AH! La tauromachia!

La sbroccosfera e’  tutta in fervore per via della battuta di caccia che ha avuto fine in Pakistan, con la cattura della volpe di Osama Bin Laden, e successiva esecuzione. C’e’ chi mette in relazione la cosa con le presidenziali USA, chi la mette in relazione con quanto avviene nel mondo arabo, chi ha notato che un’immagine messa online da una TV Pakistana (e ripresa dalle TV occidentali) sia un falso , ma secondo me la cosa ha preso quasi di sorpresa gli americani, stessi, che l’hanno gestita male.
Innanzitutto, il fatto che Osama vivesse dentro un centro chiaramente visibile nei pressi di una base militare pakistana la dice lunga. La dice lunga sul bisogno che il governo Pakistano (notoriamente rispettoso dei diritti umani, mica come quel farabutto di Gheddafi) ha …. del bisogno che gli americani hanno di lui.
Essenzialmente, il regime fascista pakistano ha guadagnato moltissimo dall’occupazione americana dell’ Afghanistan, dal momento che ne ha ricevuto innanzitutto sostegno politico e una quantita’ ingente di soldi e cooperazione militare. E non era scontato che gli USA potessero essere un loro alleato, per due motivi: c’e’ un’ India democratica e filobritannica a due passi, e in secondo luogo il regime pakistano fa sembrare dei ragazzino giocondi i signori Gheddafi, Mubarak, Ben Ali’. Non si capisce benissimo per quale ragione si dovrebbe bombardare la Libia e non il PAkistan, tanto per dire, se la ragione e’ davvero quella dei “diritti umani”.
Cosi’, non dovrebbe stupire la notizia secondo la quale il nostro eroe si trovava a poca distanza dalla capitale pakistana e a pochi metri da una base militare locale. Se un tizio riesce a costruire un complesso blindato con tanto di filo spinato, garritte di guardia, bunker e vie d’accesso sorvegliate nei pressi di una base militare in un paese come il Pakistan , beh, tanti nemici nel governo non ne avete. E sarebbe ora di smetterla con questa minchiata delle “aree tribali”, perche’ in nessun paese tirannico al mondo un dittatore rischia di farsi ammazzare da una tribu’ che non controlla.
Cosi’, il punto e’ che con questo colpo il governo pakistano si trova di fronte ad un bivio: gli USA non hanno piu’ bisogno di lui, visto che il Mullah Omar era solo una patetica macchietta psicolabile in sella ad una vespa per le montagne. Adesso la prossima mossa spetta ai pakistani.
Come e’ stata gestita dagli USA questa cosa? Malissimo. E’ stata gestita malissimo perche’ si poteva fare molto di meglio.
Innanzitutto, i barbuti preti islamici continuano a scartavetrare la minchia dicendo che i morti per la guerra santa vanno in paradiso. Gia’. I martiri.
Ma noi non siamo un branco di miserabili straccioni del deserto, e 2000 anni di chiesa cattolica ci hanno insegnato una cosa: senza la carcassa, non si fa il martire. Se non c’e’ il corpo non c’e’ il morto, e se non c’e’ il morto non c’e’ il martire.
Cosi’, non e’ detto che sia stato conveniente dire in giro che Osama e’ morto: bastava sapere di averlo ammazzato, e via. Nessun morto, nessun martire. BAstava non dare la notizia: e prima o poi qualcuno si sarebbe chiesto che fine avesse fatto. E via, il paradiso Osama se lo sogna: niente morto, niente martire.
Certo, magari c’era bisogno di dare la notizia, e qui in effetti la campagna elettorale ci sta tutta. Ma allora si poteva fare meglio: bastava dare la notizia che Osama, alla vista degli americani, circondato e sconfitto,  si era puntato una pistola in testa e suicidato. Per gli USA rimaneva una vittoria, e Osama non finiva piu’ in paradiso.
In questo caso, per via della religione islamica, Osama sarebbe finito dritto all’inferno, e puf! Niente piu’ settantadue vergini. E’ risaputo, sin dai tempi di Berija, che quando si uccide un prete o un religioso, per evitarne la santificazione, ci sono due strade: farlo impazzire pubblicamente o inscenarne il suicidio. Siccome ne’ pazzi ne’ suicidi diventano santi, la cosa finisce li’.
Gli americani, quindi, si mostrano sempre inesperti nell’eliminazione di minaccie di tipo religioso: il religioso non si uccide, si fa suicidare.”Suicidio” deve essere la versione ufficiale di tutte le morti , quando si combatte contro un ente religioso che promette il paradiso. Lo schema e’ semplice: i loro preti gli promettono il paradiso -> noi gli togliamo il paradiso(1). Semplice ed efficace.
Ma gli USA sono ben lontani dalla cultura politica  europea e (2) quindi non sanno come affrontare un avversario religioso senza farne inevitabilmente un martire.
Questo obiettivo indebolisce il fronte dei fanatici? Diciamo che smitizza il presupposto della loro esistenza: io sono il grande vecchio della montagna e io colpisco te col mio pugnale mentre tu non puoi colpirmi nel mio rifugio. Stabilito che puoi essere colpito nel tuo rifugio, il discorso tende a perdere molto del suo fascino. Ma non va oltre.
Personalmente credo che non fosse affatto scontato che Obama volesse dare il comunicato, e non credo nemmeno che c’entri un minimo la campagna elettorale. Il vero problema e’ sintetizzato da due domande che i comandi americani (e specialmente i consiglieri del presidente) si pongono da tempo:
  • Come dovrebbe reagire Obama ad un attacco terroristico  in territorio USA rivendicato da Osama Bin Laden?
  • Perche’ gli attacchi aerei stanno perdendo forza militare a questo ritmo impressionante, al punto che ne rimane solo uno strumento politico e poco piu’?
La prima domanda e’ la piu’ inquietante. Obama e’ visto dalla destra americana come quello che si e’ aperto sin troppo agli arabi, quello che si e’ inchinato al re saudita, quello che e’ islamico o filoislamico di natura, e quindi come quello che per sua costituzione (persino genetica) e’ ipso facto di polso debole contro Al Qaeda.
E’ abbastanza chiaro che, se gli USA fossero stati attaccati nuovamente da Al Qaeda prima di questa operazione, l’amministrazione americana avrebbe dovuto far sembrare la Cecenia un luna park. Obama sarebbe stato immediatamente accusato di non essere tutto “prospero e coglioni” come Bush e i repubblicani, di aver abbassato la guardia verso i suoi “amici” islamici, e non so che altro. Specialmente in campagna elettorale, se fosse stato attaccato avrebbe dovuto reagire in maniera terribilmente brutale. E visti i tagli di budget  e le promesse di ritirare soldati, l’unico modo di mostrare i muscoli davvero era circa questo:
nuclear-explosion1
Niente di apocalittico, per carita’. Si sceglie una citta’ e si individua una zona di periferia principalmente artigianale. Un giorno si fanno saltare le fonti energetiche e idriche, e la popolazione se ne va. Di notte la zona artigianale e’ praticamente deserta. A quel punto si sgancia sulla zona una testata piccola, 5-6 Kt, avendo cura di farla esplodere in superficie. Ovviamente nei dintorni ci saranno giornalisti e “videoamatori” che saranno capaci di filmare il fungo atomico. Poi si da’ fiato alle trombe dicendo “we nuke’em all!”: visti gli ordigni di oggi la radioattivita’ si perderebbe nel conteggio della centrale giapponese , niente di apocalittico.(3) E non si farebbero nemmeno troppi morti, ma durante la notte una piccola nucleare in superficie fa la sua scenata fungosa.
In ogni caso nucleare o no, c’e’ da chiedersi quale reazione sarebbe stata da considerarsi “adeguata” per l’opinione pubblica se Obama avesse dovuto dimostrare “prospero e coglioni”  abbastanza da dover recuperare tutti i sospetti lanciati su di lui. Con ogni probabilita’ la necessita’ di agire brutalmente avrebbe poi causato un maggiore isolamento degli USA nel mondo.
Cosi’, se c’e’ il pollo nel sacco, meglio prenderlo.  Se adesso Al Qaeda dovesse colpire gli USA, Obama potra’ dire che e’ un altro colpo dopo che ha ammazzato Osama e alleggerire la necessita’ di una vendetta spropositata. Scambio di colpi.
Ovviamente, la domanda che sorge spontanea e’ “ gli USA temono che stia per arrivare su di loro un grande attentato di Al Qaeda“? Perche’ il problema della “reazione di Al Qaeda” e’ che non si reagisce ad una cosa avvenuta due giorni fa con un piano che e’ in essere da un anno, magari, perche’ richiede un anno per essere preparato. Vedremo.
Il secondo punto che inizia ad atterrire gli USA e’ che la loro strategia del bombardamento aereo e’ sempre meno efficace.
Se le prime volte (con desert storm) dall’aria fu possibile eliminare quasi completamente la consistenza militare di Saddam Hussein, l’efficacia di questa strategia era gia’ meno efficace contro Milosevitch, il quale si arrese solo quando fu chiaro che l’alleanza contro di lui non si sarebbe spezzata E i russi rifiutarono di dargli asilo.
Ma quando finirono i bombardamenti, gli americani notarono con raccapriccio una cosa che li terrifico’: se il governo era praticamente inoperativo e le infrastrutture civili erano a pezzi, ovvero lo stato era in ginocchio,  l’esercito serbo era praticamente INTATTO e completamente operativo.
Lo stesso dicasi per le operazioni afgane e la seconda campagna irachena: in IRAQ si ripete’ la storia del bombardamento di Desert Storm, nella versione rafforzata “Shock and Awe”, ma le unita’ di terra riferirono che se il governo di Saddam era collassato, quel poco di esercito iracheno ancora sopravvissuto e fedele era ancora tutto li’. Occorsero anni di intervento di terra per smilitarizzare i guerriglieri e occorsero due delle migliori divisioni corazzate americane sul territorio, cosa che non costo’ poco. Per un paese del terzo mondo con un esercito fantoccio, assai deludente.
Lo stesso in Afghanistan: se il governo collasso’ subito sotto i bombardamenti,  ma l’esercito che esisteva prima dei bombardamenti, essenzialmente, rimase quasi del tutto operativo. Un esercito essenzialmente ottocentesco, in pratica , ha resistito fin troppo bene all’urto.
In definitiva, cioe’, se vent’anni fa la strategia dei bombardamenti eliminava SIA l’esercito che l’organizzazione dello stato, gli americani stanno misurando da anni un fenomeno che risulta loro terrificante: sempre di piu’ le forze armate nemiche riescono a resistere al bombardamento quasi illese. Il governo nemico collassa, e’ vero, e con lui le strutture civili dello stato, ma le forze armate nemiche da qualche tempo sopravvivono.
La supremazia aerea, cioe’, e’ ormai ridotta ad uno strumento politico che distrugge i governi, ma non e’ piu’ uno strumento militare affidabile.
Voi direte: ma che cosa importa? Dopotutto, se il governo si piega, i militari si devono arrendere. Se io distruggo il governo, e il governo si arrende, i militari seguiranno. Vero, tranne un solo caso: quello in cui il governo stesso SIA militare, cosa per la quale il governo sopravvive insieme alle forze armate, perche’ il governo E’ ” le forze armate”.
Il caso eclatante e’ quello di Gheddafi. Gheddafi e’ un capo militare che di politico ha sempre fatto poco, delegando tutta la gestione dell’ordinaria amministrazione ad un concilio delle tribu’. Il suo governo, sul piano infrastrutturale, e’ praticamente inesistente. Si tratta di una struttura militare che sorveglia la fedelta’ di un sistema tribale.
Ma il problema e’ quanto robusto e’ questo sistema. E’ vero che Gheddafi ha subito ingenti perdite, ma e’ ancora li’. E lo sono le sue milizie, che continuano a combattere senza perdere capacita’ operativa. Stiamo parlando di un paese del terzo mondo, le cui strutture militari sono state prive di manutenzione per un decennio, e un esercito che definire raccogliticcio e’ poco.
E’ ovvio (quasi) che Gheddafi prima o poi soccombera’, ma il punto e’ che se occorrono (per dire) 7 mesi per annientare un dittatore come Gheddafi con una popolazione di 6 milioni di anime , SE CI TROVIAMO CONTRO UNA SIRIA, CHE CAVOLO FACCIAMO?
Quando inizio’ la fiera dei bombardamenti chirurgici, il potere aereo USA era in grado di annientare praticamente ogni nemico al mondo. Poi ci fu la cosa della Serbia, e si vide che le forze armate serbe furono a malappena sfiorate e rimasero praticamente operative. Poi ci fu il secondo IRAQ, e la difficolta’ di conquistare e tenere un paese di 16 milioni di abitanti praticamente senza esercito sono sotto gli occhi di tutti. Adesso succede che Gheddafi sopravvive da settimane , e le sue forze continuano ad operare. E no, il fatto che non conquistino le citta’ non significa che le forze di Gheddafi siano debilitate: significa che conquistare una citta’ e’ difficilissimo, e nemmeno prima erano in grado di farlo. 
Ora, mettetevi nei panni di uno stato maggiore americano: in pratica non c’e’ piu’ alcun paese del mondo che gli USA siano certi di poter affrontare senza una costosissima occupazione di terra. E tutti i paesi del mondo che li preoccupano hanno robustissime forze di terra.  La minaccia di bombardamento ormai e’ stata assorbita persino dai paesi del terzo mondo , e i militari hanno imparato a salvare la propria operativita’ sotto le bombe.
Questo e’ il motivo per il quale gli USA si sono ritirati quasi subito , di fatto, dai bombardamenti in Libia: i primi giorni  di bombardamento non hanno dato il 5% dei risultati che gli USA si aspettavano. E se consideriamo la proporzione delle forze (davvero la Libia ha consistenza militare?), quello che vediamo e’ abbastanza semplice: le aviazioni sono tornate ad essere quello che erano una volta: un potentissimo appoggio a robusti attacchi di terra. Non essendo capaci di annientare le forze armate nemiche, oggi le aviazioni si trovano nuovamente limitate al ruolo di appoggio.
Ma…. appoggio a cosa? Gli USA potrebbero davvero lanciare campagne di terra su vasta scala o su grandi fronti? Non si direbbe.
Cosi’, da un lato bisognava catturare Osama PRIMA che combinando qualcosa di nuovo in USA costringesse l’amministrazione americana a mezzi estremi, e in secondo occorreva farlo senza un altro bombardamento.
Rifletteteci: sapendo che Osama si trovava in quell’edificio, dopo le prime scaramucce perche’ non si e’ semplicemente lanciato un bel confettone sul bunker e vaffanculo? Perche’ lo scopo era di mostrare che gli USA non hanno solo i bombardamenti aerei, ma sanno anche agire sul territorio altrui, usando mezzi di terra, e con veemenza.
Adesso ci sara’ l’enigma del corpo di OSama , che gli USA non mostreranno o mostreranno con molta fatica,  perche’ con ogni probabilita’ Osama contava di farsi arrestare e processare negli USA , mentre gli americani lo hanno inginocchiato e gli hanno tirato una palla in testa (davvero pensiamo che un vecchio malato di quell’eta’ potesse combattere al punto che i seals dovessero sparargli? E alla testa, poi, durante un conflitto a fuoco?).
Cosi’, per evitare di dover macchiare la cosa con un’inchiesta militare, probabilmente il corpo non si trovera’ mai o sara’ mostrato “il giusto”, magari per via dell’ottemperanza ai dettami religiosi. (buffa questa cosa di rispettare l’islam gettando il cadavere ai totani, peraltro).  Cosi’ come e’ buffo che si sia incendiato il bunker anziche’ cercare ogni foglietto per dare piu’ informazione all’ intelligence. Qualcosa sa di esecuzione sommaria, insomma.
Il resto e’ , secondo me, molto accessorio.
Uriel
(1) In ultima analisi , per dirla come Leo Strauss, la promessa del paradiso nell’altila’ non e’ altro che una scrittura reticente che vuole sottintendere “se muori come si deve la comunita’ si prendera’ cura dei tuoi discendenti e della tua tribu’”. “Andare in paradiso per sempre” non e’ altro che “la tua famiglia sara’ onorata”.
(2) Esiste anche la versione cinese/vietnamita della cosa. Il tuo eroe non e’ morto, ma sta venendo rieducato. Nel timore di vederlo tornare “rieducato” e per paura di quello che potrebbe essere l’eroe “rieducato”, immediatamente il clero espelle l’eroe e lo getta nel dimenticatoio. Ma gli USA non hanno campi di rieducazione.
(3) Personalmente , la mia opinione e’ che si doveva fare subito dopo l’ 11 settembre.Si avrebbero avuti meno morti e si sarebbe bilanciato l’effetto mediatico del terrorismo.