Brownman e Tobin, II

Dopo che ieri sera ho scritto la prima parte di questo post, immediatamente mi si sono fatti avanti tutti i maestrini con la penna rossa. Cosi’, prima di passare alla seconda prte del post preciso che lo scalping era un esempio, solo per rappresentare come la velocita’ delle transazioni di per se’ possa diventare un valore semplicemente perche’ esistono oscillazioni. Il discorso sullo scalping e’ valido, in condizioni di estrema velocita’ degli operatori, su qualsiasi “dislivello” di crescita si verifichi tra due punti diversi del sistema finanziario. Esso produce “valore” solo perche’ l’operatore ha la capacita’ di trovarsi nella situazione giusta molto piu’ in fretta di quanto gli operatori reali (industrie, aziende, agricoltori, etc) possano muoversi.

Adesso vorrei andare avanti , e spiegare perche’ preferisco rallentare i flussi piuttosto che introdurre nuove regole.

Il primo e’ un principio di prudenza. Sebbene questi soldi “non esistano”, hanno il brutto vizio di rappresentarsi come se esistessero. Si tratta di soldi che non esistono, ma vengono prestati. Certo la misura di questo , alla fine, sara’ zero. Ma il problema e’ che quando la vostra banca ha finanziato il vostro negozio, ha preso soldi che “non sistono” e li ha trasformati in soldi “che esistono”, per poi restituire questi soldi che “non esistono” uniti ai soldi che “esistono” che sono il vostro interesse.

Ora, voi capite che sebbene questi soldi non esistano, essi determinano di fatto delle condizioni di credito. Direttamente od indirettamente, il movimento di queste masse di soldi “che non esistono” di fatto finisce con l’incidere sull’economia che “esiste”, e questo avviene perche’ quel “gioco a somma zero” materializza soldi “veri”.
Cosi’, una perturbazione di questo sistema ha degli effetti.
E qui siamo nel concreto. Mi hanno fatto presente che il meccanismo dei derivati e’ un meccanismo “formale” che si “limita” ad “amplificare”. Beh, se vivessimo in un mondo lineare, probabilmente “amplificare” sarebbe innocuo. Quando il mondo finisce di essere lineare, molto prima di iniziare la produzione di caos o di effetti farfalla, il semplice “amplificare” smette di essere “innocuo”.
Chiunque abbia studiato dei sistemi anche semplicissimi come quelli caratterizzati dal numero di Barkhausen, sa bene che “amplificare” non e’ sempre questa operazione sicura, perche’ potrebbe inficiare (e pesantemente) sulla stabilita’ del sistema.
Quindi , no: proprio perche’ il sistema non e’ lineare, l’operazione di “amplificare” non mi sembra per nulla cosi’ sicura. Se poi si amplifica di fattori come 30 o 50, mi sembra che si stia giocando un attimo col fuoco.
Se il sistema che rischia di diventare divergente o instabile (o anche soltanto di oscillare, visti i volumi) e’ i queste dimensioni, e puo’ caratterizzare il credito di un’intera nazione in modo distruttivo, mi sembra che il rischio non valga la candela. Qui stiamo dicendo che se un operatore nemmeno tanto grosso decide di deviare un flusso, una nazione intera potrebbe rimanere senza credito. Eh, bella minchia: se succede all’Italia ci troviamo con qualche milioncino di disoccupati in poche settimane.
Qual’e’ il problema? Si tratta solo di affacciarsi da un balcone e dire “cari signori, state facendo la fame perche’ in un ufficio a Manhattan un tizio ha deciso che era piu’ vantaggioso per il suo premio annuale deviare un flusso”.
Componente morale a parte , il punto e’ che questo mondo e’ un grosso sistema caotico. Esso presenta fenomeni caotici e soffre di effetto farfalla. Anche eliminando gli attrattori “strani” e le situazioni di cuspide estrema, rimangono le oscillazioni locali. Qual’e’ l’effetto di un’oscillazione locale? Beh, se oscilliamo di 2000 miliardi di dollari, cioe’ dell 1% della massa nominale di questo mercato, in definitiva abbiamo creato (o rimosso) condizioni di credito pari all’intero debito pubblico italiano.
Capite voi che persino oscillazioni “piccole” di un simile sistema siano “pericolosette”. E’ vero che quei soldi non esistono, ma e’ vero che essi determinano la condizione per il credito esistente, per esempio la condizione di scambio dei titoli del debito italiano. Sia chiaro, e’ un esempio. Ma e’ molto rappresentativo di come una semplice oscillazione pari all’ 1% della massa nominale, in teoria, potrebbe eliminare le condizioni perche’ lo scambio di titoli pubblici di un paese si fermi, o sia vano.
Ed ecco che arriva Tobin, e dice: “inseriamo una nuova operazione nel sistema, aggiungiamo una nuova regola contabile”.
Bene. Tobin (o qualcun altro) mi sanno garantire che non produrra’ oscillazioni? No, perche’ le oscillazioni di questa roba non sono per niente innocue.
E qui c’e’ la ragione per la quale propongo semplicemente di rallentare queste operazioni: rallentare le operazioni non cambia ne’ le regole del gioco ne’ le modalita’ operative. Fa avvenire le stesse cose , allo stesso modo, semplicemente in maniera meno granulare nel tempo.
E’ vero che anche questo e’ un cambio di regole, e siccome i soldi costano interessi e li costano nel tempo in maniera non lineare, nemmeno questa operazione e’ del tutto lineare e completamente affine.
Tuttavia, non abbiamo aggiunto nuove regole al sistema. Rallentare le operazioni globalmente e’, infatti, un’operazione possibile per il G20, in quanto le nazioni del G20 possono creare facilmente, sulle loro dorsali, dei colli di bottiglia che rallentino il sistema globalmente. E siccome anche la creazione di dorsali e’ sotto il controllo governativo , e le dorsali sono interconnesse, in ogni caso e’ possibile impattare sull’intero sistema creando dei colli di bottiglia su una parte.
Non funziona cosi’ con le tasse, poiche’ essere non impattano sul sistema globale. Esse sono un evento locale, e quindi facilmente aggirabili.
Direte voi: ma il G20 e’ comunque gran parte del PIL mondiale, e quindi se lo fa il G20 siamo ad un’area “locale” piuttosto grande.
Eh, questo e’ il problema: che il nostro mondo dei derivati e’ grande 3 volte e rotte il PIL mondale, e quindi il G20 non e’ abbastanza globale. Arriverebbe si e no al 30,40% di questa bolla.
Insomma, possiamo pensare alla cosa come al traffico cittadino: rallentando una grossa arteria possiamo impattare sull’intero traffico e rallentarlo tutto. Al contrario, piazzando una tassa su una grossa arteria produrremo lo stesso traffico, ma piu’ costoso. Nessuno rinuncera’ mai a speculare perche’ c’e’ una tassa dell’ 1%. Anche se la tassa fosse del 5%, si produrrebbe solo un venture capital ancora piu’ aggressivo e rischioso.
L’idea di produrre un rallentamento agendo sulla velocita’ delle transazioni e’ quello di aumentare l’incidenza del fattore temporale , cioe’ dei costi fissi e degli interessi passivi, e rallentando l’intero sistema questi costi e questi interessi possono lentamente erodere la massa totale nominale.
L’obiettivo e’ quello di ridurre la massa nominale fino ad un livello “sicuro”, ovvero ad un livello per il quale i governi siano significativi.
Con questo intendo dire questo: durante la fase iniziale del credit crunch, gli svizzeri si cagarono sotto. Si cagarono sotto perche’ si accorsero che il buco era cosi’ spaventoso che anche usando l’ intero PIL svizzero non sarebbero riusciti ad aiutare le proprie banche. Cosi’, il problema e’ quello di riportare il volume di queste operazioni cosi’ in basso da tornare sotto l’influenza governativa, ovvero nelle condizioni di intervento di un governo interessato da un’oscillazione.
A mio avviso, portando il valore nominale sino al 20% massimo del PIL mondiale, cioe’ riducendo di un fattore 10 questa massa, si riporteranno i governi alle condizioni di poter intervenire con le risorse a disposizione, anche ricorrendo a prestiti da altri governi piu’ forti.
L’idea di rallentare gradualmente le operazioni e’ proprio quella di lasciare che spese ed interessi iniziino a mangiare lentamente la massa nominale, divenendo un “signoraggio” de facto: tutto cio’ che per i propri tempi di esecuzione non basta a ripagare dei costi , diviene sempre meno redditizio. Allo stesso modo, l’inclusione continua di derivati dentro altri derivati, richiedendo una piramide di operazioni sempre piu’ estesa, diventerebbe sempre piu’ lenta, riducendone l’efficacia. Nel frattempo, costi ed interessi vanno avanti.
Il secondo vantaggio di questo metodo sarebbe di non intervenire, di per se’, su un sistema caotico di enormi dimensioni cambiandone le regole, ovvero provocando delle oscillazioni. Lasciare il tempo di transazione cosi’ com’e’, per esempio, non cambierebbe nulla, ma eviterebbe di accrescere il problema.
Immagino che la Tobin Tax, quando e’ stata partorita come idea, cioe’ nel 1972, avesse un senso. Le transazioni all’epoca viaggiavano via telex, per telefono, eccetera, ed avvenivano in tempi umani. Inoltre, la massa da aggredire era molto piccola.
Oggi sono cambiati troppo i numeri perche’ l’idea sia attuale, e specialmente i numeri sono troppo grossi perche’ l’idea sia priva di rischi.
Uriel