Airanne.

Mi chiedono cosa io ne pensi di quanto accade in Iran. Visto che anche un altro blog se ne sta occupando, posso dare i miei due centesimi. Anche perche’ le uniche due cose interessanti che ho da dire vengono da un periodo (quasi un anno) nel quale ho convissuto con una ragazza persiana, di famiglia borghese ma non metropolitana, diciamo ricchi contadini (e quasi tutta emigrata via).

Ci sono alcune disforie , a mio avviso, che fatichiamo a comprendere quando si parla di Iran. Quando noi diciamo che gli iraniani siano sciiti e gli altri sunniti, spesso liquidiamo la cosa dicendo “beh, sembre mussulmani sono”. Eh, potremmo liquidare allo stesso modo anche , che so io, i protestanti ed i cattolici? Tanto, Italia od Olanda, sempre cristiani sono. Probabilmente loro lo fanno, anche se mostrano un certo (maggiore) interesse nell’approfondire i temi religiosi (o forse sono io che ho conosciuto borghesi colti) , e quindi spesso mi trovavo a dover fare degli spiegoni lunghissimi sul perche’ gli inglesi hanno i preti gay e in italia no, o perche’ i sacramenti siano portabili tra chiesa ortodossa e cattolica, ma da un lato i preti si sposano e dall’altro no. Vai a spiegare i problemi di simonia e di nepotismo della chiesa medioevale.

Questa reciproca curiosita’ (in generale pochissimi italiani sanno che differenza ci sia tra la beatitudine e lo stato di grazia degli angeli (1) ) faceva si’ che io fossi spesso chiamato a spiegare che cosa sia stato il luteranesimo, e dall’altra parte venivo informato con un dettaglio  delle differenze tra “loro” e “gli arabi”, visto che sembravo “interessato a queste cose”. Per esempio, in Iran il talibanismo e’ passibile di condanna capitale: il Mullah sfora nella pretesa di essere profetico, e Maometto e’ stato per definizione l’ultimo profeta. Se beccano il Mullah Omar , per essere chiari, lo impiccano per bestemmia, o giu’ di li’.

Sul piano politico, la repressione non e’, in se’ , sintomo di problemi di quel regime. Le due componenti in gioco oggi sono due componenti del clero locale, e il gioco e’ gia’ scritto. Una componente, “riformista” , e’ chiamata a dare speranze all’occidente, perche’ non faccia sanzioni e non decida l’embargo totale. Dall’altro canto, il governo sfoggia di poter reprimere rivolte di questo genere, che e’ un messaggio all’occidente, come “non pensiate di abbatterci finanziando questi idioti”.

Tutto, quindi, e’ una finzione manovrata dal clero. E’ vero che in occidente ci siamo liberati da un clero simile a quello con le varie rivoluzioni, come quella francese prima, e con le varie lotte civili poi: questo non ci autorizza a pensare che gli stessi metodi (rivoluzioni e lotte civili) funzionino anche nel mondo islamico. Per la semplice ragione che da quelle parti nessuno pensa che una folla piu’ numerosa abbia per forza di cose meno torto: la pietra miliare di tutto e’ la teologia, e se l’ Imam dice che hai torto, hai torto. Anche se urli, se manifesti, se siete milioni, siete tanti ad avere torto e quindi avete tanto torto.

Un altro errore molto comune e’ quello di dipingere la cultura iraniana come una cultura sessuofobica. Lo facciamo perche’ nel mondo cristiano l’intento pudico era quello di combattere un concetto di peccato che coincideva con quello di piacere. Il problema e’ che non e’ questo l’intento islamico: in Iran e’ possibile per la donna chiedere il divorzio se il marito e’ un inetto sul piano erotico. Il concetto di peccato non coincide con quello di piacere, ma con quello di legge.

Quello che le leggi sull’abbigliamento delle donne intendono fare non e’ di vietare la libidine, o di colpirla, ma di combattere la promiscuita’. Combattere la promiscuita’ e combattere il piacere sono due cose molto diverse: nel primo caso si vuole semplicemente tener separata la fisicita’ maschile e quella femminile in tutti i luoghi che non siano il talamo coniugale.

Bisogna stare piuttosto attenti, perche’ siccome non esiste una dialettica tradizionale che condanni il piacere degli sposi, anzi, l’occidentale che sposi una donna di quelle parti potrebbe avere delle grosse sorprese. (2)  Superato il GAP , cioe’ superata una linea bianca tra il “lecito” e  l’ “illecito” , non c’e’ piu’ assolutamente nulla come la morale mutandaia cattolica, del “non lo fo per piacere mio ma per dare figli a dio”, questa roba e’ incomprensibile: il piacere e’ lecito ed auspicabile. (in certi casi un diritto). Una simile frase contro il piacere lecito non sarebbe neanche comprensibile.

Un migliaio di anni di questa differenza educativa sono difficili da colmare, per cui quando ci dicono che le donne di quelle parti consumano lingerie piuttosto spinta rimaniamo stupiti: per noi se vuoi che una donna si copra ombatti la libidine insita nell’atto, quindi  reprimi in casa e reprimi a letto, nel privato. Per loro se chiedi che una donna si copra in pubblico stai soltanto combattendo la promiscuita’, cioe’ i contatti illeciti, e questo non significa affatto che la donna non si possa scoprire di fronte al marito.

Di fatto,  l’errore e’ nel pensare che queste leggi combattano il piacere (come fa la morale cristiana) anziche’ la promisciuta’.La medsima richiesta, di coprirsi integralmente, sarebbe la distruzione completa della donna se a farla fosse il Papa. Come lotta alla mera promiscuita’, che permette e tollera qualsiasi cosa nel campo del lecito, ha un significato molto diverso. L’invito non e’ a coprirsi, ma a coprirsi in pubblico.Qui cio’ che e’ peccato e’ peccato sia in pubblico che in privato, ove semmai non e’ punibile perche’ nascosto. Questa contiuita’ per loro non c’e’: il piacere e’ peccato in pubblico ma e’ doveroso ed auspicabile in privato.(4)

Potreste avere anche discussioni surreali, circa il fatto che (dal loro punto di vista) se la donna occidentale in pubblico gira cosi’, chissa’ come va a letto : se per -degli sconosciuti- come i colleghi gia’ si veste in quel modo, a letto -col marito- come minimo… vagli a spiegare che la donna occidentale si toglie il trucco per venire a letto. Ho visto un certo scetticismo: li’  capita che queste si trucchino per venire a letto, ed e’ facile vedere queste signore che si vestono eleganti per cena, a casa.(o meglio, per il dopocena. Sui maschi invece soprassiedo, girare per casa come homer simpson in mutande non deve stimolarle moltissimo, poverette. Specialmente se nella media sei peloso quanto il mio cane.)

Ovviamente mi riferisco ad una famiglia borghese, ed a una famiglia farsi.

In ogni caso, confondere un atteggiamento che colpisce il piacere come quello cristiano con un atteggiamento che reprime la promiscuita’ e’ il primo grosso errore, che ci impedisce di affrontare il discorso del velo: per una donna cattolica quel velo simboleggerebbe la rinuncia al piacere, dunque al corpo. Per loro e’ molto meno pesante, perche’ non richiede una rinuncia al piacere, ma disciplina il contegno pubblico.

Ma anche queste norme non sono cosi’, rigide, diciamo che sono un pochino “italian”: le famiglie borghesi fanno le feste come qui, e nelle feste (private) ci si veste anche “all’occidentale”, sebbene senza esagerare.(3) La polizia religiosa lo sa? Lo sa. Ma puo’/non puo’ intervenire a seconda di alcuni fattori. Innanzitutto, se vuole: come in italia, leggi vastamente violate vengono usate per colpire chi si vuole colpire: milioni di italiani pagano prostitute, ma se lo fa l’avversario politico anche con soldi propri “induce alla prostituzione” e scatta l’inchiesta. E’ una legge tenuta nel cassetto per colpire chi vuoi colpire. Cosi’, le retate avvengono solo se in queste feste si fa politica o se partecipa qualcuno famoso per disturbare il manovratore: se e’ una normale festa di adolescenti, normalmente arriveranno tutti belli coperti e poi si cambieranno nei bagni e seguiranno la moda.

Inoltre, la condizione della donna in Iran non e’ la stessa che nel mondo arabo, anche per altri motivi. Il legame fortemente personale verso l’imam (che e’ come il medico di famiglia, ognuno ha il suo e fa quello che dice il suo Imam)  fa si che tutta la famiglia dell’Imam brilli di luce riflessa, cosa che beneficia in qualche misura anche le donne. L’Islam sunnita, con le sue accademie di professori, puo’ spingersi ben oltre senza causare dei mal di pancia nelle famiglie degli imam.

Inoltre, le campagne hanno ancora una struttura tribalissima, il che significa che anche la polizia religiosa deve muoversi rispettando dei patti precisi e delle geografie precise: non e’ che questi si sognano di prendere un tizio e impiccarlo, bisogna che prima se ne parli. Nemmeno la polizia religiosa puo’ sfidare i rapporti tra famiglie. Se un grosso capofamiglia dice ad un guardiano della rivoluzione che tirera’ fuori dalla tomba le ossa di suo padre, minaccia che sembra la piu’ terrificante del posto, poi scatta (tramite gli imam) una diplomazia che deve ricucire lo strappo, capire come mai si sia arrivati li’, eccetera.

Quindi, le persecuzioni nei confronti delle donne non sono cosi’ comuni come verrebbe da pensare: ci sono, e questo e’ male, ma quasi sempre se si arriva a quel punto c’e’ anche dell’altro.

Altro luogo comune: la poligamia. Sebbene sia legale, la moglie puo’ pretendere di conoscere lo stato del marito e di non diventare una seconda moglie. Il che, vista la ferocia con cui le madri (responsabili dell’educazione delle figlie femmine) trattano il contratto matrimoniale, rende la poligamia un fenomeno limitatissimo, ristretto alle aree rurali e al proletariato ignorante. Nelle loro Sit-Com il poligamo e’ il nostro Alvaro Vitali, il Lando Buzzanca, insomma. Anche la storia di poter divorziare gridando tre volte che divorzi e’ mitigata dal diritto locale, che prevede compensazioni (spesso impossibili da pagare) alla madre, in caso di divorzio immotivato: se il marito divorzia ed il tribunale dice che non aveva ragione (nessuna colpa della sposa) il marito dovra’ pagare alla madre una roba simbolica che e’ scritta sul contratto. “Simbolico” non significa affatto “poco costoso”: “dovra’ riempire di petali di rose la casa della sposa” puo’ voler dire che dovete comprare 300 metri cubi di petali. Il che vi fa passare ogni velleita’ di gridare formule giuridiche al vento.

Le piccole trasgressioni non sono molto punite, perche’ in realta’ la repressione non e’ il fine ultimo di quel regime: il fine ultimo di quel regime e’ quello di spartirsi l’economia, mantenendo nelle mani delle famiglie degli imam ogni attivita’ industriale, economica, finanziaria. Il che ovviamente significa che  ci debba essere una’economia da spartire, il che implica che quel regime non possa chiudersi del tutto : cosi’, quando si trova sotto pressione, quando rischiano il pugno duro dei democratici (Obama ha aperto, ma lo ha fatto per dire “niente scuse, adesso”, poi sara’ molto piu’ duro di Bush) , non fanno altro che alimentare nel mondo intero la speranza di una “transizione”. Cosa che normalmente blocca gli embarghi, mette gli osservatori sull’attenti, che non possiamo agire in condizioni caotiche perche’ non possiamo rifare l’errore di Khomeini, eccetera.

Quello che gli Iraniani hanno capito e’ che l’occidente non si muove finche’ c’e’ confusione e che tende a lasciar fare finche’ c’e’ speranza che una rivolta interna abbatta i dittatori. Cosi’, ogni volta che si chiudono gli spiragli di trattativa, quando il mondo arabo da’ una sostanziale luce verde all’azione contro l’ Iran, fanno un poco di casino per farci sperare che non ci sia bisogno del bastone.

In realta’, il capo dei “riformatori” sta ad Ahmadi Nejad come Muti stava al Duce: ha un corposo curriculum di atrocita’ commesse in nome della religione, e il suo “riformismo” non va in direzione occidentale, ma in direzione parlamentare (una riforma ha cambiato l’assetto della repubblica islamica in senso presidenziale) . Ma non e’ che ci sia da stare allegri.

Contemporaneamente a queste speranze foraggiate negli osservatori internazionali (che puntialmente consigliano di fermarsi un attimo  per vedere come va a finire, esattamente come il regime si propone di ottenere per prendere fiato) , la successiva repressione dei disordini realizza un messaggio chiaro “non pensiate di abbatterci con questi metodi”. Contemporaneamente, il regime ha un terzo antaggio, perche’ ne approfitta per eliminare personaggi scomodi, non perche’ vorrebbero far crollare il regime ma perche’ hanno fatto qualche passo di troppo minacciando con la loro carriera un notabile.

Quando hanno trovato il capo della polzia religiosa di teheran con sei prostitute non hanno inteso moralizzare un bel niente, la prostituzione e’ molto diffusa a Teheran: stavano semplicemente colpendo uno che rischiava di arrivare troppo in alto. Alla fine, ovviamente, se l’e’ cavata , perche’ era un avvertimento . Molto duro, ma un avvertimento.

Quindi direi di non eccitarsi troppo. E’ possibile che l’ Iran (cosi’ come tutto il mondo arabo) migliori , ma non succedera’ come e’ successo in Francia nel ‘700. Da quelle parti i progressisti sono gli intellettuali e gli intellettuali sono teologi. Sono i loro pronunciamenti che possono portare delle vere e proprie rivoluzioni: se fossi un occidentale e volessi finanziare il cambiamento nel mondo islamico non agirei sulle folle (che non hanno legittimazione) ma agirei sui docenti delle universita’ islamiche, finanziando quelli piu’ progressisti.

Dopotutto, parliamo  sempre di gente (se ci restringiamo alle classi colte e ricche) che al bar discute (anche) di teologia.

Uriel

(1) So molto bene che cosa ho abbandonato , tutto qui.

(2) Di riflesso, probabilmente per tradizione, nelle emigrate avviene dopo il fidanzamento.

(3) Diciamo che il cafonal , per fortuna, non c’e’. Almeno non in questa forma.

(4) Qui abbiamo le “scalette”: prima baciare, perche’ il bacio e’ piu’ innocente ed e’ l’inizio, poi si toccano le tette, poi semmai piu’ giu’. E poi via via, ogni pratica e’ piu’ “peccaminosa” di un’altra, a seconda delle zone. Non e’ esattamente cosi’ dalle loro parti, c’e’ lo stato in cui la promisciuta’ e’ vietata, e non si puo’ far nulla, allo stato in cui e’ permessa, cioe’ il matrimonio. E nessuno ha mai raccontato alle ragazze che quelle cose siano vietate: gli hanno solo detto che si fanno solo col marito. Ma non c’e’ un limite esatto a quello che puoi fare col marito, illecito e peccato coincidono, e nel matrimonio e’ lecito. Non c’e’ la “scaletta”, insomma: tutte quelle cose tra sposi sono ugualmente lecite, dunque ugualmente non-peccaminose. Da noi il pompino e’ piu’ peccaminoso del bacio, da loro sono entrambi leciti tra sposi, quindi ugualmente peccaminosi : semmai il problema saranno le condizioni igieniche delle campagne, o il fatto che la pratica non sia tradizionalmente diffusa.

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