Ancora Huawei

La farsa del braccio di ferro USA con Huawei sta assumendo proporzioni immani, e devo dire che e’ ora di approfondire. Un paio di post fa avevo proposto alcune visioni alternative , ma solo per illustrare quanto la disinformazione sia stata voluta e sostenuta. Ora vorrei spendere un paio di parole in piu’.

La prima cosa e’ che colpire Huawei sui telefonini ha poco a che vedere col business del 5G. Quello che intendo dire e’ che se il problema degli USA e’ la dominanza di Huawei nel campo degli equipaggiamenti 5G, allora colpire i telefonini serve a poco. Certo il danno economico e’ grande, ma se anche supponessimo di colpire davvero Huawei sul campo dei telefonini, avremmo semplicemente costretto l’azienda cinese a diventare ancora piu’ aggressiva nel campo dei dispositivi di rete, ove ha gia’ una certa dominanza.

In pratica, se anche – worst case scenario – costringessimo Huawei a chiudere completamente la divisione mobile consumer, in che modo questo li renderebbe meno aggressivi nel campo degli equipaggiamenti di rete (carrier, access, etc?). Nokia ed Ericsson , per dire, sopravvivono proprio in quel campo, dopo aver perso per intero la divisione mobile consumers.

La prima cosa che i commentatori dovrebbero aver notato (ma non lo hanno fatto) e’ che il campo di battaglia e’ quello sbagliato. Huawei potrebbe semplicemente cedere la sua divisione mobile, o renderla indipendente dal resto , e rimarrebbe sempre il problema strategico della superiorita’ tecnologica di Huawei, punta dell’iceberg della superiorita’ tecnologica cinese. Perche’ su una cosa il CEO di Huawei ha ragione: nel campo del 5G gli americani arriveranno al loro livello solo fra tre o quattro anni.

Il secondo punto e’ quello delle possibili reazioni di Huawei. Oltre al fatto che potrebbero diventare MOLTO piu’ aggressivi nel campo dei dispositivi di rete ( e QUESTO farebbe male agli USA!!!), ci sono molte risposte che Huawei potrebbe mettere in campo, dalle piu’ estreme alle meno estreme.

Vediamo la fattibilita’, dalle piu’ estreme alle meno estreme.

E’ fattibile per Huawei creare il proprio OS ed usare quello sui device?

Diciamo che senza il supporto del governo cinese, non si potrebbe. Se il governo cinese imponesse quell’ OS come standard in Cina, le cose potrebbero cambiare, ma allora parleremmo di “ecosistema”. Per prima cosa occorre dire che gli ecosistemi esistenti in Cina sono molto, ma molto piu’ sofisticati ed avanzati rispetto a quelli occidentali. Quando potrete aprire un’ azienda completa di autorizzazioni, partita IVA e conto in banca solo usando un account Facebook sono disposto a ritrattare la mia affermazione , prima di quel momento vi attaccate alla minchia: in Cina e’ possibile farlo. (ma non con Facebook).Ed e’ solo un esempio di quello che i cinesi possono fare ma noi no.

Quindi Huawei non ha alcun problema a sostenere l’ecosistema cinese: avrebbe semmai qualche problema nel contrastare l’ecosistema android in occidente. Ma esistono due vie per mitigare la cosa.

La prima e’ di rendere il proprio OS compatibile con Android. Di questo ho gia’ parlato. Avrebbe poi il problema degli OEM, il problema della garanzia, il problema industriale di non poter garantire il funzionamento delle app nel medio e lungo termine.

Ma l’ecosistema occidentale ha un problema serio: la remunerazione.

Fare le app non e’ molto remunerativo, e sono pochissime le aziende che guadagnano vendendo app sul market di Google e di Apple. La stragrande maggioranza delle App che trovate nei grandi market esiste perche’ :

  • Il programmatore che fa la app cerca visibilita’.
  • L’azienda che fa la app deve stare nel mercato mobile.
  • Il canale mobile e’ quello che serve per raggiungere l’utente.
  • E’ uno spyware e i vostri dati vengono poi venduti.

Manca una voce: “faccio la app perche’ guadagno”. Questo e’ dovuto al fatto che la remunerazione e’ pessima: sia il meccanismo di revenue sharing sulla vendita delle app che quello di guadagnare con la pubblicita’ offrono magrissimi guadagni a chi fa le app.

Huawei quindi potrebbe mettere a serio rischio i market occidentali per dispositivi mobili, cioe’ gli “ecosistemi”, se proponesse un sistema di remunerazione migliore a chi costruisce le app. Sarebbe sufficiente per Huawei pagare bene chi fa le app, o produrre un sistema di remunerazione migliore (anche di poco) , e quasi tutti i programmatori farebbero come minimo anche la app per Huawei. Con una spesa relativamente ridotta, cioe’ , Huawei potrebbe iniziare a fare venture capital su un market alternativo, e vista la fame di soldi degli sviluppatori potrebbe facilmente attirarli nel proprio ecosistema.

Ovviamente si tratterebbe di un investimento “aggressivo”, come quello di Iliad: per entrare in un mercato maturo ci si brucia qualche decina di miliardi e si strappano utenti alla concorrenza.

Questa e’ l’opzione estrema di Huawei se gli venisse tolta completamente la possibilita’ di usare Android. Occorrono un paio di anni di sviluppo ai ritmi cines (a meno che non abbiano gia’ pronta la soluzione) , occorre un investimento cospicuo , ma non e’ impossibile. E’ solo estremo.

La seconda alternativa e’ quella di vendere la divisione consumer mobile e restringere il core business. In questo caso, Huawei si troverebbe a dover aumentare la propria market share a tutti i costi , nel settore carrier e rete d’accesso ,5G e broadband, diventando commercialmente piu’ aggressiva. Questo potrebbe significare alcune cose diverse. L’opzione di abbassare i prezzi e’ difficilmente praticabile perche’ dopo aver venduto un settore , dire agli azionisti che avete anche diminuito l’ EBT e’ difficile. Quello che potrebbe fare, essendo in vantaggio tecnologico di 3-4 anni, e’ di creare un’azienda figlia che svenda i prodotti vecchi di Huawei, opportunamente rinominati. Insomma, una specie di Honor con Huawei, o di Linksys per Cisco, ma nel mondo delle reti. Credo peraltro che Huawei abbia gia’ uno strumento societario del genere (ma non lo usa molto), quindi occorrerebbe investirci sopra.

La “huawei”-piccola entrerebbe in un mercato che gia’ soffre la concorrenza di quella “grande”, principalmente sui mercati africani , sudamericani e asiatici, e devasterebbe i listini di tutte quelle aziende che sono 3-4 anni indietro, causando una specie di terremoto tra i vari Cisco, Ericsson, Nokia SNS (o come si chiama oggi) , Juniper & co. Cioe’ i lobbysti che sono dietro all’azione del governo USA contro Huawei.

Esistono poi opzioni piu’ soft, meno plateali e forse piu’ vicine al modo di muoversi dei cinesi.

Il primo e’ che Huawei si metta, previ adeguati investimenti , a costruire centri di ricerca in paesi che vogliono crescere tecnologicamente ma non amano l’ingerenza USA: Russia, Bielorussia , India, Turchia, eccetera. Questa strategia e’ piu’ insidiosa. Prendiamo un ipotetico paese dei balcani, l’ Elbonia (cit.Dilbert). Se Huawei investe in Elbonia, difficilmente l’ Elbonia mettera’ al bando i suoi prodotti e/o ostacolera’ i suoi commerci. Ma se Elbonia e’ nei balcani e’ difficilissimo per la UE, anche se segue i dettami USA, frenare questo canale commerciale. Allo stesso modo, se Elbonia e’ una regione turca oppure una zona della Russia, magari vicina al Baltico.

Peraltro molti paesi emergenti comprano gia’, in massa, dei cellulari economici non collegati agli ecosistemi di Google. Si tratta di cellulari poco potenti e poco costosi, che hanno solo le funzioni minime di un cellulare smart, spesso integrando un browser. Tempo fa Opera dilagava in questo settore.

Avere dei cellulari Huawei (che in fondo sono di buona qualita’) ad un prezzo scontato, prodotti in loco e non collegati con Google non sarebbe un problema gravissimo: i cellulari piu’ venduti in queste nazioni (Russia esclusa, credo) hanno versioni Light di Android, quando non Tizen o versioni opensource di OS mobili: il crescente terzo sistema operativo per cellulari del mondo si chiama KaiOS, ed e’ fatto per cellulari di fascia bassa. (E’ fatto su quanto rimane del progetto di Firefox OS).

Il mondo dei cellulari economici , molto diffusi nei paesi emergenti, e’ pieno di utenti che passerebbero volentieri ad un hardware piu’ potente con un sistema operativo piu’ smart, per quanto ancora inferiore ad Android, ma pur sempre un miglioramento. Un attacco a questa fascia di prezzo in questi paesi emergenti e’ un’altra possibilita’. Il vantaggio e’ ancora che questi paesi emergenti commerciano anche con paesi meno emergenti, per cui alla fine del processo i market alternativi di quegli OS diverebbero progressivamente sempre piu’ interessanti.

E’ una strategia piu’ silenziosa, ma ha il vantaggio di progredire mano a mano che i paesi emergenti emergono, e occorre tener conto che Huawei ha gia’ costruito quasi tutti i backbone e le reti di accesso di questi paesi, per cui si troverebbe ad offrire tutto il pacchetto: intendo dire che le telco locali difficilmente rifiuterebbero di fare da canale alla vendita dei cellulari di un partner cruciale come Huawei. In questi paesi, poiche’ gli smartphones di fascia alta sono poco diffusi, Huawei si troverebbe a completare l’egemonia sulle proprie App e sull’ecosistema senza time pressure, cioe’ senza fretta, e potrebbe completare li’ la costruzione dei propri market alternativi.

Anche questo richiede un cambio di strategia. E’ meno estrema come strategia, ma pur sempre molto pesante.

Altra alternativa e’ sempre quella di vendere la divisione mobile consumer ad un altro brand , come Lenovo (che fatica ad affermarsi nel mercato mobile) , tenendone una quota ma consentendo il rebrand, e concentrarsi sull’ IoT domestico , ove il bisogno di Android e’ meno sentito e alla fine dei conti il silicio pesa di piu’.

Se inondasse i mercati di prodotti decenti a basso costo, in quel modo Huawei entrerebbe nelle case a prezzi stracciati con sensori e dispositivi di Home Automation, per poi proporre i cellulari “amici” come il modo migliore di controllare l’ecosistema domestico.(“Works only in EMUi”). Anche questa sarebbe una strategia di penetrazione “lenta”, ma Huawei entrerebbe nelle case dentro una miriade di elettrodomestici e sensori di ogni genere: se il problema USA e’ che il cellulare Huawei ti spia, beh, la serratura NFC di Huawei con allarme e telecamera te lo dice pure in faccia. La compri proprio per spiare.

Ultima alternativa e’ sempre quella di cedere la proprieta’ della divisione consumer mobile a qualcuno che ne prenda il nome, tenere una parte della proprieta’ (peraltro, facendo cash) e investire il cash in servizi, potenziando la propria area di servizi mobile Potrebbe farlo in diversi modi, acquisendo aziende come Doujin (che noi conosciamo come Tik Tok ) che essendo cinese avrebbe Huawei come compratore privilegiato per via della ingerenze governative. Potrebbe anche comprare aziende americane fallite, come Tumblr, e poi portarle in Cina, come fecero i russi con LiveJournal.

Il problema sarebbe sempre la scarsa penetrazione di questi servizi sul mercato occidentale, ma per esempio il problema di uccidere youtube e’ molto semplice: remunerazione. Se cominciate a remunerare gli influencer del vostro video social network meglio di Youtube, (o solo in maniera piu’ trasparente: google non brilla in questo) perlomeno otterrete che i canali si sdoppierebbero. Se in seguito remuneraste meglio di youtube a patto di chiudere il canale youtube, potreste arrecare danni ingenti a Youtube stessa. Lo stesso dicasi per tutte le piattaforme di successo di Google, e dei social network: immaginate di poter essere pagati per fare gli influencer su un social come Facebook, che oggi non vi paga per la pubblicita’ che appare grazie ai vostri contenuti.

L’ultima alternativa , la piu’ soft di tutte, e’ quella di chiudere il brand ma tenere la produzione, semplicemente per conto terzi: il cellulare Huawei viene prodotto ma voi ve lo trovate, che so, con il brand Nokia (che ad oggi non ha una supply chain forte) , con quello Wiko, o con chiunque voglia vendere cellulari attraenti, a basso costo e tutto sommato di buona qualita’. Questa opzione consentirebbe a Huawei di continuare a tenere dipendenti, centri di sviluppo e una presenza tecnologica nel settore, senza dismettere nulla se non il brand di telefoni mobili, e per gli USA sanzionare chiunque venda col proprio marchio cellulari prodotti da Huawei diventerebbe complicatissimo.

La cosa potrebbe diventare ancora piu’ soft se Huawei decidesse di cannibalizzarsi in qualche misura, tenendo il Brand e insieme producendo i cellulari per qualsiasi marca minore lo chieda. In questo caso ci sarebbe il problema della cannibalizzazione, ma dall’altro lato ci sarebbe il grande vantaggio di tenere alto il brand e di dare agli azionisti dei ricavi, per poi lasciare solo agli analisti di capire quanto guadagno venga dalla vendita di telefoni brandizzati Huawei e quanta dai “cloni”.

Queste opportunita’ si possono ipotizzare soltanto osservando la superficie di Huawei. Ma se riflettiamo bene al caso di Huawei che decide di comprare TikTok per assalire youtube, vediamo subito che il governo cinese sarebbe un terzo attore. In questo caso, pero’, non sappiamo quante aziende come TikTok potrebbero essere nel radar di Huawei: la Cina ha un mondo di aziende emergenti da paura. tikTok ha il vantaggio di essere conosciuto in occidente, ma di alternative per fare un portafogli di servizi ce ne sono probabilmente a bizzeffe, alcune sponsorizzate dal governo cinese.

Anche nel caso di vendita della divisione del mobile consumer, a noi occidentali vengono in mente solo aziende come Lenovo o altre, ma in realta’ il governo cinese puo’ offrire molte Joint Venture attraverso la galassia di aziende controllate in qualche misura. E come se non bastasse, esistono le aziende di paesi “amici”. A livello politico e’ possibile tutto, da Thuraya (l’azienda di telefonia cellulare satellitare) a qualche oligarca russo.

Quando il CEO di Huawei dice che gli americani sottovalutano la loro forza, noi occidentali leggiamo “forza” in termini di capacita’ bruta di mettere in campo mezzi materiali , ma occorre sempre capire che nella cultura del CEO di Huawei, “forza” indica lo spettro e la complessita’ degli strumenti efficaci che puo’ mettere in campo.

E un’azienda galassia come Huawei, se spalleggiata dal governo, puo’ mettere in campo davvero molta complessita’, e ha una gamma di reazioni possibili (e di strategie) davvero inimmaginabile. Pensare di mettere in crisi un colosso del genere togliendo Android o un altro pezzo occidentale della supply chain non fa altro che manifestare chiaramente quanto siano pericolosi i monopoli occidentali.

Da questo momento in poi, cioe’, il governo cinese sa con precisione quali sono le aziende occidentali dalle quali e’ meglio non dipendere. In due o tre anni, la Cina avra’ la sua Intel, la sua ARM, il suo Android e tutto quanto.

Come se non bastasse, anche TUTTI i governi del mondo sanno quanto sia pericoloso il monopolio americano: se c’era un modo per rendere chiaro a tutti , masse elettorali comprese, quanto sia dispotica e politicizzata la “corporate america”, e’ stato trovato. Come se non bastasse, Trump sta accusando il governo cinese di controllare huawei, ma al suo comando si sono mosse all’unisono tutte le grandi aziende americane: qual’e’ il governo che controlla i big del’ IT, dicevamo?

Poi ci sono tutte le ritorsioni in termini geopolitici, che possono essere attuate dal governo cinese. Esse vanno dal controllo delle terre rare (che metterebbe in ginocchio la Silicon Valley) sino alla cooperazione tecnologica nel campo militare. la stessa Huawei ha una divisione di tecnologie militari, e la ritorsione potrebbe consistere in cooperazioni internazionali nel mondo dei radar, della visione termica , ed altri.

Il fatto che le persone si stiano concentrando SOLO sulle opportunita’ di ritorsione macroscopiche ed evidenti fa parte della superficialita’ della stampa italiana: in realta’ conoscendo bene la galassia Huawei e la galassia-Cina probabilmente sicuramente si possono ipotizzare molte piu’ strategie: ma questo era appunto quello che cercavo di dire, e cioe’ che la vicenda viene spiegata pochissimo dai media italiani.