guardare i palazzi che esplodono dalla finestra. Nel libro, finisce in manicomio perche’ e’ schizofrenico.
In entrambi ,il libro ed il film, Tyler Durden e’ un’allucinazione dovuta all’insonnia, ed in entrambe le opere le gesta di entrambi (sia Tyler che il protagonista anonimo) sono tutte compiute in stato di schizofrenia dalla stessa persona.
Il film non e’, in maniera evidente, qualcosa di simile od assimilabile da una qualsiasi dialettica di sinistra. E non lo e’ per la semplice ragione che riprende un tema notoriamente marinettiano:

Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.

Andiamo per gradi:
  1. Il disprezzo per la donna. E’ evidente che il film sia intriso di disprezzo. Ad un certo punto il protagonista , che parla con se stesso dentro il tugurio ove e’ andato a vivere dopo essersi fatto esplodere la casa, si chiede “Usciamo dalle braccia di una donna e ci infiliamo tra le braccia di un’altra.ma abbiamo davvero bisogno di un’altra donna? Sono un ragazzo trentenne e mi domando se un’altra donna è davvero la risposta che mi occorre. (cap. 6)”. La stessa Marla e’ una figura patetica, estremamente volgare e priva di qualsiasi utilita’ se non il sesso estremo.”Quella che vedi al fight club è una generazione di uomini cresciuti da donne (cap.6)”
  2. Il gesto distruttore dei liberari. Questo e’ l’abbattere le banche e distruggere le assicurazioni. Questo e’ il progetto Mayhem, questo e’ lo scopo ed il mezzo dell’attivita’ di Durden: un gesto distruttore (e per certi versi autodistruttivo) alla ricerca di liberta’. Non di un sistema migliore, ma semplicemente di liberta’, l’uscita dalla gabbia dell’ American Way OF Life per andare diritti verso il nulla. “Bruciare le foreste dell’Amazzonia. Pompare clorofluoroidrocarburi in cielo a mangiarsi l’ozono. Aprire le valvole nei serbatoi delle superpetroliere e svitare i tappi sulle piattaforme petrolifere. Volevo uccidere tutti i pesci che non potevo permettermi di comprare e annerire le spaggie della Costa Azzurra che non avrei mai visto. Volevo che il mondo intero toccasse il fondo. (cap. 16)”
  3. Il militarismo, la guerra sola igiene del mondo: uomini in uniforme nera rapati a zero “come scimmie spaziali”, come esseri sacrificabili, il mondo che ha bisogno della pulizia di una distruzione totale violenta, la ricerca del proprio essere maschile nel combattimento. C’e’ da dire altro?
  4. Le belle idee per cui si muore. “Il Suo nome e’ Robert Paulson”, perche’ solo da morto hai un nome, prima sei solo una scimmia. “il suo nome è Robert Paulson e ha quarantotto anni. Il suo nome è Robert Paulson e Robert Paulson avrà quarantotto anni per sempre. (cap. 24)” Morire per essere qualcuno, morire in guerra per trovare un’identita’. Ricorda qualcosa? “Potete vivere per niente o morire per qualcosa – John Rambo“.
In definitiva, gran parte del tema di Fight Club e’ tipicamente marinettiano, l’unica differenza degna di nota (altrimenti mi sarei pulito il culo con il libro) e’ che anziche’ proporre il sole dell’avvenire nel futuro di macchine e di velocita’ e tecnologia, l’obiettivo dei rivoltosi e’ di tornare alle caverne, di stendere pelli ad asciugare ove prima c’erano moderne strade e citta’.
L’unica differenza tra lo spirito distruttore marinettiano e quello di Pahlaniuk e’ che Marinetti intende il futurismo come spinta alla modernizzazione e alla tecnica,  inevitabilmente distruttivo verso il vecchio  (in antitesi con il “passatismo”) e verso la natura , diretto verso la costruzione di una societa’ di ferro e fuoco. Al contrario, nel mito di Pahlaniuk interviene il passato culturale americano, quel Thoerau che si aggira come un fantasma nella coscienza civile post-migratoria degli americani(5), e il sogno dei nostri paladini e’ quello di usare i mezzi , il pensiero e la dialettica dei futuristi per costruire un futuro…. che si chiama Walden.

Ma si chiama Walden solo in alcuni momenti, perche’ in altri momenti la cosa e’ molto diversa:

Bruciare le foreste dell’Amazzonia. Pompare clorofluoroidrocarburi in cielo a mangiarsi l’ozono. Aprire le valvole nei serbatoi delle superpetroliere e svitare i tappi sulle piattaforme petrolifere. Volevo uccidere tutti i pesci che non potevo permettermi di comprare e annerire le spaggie della Costa Azzurra che non avrei mai visto. Volevo che il mondo intero toccasse il fondo. (cap. 16)

E cosi’ il fantasma di Thoreau viene, a sua volta, digerito e rivomitato in una forma oscena. Distruggere tutto, ma proprio tutto, anche Walden.

I punti di contatto tra il futurismo e l’opera di Pahlaniuk sono molti di piu’ ancora,
  1. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.
  2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.

La differenza tra l’ideale di Pahlaniuk e quello di Marinetti non sta nei mezzi, bensi’ nella spinta e negli scopi: per Marinetti la temerarieta’ e’ rivolta contro qualcosa da sconfiggere ,mentre per Pahlaniuk l’uomo ritrova la propria rivalita’ nel ritrovare il coraggio di battersi con un altro uomo, senza ragione alcuna, al solo scopo di farsi del male a vicenda, per osservare se’ stessi in condizioni di estrema competizione. Il coraggio e’ il semplice coraggio di farsi del male, di commettere azioni potenzialmente pericolose, di portare in bella vista le cicatrici ed i segni della lotta.”Forse l’automiglioramento non è la risposta. […] Forse la risposta è l’autodistruzione. (cap. 6)”Fight Club non e’ altro che una reazione alla societa’ moderna, ove per reazione si intende semplicemente il piu’ testosteronico tra gli istinti, la lotta. Il corpo umano, cioe’ l’individuo, ha come sola storia  possibilele cicatrici delle lotte che ha sostenuto.  Il mondo di Fight Club e’un mondo di istinti primordiali e testosterone, sic et simpliciter. Non costruisce niente, e’ solo l’uomo infuriato che colpisce e distrugge.

E ancora, la fine della civilta’ cosi’ come la conosciamo per ricominciare daccapo, dalle cose che contano davvero , cioe’ la sopravvivenza, il “pulirsi il culo con la gioconda” di Pahlaniuk, non sono novita’:
Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.
Questo e’, semplicemente, il sunto di Fight Club non tanto negli obiettivi, ma almeno nelle intenzioni dei protagonisti.
La cosa importante, pero’, e’ che i lati che questi farlocchi esaltano (distruggi le banche, trova la tua virilita’ nella lotta) sono le parti di Pahlaniuk che sono le piu’ comuni al pensiero di Marinetti. In pratica, questi personaggi si sono impadroniti di qualcosa che non puo’ appartenere loro, qualcosa che non capiscono e non sanno leggere, e lo hanno trasformato in una merda da centro sociale. Non c’e’ alcun “mondo migliore e’ possibile” in Fight Club, c’e’ solo la voglia di distruggere ogni cosa. Non ha niente a che vedere con alcuna utopia sociale.

Noi non siamo speciali. Non siamo nemmeno merda o immondizia. Noi siamo. Noi siamo soltanto e quello che succede succede soltanto. (cap. 30)

Questa e’ la cosa che fa incazzare di questi superficiali fichetti della lotta contro il male: nella loro modaiola, ottusa stupidita’, nella loro “moderna ignoranza”(6) , sono incapaci di leggere un testo e trovarci delle analogie o delle assonanze con testi diversi, perche’ Fight Club e’ un best seller e allora e’ importante, ma Marinetti non e’ un best seller e quindi non conta un cazzo, e allora leggiamo Fight Club e non Marinetti, e poi andiamo in giro a dire che Fight Club, anziche’ una revisitazione del virilismo fascista in una salsina  pauperista di Thoreau messa come obiettivo, sia un testo digeribile dalla sinistra radicale , al punto che i loro eroi, i famosi ignoranti moderni Wu Ming e l’altro ignorante moderno Evangelisti, spacciano loro per “rivoluzionario” questo monumento al caudillismo urbano statunitense.
Fight Club, sia chiaro, mi e’ piaciuto. Mi e’ piaciuto perche’ e’ un libro futurista quando valuta il ruolo dell’uomo (maschio) nella societa’ moderna, e’ un libro futurista quando esalta l’esigenza dell’azione , della lotta e di una violenta igiene del mondo, per poi svoltare verso Thoreau quando immagina i fini di questa esigenza. Ci sta tutto, essendo un libro americano.
Ma non ha nulla a che vedere con la sinistra, essendo evidentemente un testo misogino, sessista, militarista, violento, machista. E la rivoluzione che i protagonisti immaginano e’ semplice distruzione, un atto di distruzione per ridare la liberta’ (compreso il rischio di farsi male, molto male) all’uomo moderno, imprigionato dalla sua miserabile sicurezza. Fight Club non e’ un libro che assegna all’umanita’ il compito di sollevarsi  trovando se’ stessa per uno scopo politico, e’ un libro che assegna agli uomini lo scopo di sollevarsi e ritrovare se’ stessi per nessuna ragione se non la distruzione dell’esistente.
Di libri , film, spettacoli finiti cosi’ ne ricordo molti. C’e’ una parte del culturame italiano che si diverte a prendere qualsiasi cosa abbia successo in USA e riversarlo nel contesto italiano, snaturandolo, riducendo delle idee che hanno anche un senso logico (Fight Club e’ una critica forte alla societa’, a prescindere dalla proposta che contiene) e trasformarla in una pappina predigerita “fuck the power” , da carampane indignate lesbovegane islamocomuniste “giulietto chiesa, lanciami i componenti!“.
Di cose simili ne ho viste fare, e sono finite tutte allo stesso modo. Matrix, per esempio. Quando usci’, era un godibilissimo film di fantascienza. Certo aveva i suoi punti deboli, quale il secondo principio della termodinamica, ma in definitiva era un film godibilissimo, che ti lasciava sempre con il dubbio “ma se fosse vero, io lo saprei?“.
Il problema e’ che il regista, per fare un pochino di “sexyfication” dei protagonisti, ha dato loro dei nomi misticheggianti, il che ha scatenato il delirio di ogni newager credesse nell’universo olistico con il remote control dell’era acquariana, e il cyberspazio ce lo vogliamo mettere? Per rendere spettacolare il film ci hanno messo i duelli a colpi di kung-fu (avrebbero potuto usare sparatorie, magia in stile Bayonetta II, o qualsiasi cosa) , e via con la merda orientaleggiante. Leggete oggi di Matrix, e cosa ci trovate? Beh, ma ovviamente la TV che vi illude e se comprate i cristalli per curarvi sfuggite a matrix che vi insegna la malvagia medicina ufficiale.
E il discorso e’ finito in merda.
Il problema dell’esterofilia, cioe’, non sta tanto nel fatto che queste persone amino cosi’ tanto qualsiasi cosa venga da fuori. Il problema sta nella “trasformazione in merda 1:1” che essi applicano nel trasferire i fenomeni da fuori a dentro il paese.
All’estero, negli ultimi 50 anni, sono nati effettivamente dei movimenti molto critici e sono state scritte molte interessanti critiche allo status quo. Che si tratti di musica, libri, cinema, di critica al nostro sistema ne abbiamo prodotta a bizzeffe.
Ma se andate a vedere in che modo viene portata in Italia, trovate sempre lo stesso processo:
  • Si stabilisce se sia esteticamente adatto alla destra o alla sinistra. Dico esteticamente perche’ (come nel caso di Fight Club, testo evidentemente fascista) non si scende nel profondo ma ci si limita alla superficie: “le banche scoppiano! uau! abbasso il capitalismo! el pueblo unido!”.
  • Una volta deciso che la nuova scatola si intona piu’ con l’eskimo che con il tailleur, si svuota la scatola e la si riempie delle stesse solite cazzate di sempre “le banche scoppiano! black block! emergency! pace! afghanistan! assange! wikileaks! controkultura! centrosociale! rivoluzione!” , e si spaccia la cosa come propria.
  • Una volta effettuata la trasformazione in merda 1:1, chi aveva il libro non fa altro che infilarlo nella stufa (come ho fatto) per non essere confuso con questa merda subumana. Rimangono, cioe’, solo loro sulla scena.
Cosi’, va bene, avete preso anche Fight Club e lo avete trasformato in merda da centro sociale. Adesso andrete a dare didioess alle malvaggie carte di credito e vi firmerete tailerdurden e progettomeiem e robertpaulson e scimmiespaziali e marlasingier . Siete fichi.

E un altro libro finisce nella stufa. Il che dispiace, perche’ e’ un bel libro.

Ma, come disse qualcuno,

Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri.

Perche’, allora, non bruciare anche i libri?

Nella casa dove sono cresciuto, c’erano libri ovunque. Ho passato l’adolescenza a divorare libri. Ho sempre pensato che fosse un bene. Eppure, oggi, non appena menziono qualche libro che ho letto, salta fuori il farlocco a spiegarmi cosa crede che ci sia scritto, dal punto di vista della sua incapacita’ di intendere e di  sapere, e lo fa anche con il tono del professore.Ero tentato di tenere molti libri anche in casa mia, ma lentamente mi sto rendendo conto di una cosa: oggi come oggi, leggere ti rende piu’ ignorante. Una prefazione basta a rovinare un libro a tal punto che le vieterei per legge. Le note dovrebbero essere punite con la morte, le introduzioni dovrebbero essere motivo di scherno e riprovazione.

Siamo in una situazione nella quale compri un libro e per prima cosa strapperesti la copertina, le pagine con le varie introduzioni, prefazioni, (in genere, pompiname di bassa levatura) , elimineresti le note a margine, e persino i numeri delle pagine iniziano ad avere la loro molesta interpretazione tra i farlocchi.

Rimpiango i miei 13 anni, quando leggevo l’ Asino D’Oro e riuscivo a leggerlo senza ricordare misticismi, inutili paganeggiamenti, rivendicazioni dei gay, Frazer, Eliade, e semplicemente leggere il libro per le parole che ci sono scritte sopra. Oggi, di gran parte dei libri e’ stato fatto scempio.Non lo scempio che voleva Marinetti, quando parlava di distruggere bruciare i libri e veder vecchie tele galleggiare nella laguna, ma uno scempio piu’ sottile, grazie al quale il libro si trova circondato tra la prefazione di un vecchio trombone accademico  raccomandato, il doveroso pompino scolastico della sua dottoressa preferita come introduzione,  e un inutile tributo interpretativo scritto, a riguardo del libro, dal solito intellettuale che ce lo spiega.

Ma lo scempio non finisce qui, perche’ dopo essere stato incistato dalla stagnante palude dell’accademia, il libro cade nelle mani delle fazioni pop, le quali lo scuoiano tenendo solo la pelle, ci decorano qualche stupido totem elevato al dio dell’ ignoranza, e da tale glorioso pulpito pretendono di essere i portavoce dell’autore.

Oggi, tenere in casa molti libri non ha piu’ senso. Nella scelta, spero che mia figlia passi piu’ tempo di fronte ad una console, per giocare, piuttosto che leggere questi panini di merda, quali sono ridotte oggi delle opere anche meritevoli. Perche’ un videogame ha pochissimi sbocchi interpretativi ed offre ai tromboni politici ed accademici (nonche’ a quelli de’noantri) pochissimi spunti per scendere in campo.

Credo che l’arte, per sfuggire alla mania intellettualistica di oggi, debba per forza ridursi a mera emozione, a comunicazione gestuale, primitiva, rozza, poco sofisticata, quasi gutturale.Perche’ se e’ vero che un rutto vale meno della Divina Commedia, e’ anche vero che sul rutto non ci si potra’ tenere una conferenza Vattimo, e quindi non mi trovero’ 120 seguaci di Vattimo a spiegarmi il rutto, ad infilare nel rutto significati che non c’erano, a voler inquadrare il rutto dentro la loro logica sessantottina.

Anni fa, gettare via un libro, specialmente quano ne avevo avuto una bella opinione, era una cosa che non facevo. Mi avevano insegnato, o forse inculcato, che i libri hanno valore in se’, e bruciare i libri sia un atto degno del medioevo, delle dittature, del peggiore tra i mondi.

Oggi ho cambiato idea. Ritengo che bruciare Fight Club sia stato un atto dovuto. Perche’ in fondo non l’ho distrutto, capite? Anzi, l’ho salvato.L’ho trasportato, dalla carta cosi’ vulnerabile ai politici ed ai professori, nel mondo della memoria umana, se preferite della tradizione orale, che i politici ed i professori non possono infestare.

L’ho salvato, cioe’,  dalla conversione materia –> merda 1:1.

Adesso me lo ricordero’, e basta. Potro’ raccontarlo a mia figlia, e nessun cazzo di professore potra’ mai piazzarci la sua merdosa prefazione, la sua merdosa critica, la sua stupida omelia cattedratica. Si trattera’ di ricordi, di cose portate in salvo per evitare un’ondata di fango, il fango dei politici e dei farlocchi.

Certo, il mio racconto potra’ essere falsato dalla labilita’ della mia memoria, ma almeno sara’ una labilita’ in buona fede, un incidente che capita mentre si tenta di preservare qualcosa. Che sara’ sempre meglio della cattiva fede con la quale questi scribacchini politici si sforzano di inquinare con la loro miserabile politica dei libri altrimenti validi. Meglio in cenere che con una prefazione sporca, meglio un fuoco purificatore di una introduzione lercia e ruffiana.

Al giorno d’oggi,  un libro per salvarsi  puo’ solo bruciare.

Ed e’ il momento di salvare i libri dai politici, perche’ di questo sta morendo la cultura italiana : di politica. E parlo di politica come attivita’, non come governo o come aministrazione. E’ l’idea che distrugge ogni cosa.

Scrivi la prefazione a queste, se riesci.

Oggi, quando arriva l’ idea, quando arrivano i valori e gli ideali,  quando arriva la cultura “alta”, l’unica cosa certa e’ che….. ogni cosa sia investita da tutto questo sara’ convertita integralmente in MERDA.

Anche libri molto belli, che sono pertanto da salvare, mettendoli al sicuro tra le fiamme.

Perche’ le fiamme sono meglio della merda.

Uriel

(1)La riuscita di un DDOS, oggi, e’ solo una testimonianza di incapacita’ degli amministratori di rete.
(2) Oh, non avremmo MAI pensato che Berlusconi si stancasse a chiavare 3-4 ventenni a notte. Com’e’ possibile che un settantenne si stanchi passando notti a fare orge e baccanali? Incredibile. Chi lo avrebbe mai sospettato! Non sono forse i fisici piu’robusti, quelli dei settantenni?
(3) Per favore, non raccontate la palla dei computer “zombie”, non qui.Sono cazzate di cui potete illuderv iquando vi fate le seghette pensando a Trinity che vi viene a prendere in Cadillac.
(4) La cosa che ancora i farlocchi non hanno capito e’ che la loro piccola impunita’ sia legata principalmente al fatto che una fonte involontaria di informazioni per la polizia e’ piu’ preziosa di un farlocco in carcere. Segui le api al tramonto, e trovi il miele. Uccidi le api, e non trovi il miele.
(5) E fa bene. Thoreau e’ il vero inventore della disubbidienza civile ,  ha scritto appunto il suo manifesto, che si intitola “Disobbedienza Civile”, e ne e’ anche l’ideologo. Non Gandhi, come credono gli americani. Quando un filosofo viene tradito e dimenticato cosi’, per il primo anoressico del terzo mondo che capita,  fa bene ad aggirarsi come un fantasma nelle coscienze civili, anzi, dovrebbe anche indossare piu’ catene per fare piu’ rumore.
(6) “Moderna ignoranza” e’ una categoria di ignoranza che consiste nel non considerare importante cio’ che non si e’ mai sentito dire, assumendo che se qualcosa e’ importante allora e’ sulla bocca di tutti, e che solo le cose importanti finiscano sulla bocca di tutti, ergo qualsiasi minchiata sulla bocca di tutti e’ importante.