Carne & ciccia.

Vedo che sta facendo un grande scompiglio il fatto che si sia coltivata in laboratorio una specie di svizzera. Del resto, chi ha concepito la tecnologia in questione ha lavorato in modo da dare il massimo risalto possibile a questa scoperta, anche se nel farlo – involontariamente – ha nascosto la portata della rivoluzione. Indubbiamente, la rivoluzione esiste, anche se cosi’ come e’ fatta non si vede.

Per prima cosa, bisogna osservare in che modo il cibo arriva in tavola.Nella stragrande maggioranza delle volte il cibo viene coltivato, passa per una industria alimentare di qualche tipo, viene presentata con un apposito marketing, e quindi arriva nelle vostre tavole.

Entrambi i due passaggi hanno importanza enorme e variano di molto la percezione del cibo. Sino a pochi anni fa servire pesce crudo in un ristorante vi costava una denuncia e i NAS in casa. Oggi lo chiamate Sushi, e una abitudine assolutamente insalubre, pericolosa e sino a poco tempo fa vietata diventa assolutamente ricercata. Un “buon” ristorante di sushi e’ un posto in cui vi servono del pesce in una condizione che sino a pochi anni fa era un reato penale.

Lo stesso succede con cibo nostrano. Qualsiasi formaggio di colore bianco che si mangi da freddo viene considerato “leggero”. Ma “formaggio leggero” e’ una contraddizione in termini. Un formaggio e’ un conglomerato di grassi e proteine in misura tale che non esiste un formaggio leggero. Esiste sicuramente un formaggio meno pesante di altri, ma in 100 grammi di mozzarella trovate circa il 22% in PESO di grassi , e un altro 20% IN PESO di proteine. Per intenderci, la carne di agnello ha mediamente un 30% di proteine e un 14% di grasso, mentre una carne rossa tagliata senza grasso, ha un 34 grammi di proteine e 7 di grasso per etto.  In pratica, la mozzarella e’ “leggera” quanto una bistecca di manzo. Pero’, siccome la vedete bianca e la mangiate fredda, di solito insieme ad un’insalata, siete convinti di aver mangiato qualcosa di piu’ leggero della carne. Non scendo nei formaggi essiccati come grana o pecorino per pura pieta’.

Cosi’, il marketing e’ un’altra enorme parte della percezione del cibo. C’e’ gente che crede che la pasta col sugo sia una tradizione millenaria, senza sapere che il pomodoro arriva in Europa dalle americhe, e altri non sanno che in definitiva la pizza e’ piu’ giovane , nella forma attuale, della coca-cola. esiste tutto un marketing che porta a pensare a cose come “salumi sani”, o “formaggi leggeri”, o “il pesce e’ piu’ sano della carne”, e non ci potete far niente, sebbene siano tutte falsita’ palesi.

L’industria alimentare, poi, trasforma il cibo in un modo che e’ molto difficile da capire: conservanti, additivi, coloranti.

In questo senso, quindi, l’idea di prendere la carne cosi’ come era uscita da un laboratorio, farci un hamburger mescolandola con uova e poco altro e’ stat buona perche’ ha permesso di dire “abbiamo fatto un hamburger”. Ma questo non e’ esattamente quel che succede.

Prendiamo per esempio l’industria degli insaccati. La carne magra e quella grassa vengono mescolate in quantita’ controllate e poi infilate nell’insaccato, per produrre il salame o il würst(el) che volete. Ora, la pasta informe che si usa in questi casi non ha quasi nulla a che vedere con la vostra idea di carne, e se avessero infilato quel muscolo artificiale in un processo simile, probabilmente quanto uscito dal processo non sarebbe stato distinguibile dall’originale.

L’hamburger infatti contiene poco o niente sale, sta insieme grazie alla normale adesione della carne, al massimo viene reso ompatto con un pochino di uovo, e quindi e’ una sfida piu’ dura del necessario. Se pensate che so io ai “nuggets”, i bocconcini di pollo fritti , la frittura esterna e la scarsa sapidita’ del petto di pollo fanno si’ che di solito non vi accorgiate nemmeno del sapore del nugget in se’: i vegani fanno gli stessi nudget usando una insapore pasta di soia emulsionata, e la differenza non si nota.

Il primo punto e’ che prendere la carne e farci un hamburger e’ sicuramente una trovata che “sfonda” lo schermo , perche’ dice “abbiamo fatto un hamburger in laboratorio”, ma di fatto rende la sfida molto piu’ difficile di quanto non potrebbe. Se avessero detto “abbiamo fatto un salame in laboratorio”, considerando che al salame viene aggiunto grasso , pepe, qualche spezia (nelle mie zone, aglio) e poi c’e’ il processo di essiccazione, probabilmente nessuno avrebbe notato la differenza.

Se per esempio la carne fosse stata ridotta in pasta, mescolata con un grasso vegetale e poi trasformata in pasta per il wurstel (assumendo che fosse di maiale e non di mucca), dopo la rituale arrostitura, per via del sale aggiunto e delle spezie, nessuno si sarebbe accorto della differenza.

Solo preparando un piatto primitivo e poco speziato come un hamburger gli assaggiatori hanno potuto notare come, per via della mancanza di grasso, la carne “non fosse succulenta”.

Ma qui entra in gioco il marketing. Abbiamo preso il fatto che la carne fosse senza grasso per dire che era “meno succulenta”, il che e’ vero. Molto del sale e dei grassi sono contenuti proprio nella parte grassa. Ma in che modo hanno detto che la carne non conteneva grassi? Dicendo che era poco succulenta.

Ma se date una carne SENZA GRASSI ad un esperto di marketing, quello di certo non scrive “carne poco succulenta”. Scrive “la carne della salute”, “la carne del cuore”, “la carne che non fa ingrassare”, ti inventa la bistecca “carnesnella”, e il fatto che sia poco succulenta perche’ non contiene grassi non diventera’ un difetto, ma un PREGIO. Non dimentichiamo che voi comprate gli scarti della frutta perche’ credete che la frutta di alberi “nature” o “bio” sia per forza piu’ brutta di quella cresciuta coi malvagi concimi e pesticidi.(1) E il fatto che sia piu’ brutta per voi testimonia che sia bio.

Date una carne “poco succulenta” perche’ “senza grassi” in mano al marketing, e farete LA FILA per comprare questa nuova carne CHE NON FA MALE AL CUORE e non aumenta il colesterolo!
Quanto al “non succulenta”, aspettate che passi in mano all’industria alimentare.
 
Allora, chiariamo prima una cosa: il laboratorio che voleva finire sul giornale ha VOLUTO dire “abbiamo fatto l’hamburger in laboratorio”, c’e’ riuscito e quindi ha sfondato sui media. Ottimo. Operazione riuscita. Ma se un simile prodotto diventasse di moda, non inizierebbe di certo il lavoro partendo da un prodotto poco lavorato come un hamburger. Immaginate:

  1. Insaccati. Sono gia’ una mescola controllata di muscolo e grasso macinato, e contengono cospicue quantita’ di spezie per la conservazione.
  2. Agglomerati. Polpette & affini, ragu’, piatti al ragu’, piatti confezionati con carne tritata. Persino il Kebab.
  3. Farine animali da zootecnia. Miscele proteiche prodotte allo scopo di nutrire altri animali e favorirne una crescita rapida.

in tutti questi campi, manca completamente la possibilita’ di una degustazione di tale qualita’ da portare a conclusioni come “e’ meno succulenta”. Di quell “e’ meno succulenta perche’ manca il grasso” rimarra’ solo “E’ FAT-FREE! WOW!” . Avrete le solite pubblicita’ di casalinghe top model che hanno orgasmi cuocendo una bistecca. E la comprerete.

Le comprerete perche’:

  1. Vi racconteranno che cosi’ facendo si rispetta l’ambiente. (2) Ve la serviranno in una confezione dove c’e’ una bella mucca che cammina mano nella mano con una modella, perche’ potete mangiare la carne senza far male al suo poooovero vitellino. (3) Voglio dire, date in mano al marketing una cosa come “per fare questa bistecca non e’ stato maltrattato nessun animale”, e vedete cosa ci tirano fuori.
  2. Vi diranno la verita’ sul fatto che se cresce in laboratorio non ci siano batteri o infezioni. Un processo come quello e’ per forza di cose asettico, ragion per cui si tratta di carne che non puo’ contenere alcun batterio. Non avendo neanche tessuto nervoso, non contiene neanche prioni. 100% asettico, sicuro, a prova di NAS. La carne “pura” in mano al marketing: per loro sara’ come sparare ai pesci in un barile.
  3. Vi diranno la verita’ sul fatto che sia senza grassi , cosa che piace al vostro cuore ed al vostro colesterolo; al massimo ci aggiungerano grassi vegetali. Anche in questo senso, il marketing ci sguazzera’: una carne che non fa ingrassare, che rispetta il cuore. Insieme ai “formaggi leggeri”, questo e’ il cibo che comprerete almeno per tutti i tre mesi prima della prova bikini.

Cosi’, tutte le facce schifate che ho visto dovranno rassegnarsi: questa esibizione serviva a parlare della scoperta, non dei cibo. Quando entrera’ in ballo la VERA industria del cibo, col suo marketing, mangerete questi prodotti , sapendo cosa sono, e sarete anche FELICI di farlo.


Se avete creduto che esistono formaggi “leggeri”, del resto, potete credere anche a questo.

Uriel

(1) Possiedo ancora numerosi alberi da frutta in Italia. Non gli do’ niente. Producono MENO, ma l’aspetto e’ identico.

(2)Certo, quando i bovini da carne non serviranno piu’ avremo una strana “estinzione di massa” degli stessi, dal momento che Homo Sapiens e’ uso eliminare gli animali che non gli servono, come successe col numero di cavalli dopo l’arrivo dell’automobile, ma siccome “non si uccide alcun animale”, allora farete la fila.

(3) Che peraltro non nascera’, visto che non ce n’e’ piu’ bisogno.