Altro giro, altra strategia.

A quanto pare c’e’ un colpo di scena relativo al futuro della UE, e questo colpo di scena e’ il ritorno di Berlusconi. Non sembra dall’ Italia, forse, ma si tratta di qualcosa che ha, nei fatti, causato la prevalenza dei falchi sugli altri, almeno nelle discussioni del momento. E anche nelle oscillazioni del mercato. Come ho sempre detto le partite vanno avanti e tutti fanno delle mosse. Quella di Silvio forse e’ stata, diciamo, non la migliore possibile.

A dire il vero non e’ stata una mossa di Silvio. Nel senso che se nessuno prepara il futuro politico del paese, tutto quello che avrete e’ una ripetizione del passato. Il PD e’ rimasto nella sua forma (perdente) di partito a meta’ del guado tra DC e PCI, come se per creare un partito socialista bastasse cucinare insieme un pochino di democristiani e un pochino di comunisti.

Di pietro e’ rimasto in una forma sbirroide e terronica di partito personale dello sceriffo, la Lega si e’ disintegrata nella nuova consapevolezza italiana di essere i terroni d’Europa e di chiedere una cassa del mezzogiorno ai ricchi stati del Nord (1). Fini non e’ stato capace di costruire un cavolo, dal momento che Montezemolo non si decide e lui e’ capace di essere il numero due, ma non il numero uno. Da delfino di Almirante a Delfino di Berlusconi, e adesso non trova nessuno da delfinare.

Grillo come alternativa e’ ancora meno credibile di Berlusconi, e il quadro si chiude. Sarebbe stato saggio gestire la cosa mettendo Monti al posto di Napolitano, ed e’ forse l’unica scappatoia, ma si fatica a vedere come reagirebbe al fuoco berlusconiano.

Insomma: non si e’ preparato nulla di nuovo per il “dopo”, e quindi il “dopo” e’ uguale al “prima”.

Cosi’, i falchi dell’europa in due fasi hanno ora un argomento micidiale: Berlusconi.

Questo cambia completamente la prospettiva, dal momento che l’ Italia ha un peso economico non indifferente, ed il suo distacco non potrebbe essere gestito come quello greco.

E’ quindi tornato in auge il progetto di europa a due velocita’, ovvero di un progetto Euro che rimane in vigore per gli stati piu’ “virtuosi” , e se gia’ l’acquisto dei buoni francesi sottozero non fosse stato chiaro, persino i titoli belgi , olandesi e austriaci stanno iniziando ad andare a ruba. Segno che il mercato ha gia’ deciso cosa sia “Euro” e cosa non lo sia.

Tutto si gioca ad Agosto. Se nel mese estivo il governo italiano riuscira’ in qualche modo a resistere , il peggio sino a fine anno sara’ passato e -forse- si potra’ continuare a sostenere un’eurozona coi PIIGS dentro. Se questo non dovesse succedere, la decisione potrebbe essere un Euro fatto di Francia, Germania, Olanda, Belgio, Finlandia,Lussemburgo, Slovacchia, Slovenia, Austria, Estonia. E tutti gli altri fuori.

Questo euro si comporterebbe come una fortezza, nel senso che avrebbe una politica monetaria simile a quella svizzera -dal momento che in una situazione di confusione mondiale diverrebbe praticamente un rifugio , l’unico che abbia ancora una politica economica chiara- e il resto verrebbe lasciato al default incontrollato.

I falchi di questo tipo sono sempre esistiti, ma sinora il fatto di avere un certo mercato tra i PIIGS aveva sempre dato ai loro avversari dei motivi. Il guaio e’ che ultimamente le esportazioni tedesche verso i PIIGS sono scese sotto il 10% del totale delle esportazioni tedesche, e quindi il gioco non vale piu’ la candela. Poteva essere una buona argomentazione il fatto che tutti i paesi stessero facendo il loro “compito a casa”, ma il guaio e’ che adesso il nome “berlusconi” ha distrutto anche questa motivazione.

Il guaio e’ che l’uscita dall’ Euro per l’ Italia significherebbe il default, ma sfortunatamente si tratterebbe di un default incontrollabile, per una semplice ragione: le banche italiane sono sopravvissute prendendo in prestito degli Euro durante l’operazione LTRO, e se la BCE sopravvivesse al colpo, come presumibilmente succedera’, il risultato sara’ che il debito delle banche italiane rimarra’ intatto.

E come se non bastasse, sta esplodendo una bolla immobiliare.

Come se non bastasse, le banche italiane sono stracolme di titoli italiani, il che , nel caso di default, le escluderebbe dal Libor e dall’ Eurlibor, e le metterebbe completamente fuori dal mondo di Basilea.

Sui giornali italiani di tutto questo non c’e’ traccia, nel senso che si parla tanto della Minetti (avendo cura di ritrarla in posizioni boccaccesche) , ma il punto e’ che il ritorno in gara di Berlusconi ha azzoppato anche Monti. Essenzialmente, viene meno qualsiasi probabilita’ che Monti possa continuare la sua opera, e viene meno anche qualsiasi probabilita’ che Monti possa fare altre riforme: per questo occorrerebbe che Bersani, Casini e Berlusconi si trovassero a stringersi la mano, ma non c’e’ nulla di piu’ venefico per Bersani di un governo con Berlusconi, una stretta di mano con Berlusconi,  un qualsiasi atto di governo “insieme a Berlusconi”.

Di per se’ e’ gia’ un miracolo politico che il PD non debba abbandonare l’esecutivo, dal momento stesso in cui l’interlocutore non e’ piu’ Alfano ma Berlusconi in persona. Di certo Monti e’ gia’ un primo ministro provvisorio.

Il problema e’ che questo avviene in un contesto nel quale c’e’ uno scontro tra falchi e moderati sul futuro dell’ Euro, e la soluzione piu’ accettabile per i mercati e’ quella di un euro ristretto e mitteleuropeo, mentre i paesi periferici vengono lasciati scivolare nella miseria.

Il problema vero e’ che oggi come oggi, vista la congiuntura, scivolerebbero davvero nella miseria: dal momento che i mercati non si espandono non ci sarebbero spazi per le industrie, e una moneta debole non aiuterebbe per via dell’aumento in corso sulle materie prime.

Come se non bastasse si e’ aggiunta una certa speculazione sull’oro, e quando finira’ -abbastanza presto- ne fara’ le spese la sterlina. Consigli?

Il problema e’ passare l’estate. Le possibilita’ dell’ Euro di non dividersi in due parti si giocano in gran parte ad Agosto. Dopodiche’ ci potra’ essere tempo per neutralizzare Berlusconi (piazzando Monti al quirinale o facendo scendere in campo qualche novita’ -tipo Montezemolo-) capace di focalizzare meglio i voti a destra.  Ma per ora il problema e’ di passare l’estate.

Per il risparmiatore italiano direi:

  • Muovere gli euro in un conto mitteleuropeo, o comprare direttamente titoli di banche della zona.
  • Uscire da investimenti azionistici e rilasciare i btp.
  • Persino tenere gli euro sotto il materasso conviene, almeno per l’estate.

E poi, pregate che Berlusconi non ne faccia qualcuna di grossa. Perche’ oggi c’e’ solo una persona che vuole ancora qualcosa che possa “salvare” i PIIGS dal disastro, ed e’ la Merkel. Non appena Berlusconi la mettesse in imbarazzo, come gia’ ha fatto, la metterebbe in minoranza ed il risultato sarebbe la vittoria dei falchi, cioe’ degli economisti antikeynesiani. Quelli che l’austerity e la disciplina non bastano mai, per intenderci.

I quali la pensano circa come i leghisti italiani: le zone del SUD si fottano con le loro mani e si risollevino, se possono , con il loro lavoro. Il guaio e’ che per loro “sud” inizia dalle parti di Innsbruck.(2)

Cosi’, il punto e’ che la discesa di Berlusconi in campo ha radicalmente cambiato il panorama e gli equilibri strategici. E oggi come oggi, la soluzione piu’ valutata e’ quella dell’ “euro mitteleuropeo”, e tutto il resto a scalare. Dopo il crollo, qualsiasi governo ci sia sara’ troppo debole per opporsi a qualsiasi ricetta. E chiunque venga da nord coi dei soldi sara’ accolto come il salvatore.

Bella mossa, Silvio.

Se l’intenzione era di mandare tutto in merda, si intende.

Uriel Fanelli, 16 luglio 2012

(1) Chissa’ che casino se la Merkel dicesse che vuole un’europa federalista e non vuole mantenere zone del Sud…. LOL.

(2) Molto del collasso culturale leghista derivera’ proprio dal fatto di una dialettica nord-sud ribaltata. Prima erano i leghisti a dire “non un soldo del nord al meridione”, ma oggi il problema e’ che tutto il paese sta chiedendo ai tedeschi dei soldi per l’italia, e si sente dire “non un soldo tedesco agli italiani”. Il fatto di trovarsi improvvisamente dal lato sbagliato della dialettica, chiedendo ad alta voce quella Cassa del Mezzogiorno che e’ l’eurobond,  secondo me e’ il “cambiamento culturale” dal quale la Lega potrebbe non uscire , o dovra’ uscire cambiando moltissimo il suo messaggio politico. Anche perche’ la risposta “ma noi siamo un mercato per i prodotti tedeschi” e’ la medesima risposta che si sentivano dare dai meridionali quando proponevano la secessione “ma noi siamo il mercato delle aziende del nord”. Divertente, se siete lontani. Distruttivo se siete leghisti.