Beni pubblici.

Il continuo dibattere (peraltro ridicolo: possibile che durante la campagna elettorale si debba celebrare puntualmente la fine del raziocinio e l’inizio di comportamenti da tifoseria calcistica?) sul decreto “salvaliste” mi spinge a dire la mia a riguardo. Trovo del tutto ipocriti quelli che tirano in ballo la legalita’ , quando il decreto interpretativo non solo e’ una legge ordinaria, ma permette a TUTTI i partiti che si sono visti escludere le liste di ripresentarle, compresi Casini e Di Pietro. Non capisco in che modo definirlo “decreto ad personam”. Mi auguro , peraltro, che per coerenza Casini si astenga nel ripresentare le proprie liste a Trento e che Di Pietro si astenga dal ripresentare le proprie laddove sono state escluse.
Anzi, a dire il vero non me lo auguro affatto, perche’ ho ben presente il concetto (per quanto utopico) di democrazia. Con il termine democrazia si intende la volonta’ di dare al popolo la sovranita’. Perche’ questo funzioni e’ necessario che il popolo possa esprimere le proprie preferenze politiche. Certo, e’ possibile escludere un partito dal voto e dal parlamento: dopo l’incendio del ReichsStag Hitler escluse i comunisti dalle liste e dal voto parlamentare per decreto, e pote’ governare indisturbato, quindi c’e’ un precedente storico. I comunisti avrebbero voluto votare contro la formazione del governo da parte dell’ NSDAP, ma non potevano essendo stati esclusi dal voto.

E’ curioso come chi accusa Berlusconi di essere fascista perche’ vuole partecipare alle elezioni democratiche non ricordi un precedente simile. Questo la dice lunga sul loro presunto antifascismo, che ormai e’ una patetica posa buona soltanto per bagnare le signore di alcuni salotti.
Andando oltre , la legislazione che regola la presentazione di liste ha una ratio, che e’ quella di impedire utilizzi di liste depositate che abbiano il fine di ostacolarne altre; la stessa presentazione di liste false (cioe’ non corrispondenti ad alcun partito) permette (mediante l’esclusione delle liste somiglianti) di fare ostruzionismo verso le liste reali.
Fatto salvo che il PDL non si presenta per fare ostruzionismo ad altre liste, la sua esclusione non e’ piu’ legalita’ ma semplice burocrazia, e non e’ da considerare “legge”, semmai “cavillo”.
E’ chiaro che la distinzione tra legge e cavillo in Italia non e’ piu’ cosi’ semplice, sia perche’ durante la campagna elettorale gli italiani non sono piu’ esseri raziocinanti, ma volgari ultras, sia perche’ in fondo siamo il paese degli sbirri (se preferite , il manzoniano “bravi)  e degli azzeccagarbugli; entrambi (ciuffo a parte) ben rappresentati dal buon Di Pietro.
Si afferma che la legge sia un bene pubblico ; il che e’ vero. Tuttavia anche la democrazia ed il voto lo sono: quale dovrebbe prevalere? Ovviamente, dovrebbe prevalere il bene che e’ tipico e inseparabile dalla democrazia stessa, se ancora vogliamo una democrazia.(cosa che non credo Di Pietro voglia, per lui la democrazia e’ solo un regime sbirresco).
Il problema e’ molto semplice: le leggi non sono tipiche della democrazia, in quanto anche le dittature ne hanno. Sterminare ebrei, mandare gente nei gulag, erano tutte cose lecite nei rispettivi regimi, ed erano perfettamente legali e costituzionali.
Il solo fatto che un provvedimento sia legale non ci garantisce di vivere in una democrazia, mentre ce lo garantisce il fatto che tutti i partiti possano partecipare; e’ evidente che se consideriamo la democrazia come esigenza,  la libera partecipazione alle elezioni sia un bene pubblico superiore alla legalita’, che invece puo’ esistere anche in una dittatura.Tra l’altro, tra i giudici che hannoe scluso le liste di Berlusconi e Berlusconi stesso c’e’ un conflitto diinteressi (ricordo che i conflitti si fanno sempre in due), per cui e’ perlomeno sospetto che Berlusconi sia escluso dalle elezioni.
E’ ovvio che questo non preoccupi la sinistra ; per la sinistra “democrazia” indica solo e soltanto lo stato nel quale loro sono al governo, e “fascismo” indica lo stato nel quale ricevono pochissimi voti e stanno all’opposizione, come capita a Di Pietro.
Essi non credono alla democrazia nel senso stretto, ma si limitano a sbandierarla come strumento politico quando serve, essendo una parola usata solo in senso strumentale. Questo non deriva, come dice Berlusconi, dal fatto di provenire dall’esperienza sovietica; deriva semplicemente dall’aver raggruppato ed educato i propri supporter come un volgare branco di ultra’ di calcio, un gruppo violento e intollerante di personaggi che strilla contro la violazione delle regole quando gli fa comodo, e sorvola quando non gli fa comodo (non ho ancora sentito Di Pietro parlare contro la violazione del segreto istruttorio, che pure e’ una legge ) : le stesse regole non sono sempre al centro delle loro preoccupazioni.
Le leggi stesse , secondo il sinistrame che va in piazza, si dividono in leggi che sono comode al momento e leggi che fa comodo ignorare, tra leggi che fanno comodo all’avversario politico (tutte leggi infami e degne di disubbidienza) e leggi che fanno comodo a loro (l’acme del diritto  piu’ raffinato, a sentire loro), ovviamente la scelta tra le due cose spetta al leader maximo, come al solito.
In defnitiva, l’unica cosa che noto di questa sinistra e’ che mette le leggi (e in certi casi , la burocrazia) di fronte ai requisiti della democrazia stessa, e sebbene sia possibile con mezzi legali eliminare il problema non tollerano la legge se e quando essa torna comoda agli avversari, a costo di andare contro un bene publico ben piu’ alto, ovvero quello di far partecipare il popolo alle elezioni.
Faccio presente che in Lombardia e Lazio il PDL ha milioni di elettori; la loro esclusione dalle liste e’ un atto evidentemente contrario al principio di partecipazione democratica, e anche al principio di pluralita’; cosa che non preoccupa, evidentemente, caudilli come Di Pietro e uomini della crescenza come Bersani.
Per loro l’esclusione di milioni di persone dalla democrazia non e’ un’emergenza, l’importante e’ che votino i loro elettori, e pazienza se “il listone”  del lazio comprende solo un partito e una signorina (cui auguro ogni bene) che non ha la minima speranza di farcela.
Certo , Formigoni era stato escluso a torto dalle liste. Le liste di Formigoni sono state consegnate bellamente (in spregio alle leggi) nelle mani dei radicali senza la presenza richiesta di un pubblico ufficiale che ne evitasse l’alterazione, ma di questo non si occupa nessuno; evidentemente le leggi si dividono in leggi che piacciono a Di Pietro e leggi che non gli tornano comode.
Personalmente, penso che quello di Berlusconi sia un governo modesto e opinabile. Quello che penso, pero’ e’ che rimarra’ l’unica scelta possibile fino a quando a sinistra non si diffondera’ una cultura della democrazia, e no, una sinistra che si sforza di tenere fuori gli avversari dalle elezioni adducendo scuse di ordine burocratico NON e’ ne’ democratica ne’ antifascista.
E non dipende dalla genealogia sovietica, ma dal semplice fatto che la sinistra di oggi, IDV compreso, non e’ altro che la componente antropologica piu’ rabbiosa, biliosa, antropologicamente orribile del paese.
Ripeto: da queste elezioni risulta che Berlusconi e’ quel che e’, il suo partito pure, eppure rimane la parte migliore della politica del paese. E questo e’ un giudizio pesante rispetto al resto.
Piazza o non piazza.
Uriel